venerdì 27 gennaio 2017

Mai più la notte

Mi fu commissionata (nel caso mi fosse venuta l'ispirazione) da don Virgilio Marone, sacerdote che fa parte del mio focolare, ossia della mia comunità sacerdotale di cui faccio parte da più di vent'anni. E' responsabile della pastorale scolastica della Diocesi di Nola e ogni anno per le scuole del territorio diocesano, crea degli eventi che coronano percorsi avviati all'inizio dell'anno: "Il festival dei diritti dei ragazzi" e "la giornata della Shoà". Due percorsi formativi attorno a cui lavorano Dirigenti scolastici, insegnanti, professionisti dei media, ma soprattutto i ragazzi delle scuole coinvolte. Per questo secondo evento del il 2008 composi "Mai più la notte".
Partii da due cose: il grido di Giovanni Paolo II contro le guerre, che mi era rimasto impresso e un concetto sempre di Giovanni Paolo II: la notte spirituale dell'umanità intera, che sembra non finire mai. Infatti, ci siamo ancora immersi dentro.
Propongo "Mai più la notte" per questa puntata perché da poco si è svolta la giornata della memoria, o della Shoà, ma voglio far memoria di tutti gli olocausti che ancora sono in atto...

Ascoltiamo la canzone:



Il testo della canzone:

 Prima strofa

Ma quante notti, l’umanità,
ha passato e passerà?
Quante notti, quante guerre,
in nome di presunte civiltà.


Giovanni Paolo II ai giovani cattolici croati 2 giugno 1996 festa della SS: Trinità. Credo che sia un messaggio per tutti i giovani del mondo che non passerà mai di moda. Questi giovani venivano fuori dalla guerra fratricida dei Balcani che scoppiò nel 1990 ed era finita da poco: un altro olocausto...come se ne sono ripetuti ancora, perché l'umanità nin impara mai dai propri errori...

Carissimi giovani cattolici croati!
1. "Grazia e pace a voi da Dio, nostro Padre, e dal Signore nostro Gesù Cristo!" ( Rm 1, 7 ). Questo è il saluto che porgo a ciascuno di voi, presenti all’Incontro della Gioventù cattolica croata, e che volentieri estendo ai vostri connazionali in Patria e all’estero, in particolare a quanti, pur desiderandolo, non hanno avuto la possibilità di prendere parte a codesto raduno fraterno e festoso.
(...) Si tratta di un incontro molto importante per voi, poiché segna una tappa significativa nel cammino verso il Grande Giubileo dell’Anno 2000, come del resto è indicato dal motto del vostro incontro: "Con Cristo verso il terzo millennio". Cristo "sa quello che c’è in ogni uomo" ( Gv 2, 25), in modo particolare sa quello che c’è nel cuore dei giovani; perciò Egli è in grado di rispondere appieno alle loro attese più profonde.

2. "Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna" (Gv 6, 68). Ecco la risposta data da Pietro, risposta che la Chiesa rinnova con lui lungo i secoli. Questa stessa professione di fede segna la bimillenaria storia del Cristianesimo nella vostra terra. Anche i luoghi in cui siete radunati, Spalato e Salona, conservano questa memoria spirituale, segnata da una secolare presenza della Beata Vergine, eloquentemente testimoniata dall’antico santuario della Madonna dell’Isola.
Cari giovani, la risposta di Pietro e di tutta la Chiesa "deve diventare sempre più consapevole in ciascuno di voi, fino a rendervi di essa araldi con i vostri coetanei che, pur lontani dalla fede, cercano la vita e quindi cercano Dio, forse senza saperlo. Proprio perché è risposta di vita, non possiamo accontentarci di pronunciarla da soli: dobbiamo cercare di farne partecipi anche gli altri, pronti sempre a rendere ragione della speranza che è in noi (cf. 1 Pt 3, 15)" ( Discorso ai giovani di Roma, 28 marzo 1996).

Seconda strofa 

 E non si ricordano più, olocausti indicibili,
silenti accordi diabolici,
in nome di presunte verità,
sulla storia degli uomini.


3. Il futuro del mondo e della Chiesa vi appartiene. Cristo attende i giovani, come attendeva il giovane che gli pose la domanda: "Che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?" (Mt 19, 16). La risposta del Signore: "Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti" (Mt 19, 17) interpella ognuno di voi. Accogliendo i suoi comandamenti e seguendo fedelmente Gesù Cristo, sperimenterete la gioia che è propria di chi si lascia afferrare dall’amore divino e ne diviene ardente e generoso testimone.
Sappiate adoperare bene il tempo della vostra giovinezza, tempo di singolare ricchezza dell’uomo, tempo di importante "crescita" umana e spirituale. Abbiate il coraggio di dire "No!" ai finti ideali ed ai falsi maestri. "No!" all’edonismo, al materialismo, al consumismo, all’uso degli stupefacenti, alla brama del denaro e del potere. "Sì!", invece, alla vita, alla famiglia, al lavoro onesto per tutti e giustamente remunerato, al servizio disinteressato, al sacrificio inteso a promuovere il bene comune. Dite "Sì" a Cristo che è la Via, la Verità e la Vita (cf. Gv 14, 6). Cristo non delude mai. Egli è il compagno e l’amico vero dei giovani. Aiutati e guidati dai vostri Vescovi e dagli altri Pastori della Chiesa, sappiate fare del Vangelo il criterio fondamentale della vostra esistenza, e sarete in grado di realizzare così i vostri progetti giovanili: costruirete un futuro degno dell’uomo. Pur esigente, questa è l’unica strada che conduce alla vera felicità, a cui ogni essere umano anela dal profondo del cuore.

Ritornello 

No, non si può tacere
tutto il male che c’è,
per ogni vita che si spegne
ingiustamente.
Ma no, non si può tacere.
Ogni olocausto è una vergogna,
dell’uomo che s’inganna,
che non vuol credere,
che la vita non è tutta in un’idea,
anche se pensata, anche se creduta…


4. Davanti a voi sta la grande sfida della ricostruzione materiale e spirituale dei vostri Paesi. Si tratta di un processo che richiede speciali energie e una fiducia incrollabile. Impresa veramente audace, ma con Cristo, tutto sarà possibile.
Cristo vi chiama ad essere i nuovi evangelizzatori, gli apostoli del terzo millennio in una società finalmente libera, dopo la notte oscura delle ideologie che hanno invano tentato di edificare un mondo senza Dio, ed hanno finito per costruire una prigione per l’uomo. Siate testimoni della Verità di Cristo che libera e che dona a tutti la speranza; proclamate la Verità evangelica che svela il senso pieno dell’esistenza umana. Con le rovine spirituali del passato, occorre rimuovere anche le macerie materiali, causate dall’immane tragedia della guerra che per lunghi mesi ha sconvolto le vostre regioni e ha impedito, tra l’altro, per cinque anni la realizzazione di questo vostro incontro, reso oggi finalmente possibile dalla tenacia dei vostri Vescovi. Occorre rimuovere le macerie, per far rifiorire la vita sul suolo bagnato dal sangue di tanti innocenti.

Terza strofa
Ma in quante notti, l’umanità,
ha dovuto morire, povera,
perché l’ingiustizia impera,
con l’arroganza dei potenti.

5. (...) Carissimi giovani cattolici croati: la fede vi spinge a restituire alla vostra Patria il suo vero volto umano e cristiano. Tocca a voi costruire la pace ed impegnarvi alacremente, affinché in quella parte dell’Europa in cui vivete torni a regnare un clima di operosa concordia sulla base dei valori su cui si fonda la convivenza internazionale. Dio, Padre dei popoli, di tutti i popoli, vi invita al perdono e alla riconciliazione, per riprendere il cammino della costruzione di una nuova civiltà, la civiltà dell’amore. A Zagabria, durante la mia indimenticabile visita pastorale nel settembre del 1994 ebbi modo di lanciarvi un appello, che ripeto oggi: "Voi giovani siete chiamati ad essere in prima linea nella ricostruzione della pace. Ma per questo non c’è che una strada: mettersi in ascolto di Cristo, lasciandosi permeare dalla forza della sua grazia" ( Angelus all’Ippodromo di Zagabria, 11 settembre 1994). Occorre l’audacia del perdono: chiedere ed offrire il perdono, per liberare il cuore da sentimenti di odio e di vendetta. 

Quarta strofa
Ma quante aurore, l’umanità,
può riaccendere ancora,
perché la speranza affiora,
quando si crede solo nell’amore.

6. Cari giovani, alle soglie del terzo millennio la Chiesa ha particolarmente bisogno della vostra testimonianza, della vostra fede e della vostra speranza. Questo è tempo provvidenziale di grazia per voi, giovani generazioni croate; questo è il giorno che il Signore ha fatto per voi (cf. Sal 117[118], 24): è il tempo di porre il Vangelo al centro non solo della vostra vita, ma delle vostre società, perché vi diffonda la sua luce per il presente e per il futuro dei vostri Paesi.
Prego il Signore perché questo vostro incontro, come seme fecondo, dia vita ad un albero rigoglioso (cf. Mc 4,31). Ripeto a voi oggi il messaggio del Concilio: "Siete voi che raccoglierete la fiaccola dalle mani dei vostri padri e vivrete nel mondo nel momento delle più gigantesche trasformazioni della storia... La Chiesa vi guarda con fiducia e con amore" ( Messaggi all’umanità: AAS 58 [1966] 17-18). Cari giovani, tornando alle vostre case, portate nel cuore la risposta di Pietro che avete deciso di fare vostra: "Signore, tu solo hai parole di vita eterna!". Recatela alle vostre famiglie, ai vostri coetanei, nelle scuole, nelle contrade nelle città e nei paesi. Anche dalla vostra testimonianza dipende il futuro della Chiesa che vive in quelle care regioni. In questo cammino di fede vi guidi Maria, Madre del Redentore, Madre della speranza. Alla celeste Madre di Dio, tanto venerata nei numerosi santuari grandi e piccoli delle vostre terre, affido voi, giovani della Croazia e della Bosnia ed Erzegovina. Ella guidi i vostri passi incontro a Cristo, "la luce vera, quella che illumina ogni uomo" (Gv 1, 9), affinché con Lui possiate entrare nel terzo millennio del Cristianesimo. E mentre invoco l’abbondanza della grazia, dell’amore e della pace di Dio su ciascuno di voi e sulle vostre famiglie, vi imparto di cuore la Benedizione Apostolica.  (Dal Vaticano, Domenica 2 giugno 1996, solennità della Santissima Trinità).


Ritornello 



No, non si può tacere
tutto il male che c’è,
per ogni vita che si spegne
ingiustamente.
Ma no, non si può tacere.
Ogni olocausto è una vergogna,
dell’uomo che s’inganna,
che non vuol credere,
che la vita non è tutta in un’idea,
anche se pensata, anche se creduta…


Mai più la guerra...

Anche Papa Francesco come Giovanni Paolo II: “Mai più la guerra”. Durissimo appello di Bergoglio all’Angelus per la pace in Siria (1 settembre 2013). Il Papa ha fatto sue le parole che il predecessore polacco, esattamente dieci anni fa, pronunciò alla vigilia della seconda guerra in Iraq. “C’è un giudizio di Dio – ha gridato con forza Francesco – e anche un giudizio della storia sulle nostre azioni a cui non si può sfuggire”. Per questo motivo il Papa indisse per il 7 settembre 2013, vigilia della natività della Madonna, una giornata di digiuno e di preghiera per la pace in Siria, in Medio Oriente e nel mondo intero perché “l’umanità – ha spiegato Francesco – ha bisogno di vedere gesti di pace e di sentire parole di pace“. Dalle 19 alle 24, ha annunciato il Papa, “ci riuniremo in preghiera in piazza San Pietro in spirito di penitenza per implorare il dono della pace. Chiedo alle Chiese particolari sparse nel mondo di fare lo stesso”...


Da allora la guerra in Siria ancora non si è conclusa... la nostra pregniera certo non è stata vana ma probabilemnte è stata troppo debole...


 

mercoledì 25 gennaio 2017

Dialogo d'amore

Dalla mia web tv http://livestre.am/5s9i0 "Dialogo d'amore" trasmissione andata in onda su Radio fra le note martedì 24 gennaio 2017.

Anche questa canzone è diventata inno per un Congresso del Movimento Parrocchiale (branca del Movimento dei Focolari o anche detto Opera di Maria) non ricordo però di quale anno... L'arrangiamento dance di Franco Cleopatra, lo ha impreziosito e con esso la canzone è confluita nella raccolta CD: "Jesus on line" pubblicata col Messaggero di Sant'Antonio di Padova el 2002. Il CD più "scanzonato" direi, pensato per l'animazione dei ragazzi, e il più venduto tra i miei, perché le canzoni si prestavano per l'animazione dei ragazzi con messaggi tutt'altro che scanzonati. Anche a 15 aani di distanza ancora c'è qualcuno che usa queste canzoni per l'animazione dei gruppi parrocchiali...
La prima volta che presentai ad un pubblico le canzoni di questo CD, fu al raduno dei giovani di Schio (VI), che Radio Kolbe organizza ogni anno. Il Cd allora non era ancora uscito si era nell'agosto del 2001. In quell'occasione mi inventai dei movimenti che i ragazzi avrebbero potuto imitare mentre cantavo, e l'idea piacque molto, tanto che Radio Kolbe, fece numerose videocassette del concerto e le vendette nei giorni successivi al meeting.
Il contenuto della canzone si evince subito dal titolo: Dialogo d'amore (siate uno). Nella cazone c'è la frase latina Ut unum sint il latino, si prestava molto al ritmo e alla musica e così ve la lasciai. Il testo dice come ottenerere l'unità, esprimendo con concetti semplici, la possibilità dei rapporti trinitari qui tra noi in un dialogo d'amore. Concetti che i teologi per spiegarceli nei corsi universitari, finiscono per non farci capire niente, ma che qui nella canzone e con l'aiuto della Spiritualità dell'Unità di Chiara Lubich, diventano concetti di una semplicità disarmante. Sarà che come ho sempre pensato, Dio è Amore, ed è semplice, spesso siamo noi a complicarci la vita e il pensiero...
Ascoltiamola.

 Cerchiamo di entrare nel testo...

Intro:
Ut unum sint, ut unum, ut unum sint, ut unum …

Nel rif iniziale note e messaggio all'unisono. La frase latina riprende Gv 17, 21 (che tutti siano uno). Si trova nel capitolo 17 ossia il cosiddetto "Testamento di Gesù". A Gesù dunque stava a cuore l'unità dei suoi discepoli: "Un solo cuore, una sola chiesa", ma la storia ha dimostrato che sotto i colpi del "divisore" per eccelleza, ossia il diaballein il diavolo, colui che divide, i cristiani si sono divisi e ancora si dividono nonostante sia cresciuta la consapevolezza: "Siate uno affinchè il mondo creda". Come può credere il mondo se i cristiani sono divisi?

Le prime due strofe il ritornello

Vuoto di me accolgo te e dentro l’anima ritrovo me e te.
Nuovo battito di vita, che fa nascere Unità.

Vuoto così assomiglio a te. Sul nostro nulla vive Dio in me, in te.
Nuovo soffio dell’amore, che ci fonde in Unità. Già siamo uno, uno.

 
Sì, siamo uno, in un dialogo d’amore.
Sì, siamo uno, e mai più saremo soli,
scopriremo un altro cielo nel fratello accanto a noi.

Già, siamo uno, uno.
Sì, siamo uno, in un dialogo d’amore.
Sì siamo, uno, per volare in alta quota
E scoprire mondi nuovi nei fratelli accanto a noi.
Già, siamo uno, uno. Sì, siamo uno. Sì, siamo uno.

Ut unum sint, ut unum…


Chiara Lubich ci fa capire in cosa consiste il dialogo d'Amore e l'amore reciproco...


Terza strofa e ritornello

Non più io o tu ma “noi”: uomini nuovi con Dio fra noi, in noi.
Mille voci un solo coro, nell’armonia dell’Unità.
Già siamo uno, uno.
Sì, siamo uno, in un dialogo d’amore.
Sì, siamo uno, e mai più saremo soli,
scopriremo un altro cielo nel fratello accanto a noi.

Già, siamo uno, uno.
Sì, siamo uno, in un dialogo d’amore.
Sì siamo, uno, per volare in alta quota
E scoprire mondi nuovi nei fratelli accanto a noi.
Già, siamo uno, uno. Sì, siamo uno. Sì, siamo uno.

Ut unum sint, ut unum…


Ancora Chiara ci erudisce riguardo all'amore reciproco, che se vissuto bene ci fa vivere qui ed ora come nella Trinità.


sabato 14 gennaio 2017

Uno per essere chiesa

Una canzone il cui testo fu approvato da Chiara Lubich e la canzone diventò l'inno del Congresso parrocchiale del 1996. Ebbe un primo arrangiamento del maestro Peppe Sasso con cui entrò nell'album "Fatti per essere". Nel 2002 col l'arrangiamento da discoteca entrò nel CD "Jesus on line". In questa versione è stata strausata per mille occasioni soprattutto per parlare di Chiesa e Unità. A Gennaio di ogni anno dal 18 al 25 c'è la settimana di preghiera per l'Unità delle Chiese. Questa canzone cade proprio bene per trattare il tema dell'Unità.
Quando la scrissi pensavo la tema del congresso del Movimento parrocchiale e da qui anche il titolo: Uno per essere Chiesa. 
Nell'ambito del Movimento dei Focolari, l'Unità non è semplicemente una parola, ma uno stile di vita. Chiara Lubich, la fondatrice del Movimento dei Focolari, ora defunta, ha ricevuto da Gesù il Carisma dell'Unità o anche Spiritualità dell'Unità o Spiritualità del Movimento dei Focolari. Una spiritualità dunque, un dono che Dio ha fatto a Chiara, ma attraverso di lei, a tutta l'umanità. Fin dagli albori Chiara ha prima messo in pratica e poi scritto quanto lo Spirito andava scrivendo attraverso di lei. Si potrebbe dire che solo ora la Spiritualità sta venendo fuori, in quanto i membri del Movimento, non avendo più la fondatrice a orientare il cammino, sono spronati a vivere il Carisma per carpirne le grazie insite. Esso si fonda su dodici punti: 1. Credere che «Dio è Amore» (1 Gv 4,8); 2. Fare la volontà di Dio (cfr. Mt 7,21); 3. Amare il fratello (cfr. Mt 19, 19); 4. La pratica del Comandamento Nuovo (cfr. Gv 15,12-13); 5. L’impegno a tenere viva la presenza di Gesù fra due o più (cfr. Mt 18,20); 6. Gesù Crocefisso, chiave dell’Unità; 7. Vivere e annunciare la Parola di vita (cfr. Gv 15,3); 8. L’Eucarestia: «Fate questo in memoria di me» (Lc 22, 19); 9. Rivivere Maria; 10. L’obbedienza alla gerarchia; 11. Costruire la Chiesa : «Voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, ... avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù... » (Ef 2, 19-22); 12. Corrispondere alle ispirazioni dello Spirito Santo (cfr. Gv 14, 26). A questi punti vanno aggiunti sette aspetti della Vita che necessitano d’essere trinitarizzati. 1. L’economia; 2. L’evangelizzazione; 3. La spiritualità: l’unione con Dio e la vita di preghiera; 4. La salute: la vita fisica e la natura; 5. La casa: l’armonia personale e l’ambiente in cui si vive; 6. Lo studio: l’aggiornamento; 7. Unità e mezzi di Comunicazione. Si evidenziano poi cinque strumenti per verificare la vita concreta: a) il colloquio personale col proprio responsabile; b) la comunicazione della propria vita spirituale ai fratelli della propria comunità; c) la comunicazione delle esperienze fatte vivendo la Parola di Dio; d) la correzione fraterna o anche “ora della verità”; e) il patto di misericordia - patto di Unità. Per un approfondimento sulla spiritualità dei Focolari rimandiamo al website del Movimento: www.focolare.org.

Ascoltiamo la canzone

 Questa versione è del 2002 confluita nel CD "Jesus on line" ed. Messaggero con l'arrangiamento di Franco Cleopatra. Il video è stato realizzato da un ragazzo di qualche oratorio che nemmeno conosco personalmente, ha tagliato i ritornelli nelle diverse lingue e ci ha piazzato solo quello italiano... evvabè...

Approfondamo il testo.

Prima strofa e primo ritornello

Uno fra di noi ed è già festa, 
gioia piena colla Vita in mezzo a noi.
Uno con te che mi sei accanto adesso. 
Sono vuoto sono fuori,
non sono più lo stesso... sono...

Uno per essere cielo, per essere mare,
per essere dare, per essere...
Uno per essere luce, per essere sale,
per essere vita, per essere...

 Così si legge nel pdf preparato per la settimana di preghiera dell'Unità delle Chiese 2017: 
“L’amore di Cristo ci spinge verso la riconciliazione”: è il motto biblico - ispirato al capitolo 5 della Seconda Lettera ai Corinzi – che ci viene proposto per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani del 2017. Una scelta quanto mai felice, visto che quest’anno ricorre il quinto Centenario della Riforma protestante, avviata da Martin Lutero con l’affissione delle 95 tesi sulle indulgenze, avvenuta il 31 ottobre 1517 a Wittenberg, in Germania. E non è un caso che il materiale per la preghiera sia stato preparato quest’anno proprio dalle Chiese cristiane tedesche, attraverso la Comunità di lavoro delle Chiese cristiane in Germania (Arbeitsgemeinschaft Christlicher Kirchen, ACK), l’organismo ecumenico in cui sono rappresentate tutte le tradizioni cristiane.
Nell’Introduzione teologico – pastorale al tema di quest’anno, stilata dal Gruppo locale tedesco insieme alla Commissione internazionale, si sottolinea che al comitato preparatorio è apparso subito chiaro che i materiali per la Settimana avrebbero dovuto avere due accenti: da un
lato, la “celebrazione dell’amore e della grazia di Dio”, in particolare mettendo in rilievo quella “giustificazione per sola grazia” che è stata ed è al centro della teologia delle Chiese della Riforma.
Dall’altro, un accento “penitenziale”, nel riconoscimento delle profonde divisioni di cui ha sofferto la Chiesa in seguito all’evento del 1517, offrendo al tempo stesso l’opportunità di fare ulteriori passi verso la riconciliazione...
 
 Seconda strofa e secondo ritornello

Uno fra di noi ed è già forte 
la Presenza della Vita in mezzo a noi.
Uno anche tu con me che ti sono accanto adesso, 
anche tu non sei più lo stesso, 
come due metalli fusi siamo...

Uno para ser el cielo, para ser el mar,
para poder dar, para ser unidos...
Uno para ser la luz, para ser la sal,
para ser la vida, para ser amor.

L’apostolo Paolo nella Lettera ai Romani scrive: “Per mezzo di Cristo abbiamo anche avuto accesso, mediante la fede, a questa grazia nella quale rimaniamo e ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio” (Rm 5, 2) e san Giovanni Crisostomo commenta: “Nota come Paolo precisa sempre tutti e due gli aspetti, ciò che viene da Cristo e ciò che viene da noi. Solo che da Cristo ci vengono molte e svariate cose: è morto per noi, ci ha riconciliati, ci ha dato accesso e ci ha comunicato un’ineffabile grazia; per parte nostra invece ci mettiamo solo la fede.” (Omelie sulla Lettera ai Romani - 9,2-3).
Il fatto che i cristiani possano ricordare insieme, oggi, un evento del passato che ha diviso i cristiani in occidente con un senso di speranza e ponendo l’accento su Gesù Cristo e la sua opera di riconciliazione è un “notevole risultato”, come sottolinea l’Introduzione teologico – pastorale, raggiunto grazie a cinquant’anni di dialogo ecumenico. Anche le chiese tedesche, dopo un dibattito ampio – e “talvolta difficile” – hanno abbracciato questa prospettiva, quella di una commemorazione ecumenica che sia una celebrazione di Cristo (Christusfest), come evidenzia il tema della Settimana.
È importante sottolineare che, così come nell’espressione “l’amore di Cristo” si tratta non del nostro amore per Cristo, ma dell’amore che Cristo ha avuto e ha per noi, che si è manifestato nella sua morte per tutti, la riconciliazione verso cui siamo spinti è in primo luogo quella che Dio ci offre in Cristo: “Dio ha riconciliato il mondo con sé per mezzo di Cristo” (v. 19) e ha fatto di noi gli “ambasciatori” di questa riconciliazione, il cui incarico è quello di supplicare “da parte di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio”. La riconciliazione, insomma, prima di essere lo sforzo umano di credenti che cercano di superare le divisioni che esistono fra loro, è un dono di Dio. Proprio vent’anni fa (23-29 giugno 1997) si teneva a Graz, in Austria, la seconda Assemblea ecumenica europea sul tema “Riconciliazione, dono di Dio e sorgente di vita nuova”. Nel messaggio finale dell’Assemblea le chiese europee affermavano: “Vogliamo vivere il dono di Dio della riconciliazione … Se saremo guidati da questo dono nella vita quotidiana, quotidiana, nella vita delle nostre chiese e nella vita del nostro continente, potremo promuovere l’unità della chiesa e dell’umanità”.
Nella misura in cui ci lasciamo riconciliare con Dio in Cristo potremo dunque non solo compiere passi importanti di riconciliazione tra le chiese divise, ma diventare testimoni della riconciliazione in un mondo che, si legge ancora nell’Introduzione alla Settimana di preghiera, “ha bisogno di ministri di riconciliazione, che abbattano le barriere, costruiscano ponti, facciano la pace e aprano le porte a nuovi stili di vita nel nome di colui che ci ha riconciliati con Dio, Gesù Cristo”. Come esempi concreti di questo “ministero di riconciliazione”, le Chiese tedesche ricordano l’ospitalità offerta a tanti rifugiati provenienti dalla Siria, dall’Afghanistan, dall’Eritrea e da altri paesi; si può anche ricordare quanto operato da Papa Francesco e dal Patriarca ecumenico Bartolomeo per aiutare le persone che sono forzate a vivere nelle “periferie esistenziali” della società a causa di situazioni di ingiustizia e di violenza. Anche in Italia siamo grati al Signore per il progetto ecumenico dei “corridoi umanitari”, inaugurato nel 2016 grazie agli sforzi della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, della Comunità di Sant’Egidio e della Tavola valdese, e che entro la fine del 2017 porterà in Italia, in tutta sicurezza, mille richiedenti asilo individuati tra soggetti particolarmente vulnerabili. Che questa Settimana di preghiera sia l’occasione per pregare per questo e altri progetti ecumenici in cui sono coinvolti protestanti, cattolici e ortodossi, e per l’avanzamento della comune testimonianza dei cristiani alla riconciliazione che Dio ci ha donato in Cristo.

Terza strofa e terzo ritornello 

Uno fra di noi ed è già vero: si può vivere già qui come lassù.
Uno x uno x per uno fa sempre uno, come nell’eternità
tutti persi, tutti dentro, tutti nell’Anima... tutti

One to become the sky, to become the ocean,
to be giving a gift, to be, to be...
One to become the light, to become the salt,
to become the life, to become love.

L'Unità è la Vita della Trinità...

Quarta strofa e quarto ritornello

Uno fra di noi ed è già ora: 
la gente che cammina nei colori.
Intorno a Cristo vivo in mezzo a noi; 
popolo di Dio sempre in comunione
per essere davvero...tutti...

Un pour être le ciel, pour être la mer, 
pour être et donner, pour être...
Un pour être lumiere, 
pour être le sel  pour être la vie, 
pour être amour

Per concludere ...

Mollens (CH), 11 agosto 1987

Pensiero nel giorno di S.Chiara: “Scegliere Dio nella via dell’unità” 

"Allora volete una parola di conclusione, che è quella che diciamo sempre il giorno di santa Chiara.
A noi, quando eravamo giovani come voi, come la maggior parte di voi, ha fatto sempre una grande impressione una frase che santa Chiara ha detto a san Francesco quando san Francesco l'ha praticamente trascinata nella sua strada e san Francesco le ha detto: "Figliola, che cosa desideri?"
Qui c'era da aspettarsi di tutto cioè che lei dicesse: "Io voglio seguirti nella via della povertà, io voglio farmi suora, voglio rinchiudermi in un convento", ecc. Invece lei ha proprio imbroccato. "Figliola, che cosa desideri?" e lei ha detto: "Dio". Desiderava Dio perché sceglieva Dio perché Dio l'aveva scelta.
E' la stessa scelta che abbiamo fatto anche noi all'inizio del Movimento, abbiamo fatto una scelta unica: Dio! Sopra i bombardamenti e tutte le cose è emerso Dio, abbiamo creduto in Dio, abbiamo fatto di Dio l'ideale della nostra vita.
E vediamo come è sempre nuovo perché questa scelta di Dio ci fa posporre un po' tutte quelle ricchezze che noi magari andiamo accumulando anche senza accorgerci.
Magari siamo ricchi del focolare, siamo ricchi delle cose, siamo ricchi della testa, degli studi, siamo ricchi, non so, dei nostri parenti, siamo ricchi magari del nostro sacerdozio, siamo ricchi magari di qualcosa ancora di più. Ecco, tutto questo il nostro ideale che è Gesù abbandonato, che è niente, che s'è fatto niente, ce lo fa posporre per mettere Dio prima e il resto farlo tutto per volontà di Dio.
Questo ci ricorda ancora oggi santa Chiara. Lei l'ha fatto scegliendo la via della povertà; noi lo facciamo scegliendo la via dell'unità, avendo sempre Gesù in mezzo a noi, il Risorto e Gesù in noi attraverso l'amore a Gesù abbandonato."

(http://www.centrochiaralubich.org/it/documenti/audio/1595-scegliere-dio-nella-via-dell-unita.html)

sabato 7 gennaio 2017

Maria, poesia


L'ho scritta tra il '94 e il '95 e registrata nel 1996, e poi pubblicata nel mio lavoro "Fatti per essere" (maggio '96) con l'arrangiamento del maestro Peppe Sasso. In seguito ripresa riarrangiata da Niki Saggiomo solo con le chitarre e confluita nel CD "Vegliando Le stelle" (2011). C'è anche una terza versione che è entrata nel CD "Concerto a Maria" uscito nel 2019. Un iter particolare. A qualcuno non piaceva il titolo "Maria Poesia" e mi suggerì "Maria una scia" infatti sulla cassetta "Fatti per essere" (perché allora non c'erano ancora i CD), feci scrivere questo titolo, ma poi alla SIAE mandai il titolo mio "Maria, poesia". E' andata così, l'altro titolo proprio non mi piaceva...
Il testo e lo schema della canzone è costituito da tre parti uguali ed una quarta che potrebbe sembrare ritornello, ma non è, perchè difatti non ritorna... Si potrebbe chiamare una variazione al tema. La tonalità LA a me venne per caso, ma pensandoci bene è la nota con cui si accordano gli strumenti e Maria è davvero la NOTA di DIO su cui tutti si devono "accordarsi", umani e schiere angeliche.

L'intuizione centrale della canzone viene da uno scritto di Chiara Lubich: "LA voglio rivedere in te" che riporto in seguito...

Sono entrata in chiesa un giorno
e con il cuore pieno di confidenza gli chiesi :
« Perché volesti rimanere sulla terra,
su tutti i punti della terra,
nella dolcissima Eucaristia,
e non hai trovato,
Tu che sei Dio,
una forma per portarvi e lasciarvi anche Maria,
la Mamma di tutti noi che viaggiamo ? ».
Nel silenzio sembrava rispondesse :
Non l’ho portata perché la voglio rivedere in te.

Anche se non siete immacolati,
il mio amore vi verginizzerà
e tu, voi,
aprirete braccia e cuori di madri all’umanità,
che, come allora, ha sete del suo Dio
e della madre di Lui.
A voi ora
lenire i dolori, le piaghe,
asciugare le lacrime.
Canta le litanie
e cerca di rispecchiarti in quelle. (Chiara Lubich)

Adesso ascoltiamola...

( Fonte: http://www.centrochiaralubich.org/it/documenti/scritti/4-scritto-it/186-la-voglio-rivedere-in-te.html )


Versione 2011 di "Vegliando Le stelle" arrangiamento Niki Saggiomo

Versione nuova...
Commentiamo il testo della canzone.

Prima strofa

Maria, Poesia, entra in casa mia,
con la tua bella armonia.
Come ti creò, Maria?
Come creò
quel tuo silenzio orante,
che ci sta di fronte e mai distante!?
Proprio qui, posso riviverti
e averti sempre in casa mia.


L'Apostolo Giovanni, sotto la croce ebbe in consegna Maria e scrive: "Poi disse al discepolo: "Ecco tua Madre!". E da quell'ora il discepolo l'accolse con se" (Gv 19, 27). Ogni buon discepolo deve accogliere Maria in casa sua perché Ella è stata strumento per il quale la salvezza s'è affacciata in Paradiso prima e poi sulla terra...
Lo spiega bene l'angelo Azaria a Maria Valtorta, facendole capire la grandezza della Madre Di Dio.

Riporto lo scritto dell'8 dicembre del '43 dettato trascritto dalla mistica pari pari come le veniva dettato.

8 dicembre 1943 Immacolata Concezione e II Domenica di Avvento

«Meditiamo cantando le glorie di Maria Ss. La S. Messa di questa festività è tutta un inno alla potenza di Dio e alla gloria di Maria. Mettiamoci, per ben comprenderla questa liturgia di luce e fuoco, nei sentimenti della Regina e Maestra di ogni creatura che ami il Signore. Regina e Maestra! Degli uomini. Ma anche degli angeli . Vi sono misteri che voi non sapete, che non ci è concesso di svelare completamente. Ma sollevarne un velo è concesso perché qualche anima molto amata ne goda. Ed io lo sollevo per te. Un lembo di velo. Dall'ostacolo rimosso ti si concederà di affissare lo sguardo spirituale sull'infinita Luce che è il Cielo, e nella Luce meglio comprenderai . Guarda, ascolta e sii beata .
Quando il peccato di Lucifero sconvolse l'ordine del Paradiso e travolse nel disordine gli spiriti meno fedeli, un grande orrore ci percosse tutti, quasi che qualcosa si fosse lacerato, si fosse distrutto, e senza speranza di vederlo risorgere più. In realtà ciò era. Si era distrutta quella completa carità che prima era sola esistente lassù, ed era crollata in una voragine dalla quale uscivano fetori d'Inferno.
Si era distrutta l'assoluta carità degli angeli, ed era sorto l'Odio. Sbigottiti, come lo si può essere in Cielo , noi, i fedeli al Signore, piangemmo per il dolore di Dio e per il corruccio suo. Piangemmo sulla manomessa pace del Paradiso , sull'ordine violato, sulla fragilità degli spiriti. Non ci sentimmo più sicuri essere impeccabili, perché fatti di puro spirito. Lucifero e i suoi uguali ci avevano provato che anche l'angelo può peccare e divenire demonio. Sentimmo che la superbia poteva - era latente - e poteva svilupparsi in noi. Tememmo che nessuno fuorché Dio, potesse resistere ad essa se Lucifero aveva ad essi ceduto. Tremammo per queste forze oscure che non pensavamo potessero invaderci, che potrei dire: ignoravamo che esistessero, e che brutalmente ci si disvelavano. Abbattuti, ci chiedevamo, con palpiti di luce: "Ma dunque l'esser così puri non serve? Chi mai allora darà a Dio l'amore che Egli esige e merita, se anche, noi siamo soggetti a peccare ?".
Ecco allora che, alzando il nostro contemplare dall'abisso e dalla desolazione alla Divinità, e fissando il suo Splendore, con un timore sino allora ignorato, contemplammo la seconda Rivelazione del Pensiero Eterno. E se per la conoscenza della prima venne il Disordine creato dai superbi che non vollero adorare la Parola Divina, per la conoscenza della seconda* tornò in noi la pace che si era turbata. Vedemmo Maria nel Pensiero eterno. Vederla e possedere quella sapienza che è conforto, sicurezza, e pace, fu una sola cosa. Salutammo la futura nostra Regina con il canto della nostra Luce, e la contemplammo nelle sue perfezioni gratuite e volontarie.
Oh! bellezza di quell'attimo in cui a conforto dei suoi Angeli l'Eterno presentò ad essi la gemma del suo Amore e della sua Potenza! E la vedemmo umile tanto da riparare da sé sola ogni superbia di creatura. Ci fu maestra da allora nel non fare dei doni uno strumento di rovina. Non la sua corporea effige, ma la sua spiritualità ci parlò senza parola, e da ogni pensiero di superbia fummo preservati per aver contemplata per un attimo, nel Pensiero di Dio, l'Umilissima soavità di quella fulgida rivelazione. Per secoli e secoli, per l'eternità, gioimmo e gioiamo e gioiremo del possedere Colei che avevamo spiritualmente contemplata. La Gioia di Dio è la nostra gioia e noi ci teniamo nella sua Luce per essere di essa compenetrati e per dare gioia e gloria a Colui che ci ha creati. Ora dunque ripieni dei suoi stessi palpiti meditiamo la Liturgia che parla di Lei.
"Con gioia"...

Seconda strofa

Poesia Maria, insegnami la via,
con la tua dolce fantasia.
Come ti creò, Maria,
quel Dio che scelse te come suo cielo,
come sfondo al suo immenso Amore.
Proprio qui, posso riviverti
e ritrovarmi casa sua, casa tua.


Così continua Azaria: ... Carattere della vera umiltà è la vera gioia che nessuna cosa turba.
 Chi è umile in modo relativo ha sempre un motivo di turbamento anche nei suoi più schietti trionfi. Il vero e completo umile, invece, non ha turbamento di sorta. Quale che sia il dono o il trionfo che lo riveste di speciale veste, egli è gioioso e non teme, perché sa e riconosce che quanto lo fa diverso dai più non è cosa che egli si è fatta con mezzi umani, ma è cosa che viene da altre sfere e che nessuno gli può rapire. La contempla e considera come vestimento di gran valore che gli è stato dato per portarlo un tempo e che deve essere usato con quella cura che si ha per ciò che non è nostro e va reso senza lesioni a chi lo ha donato. Sa anche che questo rivestimento regale, non chiesto per avidità di apparire, gli è stato dato da una Sapienza infinita che ha giudicato bene di darlo. Non c'è dunque affanno per ottenerlo o per conservarlo.  

L'umile che è veramente tale non brama cose straordinarie e non si turba se chi ha dato leva. Dice: "Tutto è bene perché la Sapienza così vuole". Perciò l'umile è sempre nella gioia. Perché non brama, perché non è avaro di ciò che gli viene dato, perché non si sente menomato se gli vien tolto. Maria Ss. ebbe questa gioia. Dal suo nascere al suo assurgere la ebbe sulla Terra, anche fra le lacrime del suo lungo Calvario di madre del Cristo, anche sotto il mare di strazio del Calvario di suo Figlio. Ebbe, nel suo dolore che non fu simile a nessun altro, la gioia esultante di fare, sino al sacrificio totale, ciò che Dio voleva, ciò che Dio le aveva significato di pretendere da Lei da quando l'aveva rivestita con le vesti della salvezza e coperta col manto di giustizia come sposa ornata di gioielli.

Misura quale caduta sarebbe stata quella di Maria se, avendo avuto la Concezione Immacolata, la giustizia, e ogni altro gioiello divino, avesse calpestato ogni cosa per seguire la voce dell'eterno Corruttore? Ne misuri la profondità? Non ci sarebbe più stata redenzione per gli uomini non più Cielo per gli uomini, non più possesso di Dio per gli uomini. Maria vi ha dato tutto questo perché con la vera gioia degli umili ha portato le sue vesti di Beneamata dall'Eterno e ha cantato le lodi di Lui, di Lui solo, pur fra i singhiozzi e le desolazioni della Passione. Ha esultato! Che profonda parola! Ha sempre esultato magnificando con lo spirito il suo Signore , anche: quando la sua umanità conosceva lo scherno di tutto un popolo, ed era sommersa e torchiata dal suo dolore e dal dolore della sua Creatura.

Ha esultato pensando che quel suo dolore, quel dolore del suo Gesù, dava gloria a Dio salvando uomini a Dio. Sopra i gemiti della Madre, sopra i suoi lamenti di Donna, cantava la gioia del suo spirito di Corredentrice. Cantava con la sommissione a quell'ora, con la speranza nelle parole della Sapienza, con l'amore che benediceva Dio di averla trafitta. La lunga passione di Maria ha completato Maria, unendo alle grandi cose che Dio in Lei aveva fatte, le grandi cose che Ella sapeva fare per il Signore. Veramente mentre le sue viscere di Madre gridavano lo strazio della sua tortura, il suo spirito fedele cantava: "Io ti esalto, o Signore, perché mi hai protetta e non hai permesso che i miei nemici potessero rallegrarsi a mio riguardo".

Vedi che umiltà? Chiunque altro avrebbe detto: "Sono contento di aver saputo rimanere fedele anche nella prova. Sono contento di aver fatto la Volontà di Dio". Non sono queste parole di peccato. Ma un filo di orgoglio è ancora in esse. "Io sono contento perché ho fatto". L'io della creatura che si sente autore unico del bene compiuto. Maria Ss. dice: "Io ti esalto perché Tu mi hai protetta". Dà a Dio il merito di averla tenuta sana in quelle ore di lotta... 

Ritornello o quarta parte con cambiamento di tema

 Dio può rinascere quaggiù
ogni volta che ci sei tu, Maria,
in chi ripete insieme a te
quel “sì” libero e sincero,
quando c’è da stare sotto ad una croce,
vicino a quel fratello nel dolore… Ci sei tu,
che non sei rimasta come è rimasto Lui: Eucaristia,
Una voce chiara disse: “Maria non c’è, ma la voglio rivedere in te”.
E ci sarà, saremo noi, altre Maria,
che daranno Dio al mondo
per far rivivere chi vita non ha più.


Continua Azaria: ... Dio aveva preparata una degna dimora al suo Verbo. Ma Maria ha saputo serbare quella dimora degna di Dio, che in lei doveva incarnarsi. Imitatela, o creature. In misura minore, come si conviene a voi, che non dovete concepire il Cristo, ma per quanto vi è necessario a portare il Cristo in voi, Dio vi dà i mezzi ed i doni atti a fare di voi dei templi e altari dimora del vostro cuore degna del Santo che chiede di entrare in voi per godere di voi e vivere fra i figli degli uomini, da Lui amati senza misura.

E se non avete saputo imitarla, e la vostra dimora è ormai una dimora profanata o smantellata dai troppi che l'hanno abitata, ricostruitela in Maria che è l'amabile e instancabile Madre che genera i figli al Signore , perché attraverso a Maria si va alla Vita, e perciò, chi è languente o morto e non osa alzare gli occhi al Signore, può tornare vivo e gradevole all'Eterno se entra nel Seno, nel Cuore che hanno dato al mondo il Salvatore.

Il Signore Gesù ti ha spiegato la luce del capitolo sapienziale. Io non mi permetto di parlare dove Egli ha parlato. Ma a conferma del mio dire ti faccio notare le parole che la Sapienza applica a Maria: "La mia delizia è stare coi figli degli uomini"-  Con questi figli, che le sono costati tanto pianto. Ma è delle vere Madri piangere e amare, e amare per quanto si è pianto, amare tanto da portare all'amore, piangere tanto da convertire i perversi.

Perché troverebbe delizia a stare fra gli uomini - Ma considerate quanto, nella già piena di Grazia, e perciò di Sapienza, avrà lasciato la Parola portata per nove mesi nel Seno, e sul seno per tanti anni. Sul seno nell'infanzia e puerizia, e nella morte, nel Cuore purissimo per 33 anni. Mai è stato inerte Dio-Figlio per la sua amabile Madre. Mai, Egli che non è mai inattivo neppur coi colpevoli uomini...

 Terza strofa

Maria, una scia ti segue in quella via,
come una grande sinfonia. Figli tuoi siamo, Maria,
nati così, dal tuo dolore intenso,
da quell’Amore eterno crocifisso.
Proprio qui, possiamo riviverti per poi entrare nel tuo Cielo, Maria.


Conclude così Azaria: ... Perciò tutta la Sapienza si è fusa con tutta la Purezza, e Maria non può che parlare con la parola di Dio, con quella parola che il Cristo ha detto Vita di chi l'ascolta. Canta Maria, Lei che sa ciò che è in Lei: "Beato l'uomo che mi ascolta e veglia alla mia porta e attende all'ingresso della mia casa". Abitacolo di Dio, Ella sa che chi in Lei entra trova Dio. Ossia, così come Ella canta: "Chi troverà Lei avrà trovata la Vita e riceverà dal Signore la salute".
Veramente chi vive in Lei ha salute, vita, sapienza, gloria, letizia e onore perché Ella è tutto questo, avendo le sue radici in Dio stesso, fondata come è sul monte di Dio per esserne il Tempio, amata più di ogni altra creatura dal Signore Altissimo, dovendo Essa in eterno essere la Madre dell'Uomo. 

 Oh! parola poco meditata, meno ancora compresa, nella quale è compendiata tutta la figura di Maria. Cosa è Maria? É la Riparatrice . Ella annulla Eva. Ella riporta le cose sconvolte al punto dove erano quando le sconvolse il Serpente maligno ed Eva imprudente.
L'angelo la saluta: "Ave".
Si dice che Ave è il capovolgimento di Eva . Ma Ave è ancora un'eco che ricorda il Nome Ss. di Dio, così come lo ricorda ancor più vivamente, e come te l'ho spiegato, il nome del Verbo: Jeoscué. Nel tetragramma sacro che ì figli del Popolo di Dio avevano formato per pronunciare nel segreto tempio dello spirito l'irripetibile Nome, già è Ave . Il principio della parola con cui Dio mandò a far della Tutta Bella la Santa Madre e Corredentrice. Ave: quasi che, come realmente avvenne, Egli annunciandosi col suo Nome, entrasse a farsi carne in un seno, nell'Unico Seno che poteva contenere l'Unico.

Ave, Maria, Madre dell'Uomo come Eva, più di Eva , che hai riportato l'uomo, attraverso all'Uomo, alla sua Patria, alla sua eredità, alla sua figliolanza, alla sua Gioia.
Ave, Maria, Seno di santità in cui è rideposto il seme della Specie, perché l'eterno Abramo abbia i figli di cui l'invidia satanica lo aveva fatto sterile. Ave, Maria, Madre "Deipara" del Primogenito eterno, Madre pietosa dell'Umanità, lavata nel suo pianto e nel Sangue che è tuo sangue.
Ave, Maria, Perla del Cielo, Luce di Stella, Bellezza soave, Pace di Dio. Ave, Maria piena di Grazia in cui è il Signore, mai divisa da Lui che in Te prende le sue delizie e i suoi riposi. Ave, Maria, Donna benedetta fra tutte le, donne, amore vivente, fatta dall'Amore sposa all’Amore, Madre dell’Amore. In Te purezza, in Te Pace, in Te Sapienza, in Te ubbidienza, in Te umiltà, in Te perfette le tre e le quattro virtù ... 

Maria, il Cielo delira d'amore nel contemplare Maria. Il suo canto aumenta sino a note incomparabili. Nessun mortale, per santo che sia, può comprendere cosa sia per tutto il Cielo Maria. Tutte le cose sono state fatte per il Verbo. Ma anche tutte le opere più grandi sono state fatte dall'Amore Eterno in Maria e per Maria . Perché Colui che è potente l'ha amata senza limite, e l'ama. E la Potenza di Dio sta nelle sue mani di Giglio purissimo per essere sparsa su chi a Lei ricorre.
Ave! Ave! Ave! Maria!... ».


Davvero questa pagina ci "alza un velo" sulla bellezza e la grandezza di Maria. Gli occhi di Azaria, ci lasciano percepire, sempre per donazione di Dio, un'altra coprensione del mistero che è la Madre di Dio e della umanità redenta.

Alla prossima canzone per dare e cantare Dio...


sabato 24 dicembre 2016

Sarà Natale, è già Natale

Questa canzone la scrissi intorno al 2010 per il progetto "Ravviviamo il cuore e l'anima" un recital per l'anno della fede 2012. Pensato per l'evangelizzazione dei ragazzi.
La canzone "Sarà Natale, è già Natale" entra nel progetto in quanto Dio è venuto in mezzo a noi attraverso l'incarnazione. Dio Figlio, di sola natura divina, non "disdegnò di farsi uomo...", disegno che a qualcun altro diede molto fastidio da farlo diventare da luce, tenebra.
La sublimità di un tale "abbassamento" fa capire per quanto possiamo, la grandezza infinita dell'amore in esso significato. Un Dio che rinuncia per amore alla sua infinità e poi alla sua stessa vita per riscattarci da un baratro sicuro, è davvero di una straordinaria tenerezza e di una straordinaria capacità d'Amore (Fil 2, 6-8). Anzi dico, che l'Amore in questa donazione totale di sé, mostra la vera natura divina, ossia in cosa consiste l'Amore e in chi è l'Amore. Qui la sostanza e il sé di Dio coincidono. Quando diciamo che Dio è Amore, diciamo contemporaneamente cosa e chi Egli è (San Tommaso d'Aquino, De ente et essentia. Ho trovato questo powerpoint che fa la sintesi di quello scritto che in altri tempi mi sarebbe stato utile... per l'esame di Teoretica 1  malpighi.altervista.org/ascalini/?download=deEnteEtEssentia.ppt).
Il Bambino della grotta di Betlemme, che questa società diabolica vuole sloggiare dall'orizzonte, non è un fatterello che si racconta ai bimbi a Natale, ma si racconta a chi vuole diventare UOMO nella sua pienezza assoluta. Perché come gli Angeli in Paradiso si nutrono del Verbo di Dio, anche noi perché creati da Dio, abbiamo bisogno del Verbo di Dio per essere, esistere, e per poter sopravvivere di qua agli attacchi del "meschino" e poi rimanere immortali dall'altra parte. Il Verbo a noi si da con le Parole del Vangelo, e con l'Eucaristia. Quel Bambino è divento carne, per poterci dare tutto il bene possibile ossia l'Amore che è Dio stesso e che ci permette di essere, vivere e diventare eterni.
Ascoltiamo la canzone.

Video di una puntata di "Cristianità" programma domenicale che va in onda da anni su RAI-Interational dove sono stato ospite nel Natale 2012 a cantare questa canzone col gruppo "Viva ballet" coreografato da Felicia Napolitano 
Passiamo a spiegare il testo:

Prima strofa
Natale verrà,
a piedi o sopra un mulo,
in macchina o col treno,
in aereo o su una barca a vela…
Un linguaggio semplice per i bambini a cui è dedicato tutto il Cd, per dire che Dio parla la nostra lingua e comunica in modo semplice con tutti. Natale dunque viene e non è qualcosa di astratto, è soprattutto "qualcuno". La canzone così parte da lontano ma per esplicitare soprattutto questa grande verità: Natale non è "altro", è soprattutto il Dio bambino che viene in qualsiasi modo, ma viene e come... sta a noi farlo entrare o meno. Egli attende con pazienza infinita l'apertura dei nostri cuori semi atrofizzati. A Natale non si diventa semplicemente più buoni per un fatto di inerzia culturale... spinti magari dalle pubblicità... Ma se la Grazia foriera di divinità entra nei nostri gusci che come molluschi chiudiamo aderendo al nostro scoglio, vedremo la vita con gli occhi di Dio e non più con quella di poveri molluschi. Antony De Mello (http://www.macrolibrarsi.it/autori/_anthony_de_mello.php) scriveva negli anni ottanta una serie di libri per far prendere coscienza all'uomo di non essere un pollo ma un'aquila. Li ho consumati quei libri alla ricerca del mio sé più profondo cercando anche di liberarlo da tante incrostazioni psicologiche, culturali e buchi nella personalità.



Un lavoro fatto soprattutto con l'aiuto di Dio e con la forte volontà di migliorare sempre. Attraverso poi la forte spiritualità del Movimento dei Focolari credo di essere arrivato davvero a comprendere almeno sufficientemente, la preziosità del dono della Vita e di come essa ha bisogo di fondarsi nella Vita per eccellenza per essere al top. Così per me Natale non è una festività, ma la possibilità che ogni giorno, ogni attimo di ogni giorno, io possa aprirmi alla Vita che viene se solo mi lascio amare, amandola a mia volta.
Seconda strofa

Natale verrà.
Sarà un bimbo bianco o nero,
giallo, rosso o al più,
proprio come lo vuoi tu.


Quel bambino che viene non è da confondere con delle cose, non è da confondere con le tante ideologie che ci raccontano da millenni chiamandole filosofie...
Dai «Discorsi» di sant'Agostino, vescovo
*La verità è germogliata dalla terra e la giustizia si è affacciata dal cielo*

  Svégliati, o uomo: per te Dio si è fatto uomo. «Svégliati, o tu che dormi, destati dai morti e Cristo ti illuminerà» (Ef 5, 14). Per te, dico, Dio si è fatto uomo.
  Saresti morto per sempre, se egli non fosse nato nel tempo. Non avrebbe liberato dal peccato la tua natura, se non avesse assunto una natura simile a quella del peccato. Una perpetua miseria ti avrebbe posseduto, se non fosse stata elargita questa misericordia. Non avresti riavuto la vita, se egli non si fosse incontrato con la tua stessa morte. Saresti venuto meno, se non ti avesse soccorso. Saresti perito, se non fosse venuto.
  Prepariamoci a celebrare in letizia la venuta della nostra salvezza, della nostra redenzione; a celebrare il giorno di festa in cui il grande ed eterno giorno venne dal suo grande ed eterno giorno in questo nostro giorno temporaneo così breve. «Egli è diventato per noi giustizia, santificazione e redenzione perché, come sta scritto, chi si vanta si vanti nel Signore» (1 Cor 1, 30-31).
  «La verità è germogliata dalla terra» (Sal 84, 12): nasce dalla Vergine Cristo, che ha detto: «Io sono la verità» (Gv 14, 6). «E la giustizia si è affacciata dal cielo» (Sal 84, 12). L'uomo che crede nel Cristo, nato per noi, non riceve la salvezza da se stesso, ma da Dio. «La verità è germogliata dalla terra», perché «il Verbo si fece carne» (Gv 1, 14). «E la giustizia si è affacciata dal cielo», perché «ogni buon regalo e ogni dono perfetto viene dall'alto» (Gv 1, 17). «La verità è germogliata dalla terra»: la carne da Maria. «E la giustizia si è affacciata dal cielo», perché «l'uomo non può ricevere nulla se non gli è stato dato dal cielo» (Gv 3, 27).
 

Ritornello
Sarà Natale, è già Natale
anche se dentro hai la neve.
Sarà Natale, è già Natale
Gesù nasce dentro te,
ti farà tanto caldo al cuore…
perché è tutto quel che puoi desiderare
 E' vero dunque che Natale non "sarà" ma "è già" ogni volta che Gesù nasce nel cuore dell'uomo per prendervi posto come Re e Signore. Non un surrogato, non un ammennicolo tra tanti, un optional che può anche essere di troppo, ma Egli deve diventare l'essenziale, il necessario, il fondamento della vita, di ogni pensiero, di ogni idea che fonda l'esistenza... altro che filosofie è una Presenza divina, vera, reale, che fonda, che rigenera, che mette ordine, che dà la Vita Eterna. Anche se hai la neve nel cuore, la pesantezza dell'esistere, quella Presenza, ti riscalda, ti da coraggio, ti fa riprendere il cammino, dona senso all'esistere, al dolore, alle gioie, alle ferite, ai traumi, alle risalite, alle fatiche, a tutto quello che ci circonda... a chi siamo, perché esistiamo, dove andiamo, cosa saremo...
E' il Dio straordinario, l'unico e vero, che scandalizza i benpensanti, stravolge i pensieri freddi e razionali, le povere menti intellettuali che credono di essere di moda dichiarando di essere atei... ma davvero questi non sanno quello che dicono e di conseguenza non sanno quello che fanno. 
Abbiamo visto dove sta portando il mondo senza Dio Amore. E' un mondo in guerra continuamente, un mondo che vede nemici dappertutto, che cainizza tutto.
Scrolliamoci di dosso il torpore che il demonio fa passare come idea-mondo, ma che non è monda (pura) ed è una moda passeggera come "nuvola sospinta dal vento". Le mode sono i surrogati televisivi che fanno credere di essere migliori ma l'unica cosa trendy per davvero è Dio che è sempre nuovo e sempre Eternamente si rinnova, perché l'Amore ha il potere in se stesso di rinnovare. Tutto ciò che vive, vive per Dio-Vita. La Vita è sempre nuova, senza Dio-Vita c'è solo morte e dunque la cultura che ci propinano da ogni dove, è una cultura destinata a morire perché rifiuta la vita, rifiuta il Dio della Vita, il Dio fatto bambino. Umanità rinsavisci e credi quello che Gesù ha detto: "Senza di me non potete fare nulla" (Gv 15, 8). Senza di Lui, possiamo solo morire qui, e poi eternamente essere morti di là in compagnia della superbia fatta dannazione. Che destino per coloro che non vogliono prestare orecchio alla salvezza... Quanti cuori chiusi fuori della Chiesa ma anche dentro... Quanti infatti, credono di credere, ma le loro sceltre dicono cose diverse... Non puoi dire "credo" e poi dare i soldi a usura, non puoi dire "credo" e produrre armi che servono per ammazzare la gente, non puoi dire "credo" e sfruttare gli operai, non puoi dire credo e poi drogarti, non puoi dire credo e poi farti vincere dall'alcool, dal gioco, e da altre dipendenze che ti schiavizzano togliendoti la libertà che Dio ti ha dato...

Terza strofa 

Natale è già qua
Non è sotto l’albero
È proprio dentro te
se gli permetterai di nascere
E' la nostra libertà che fa lo scarto tra i figli di Dio e i figli di satana. Chi vuol essere libero non accetta schiavitù di sorta nè di tipo psicologico, nè di tipo intellettuale, nè di altro tipo... I Figli di Dio amano la libertà, che viene dall'accogliere il Dio bambino, che inerme, non con la potenza delle armi, nè con la potenza della sua divinità, ma con la potenza dell'Amore, vuole farsi amare nella libertà più vera dei figli di Dio. Davanti al Dio bambino i pastori hanno potuto solo adorare un Dio piccolo, ma potente nell'Amore, che da infinito è diventato finito, e che alla fine dei sui 33 anni di vita, ha dato tutto di sè pur di tirarci fuori dal baratro in cui siamo caduti per il peccato orginale. A tanto amore bisogna rispondere con altrettanto amore. Se Dio mi dona la vita, cosa potrò fare se non donargli la mia? E' uno scambio che conviene sempre, perché donandogli la nostra, fatta di tanto dolore e peccato insieme, Lui ce ne dona una senza peccato che ci fa ritornare a casa nell'Amore dov'è la realizzazione di tutto il nostro desiderio di essere. L'unica cosa che esige è un "Sì" libero e sincero, ma che porta conseguenze inaudite, stupende, superiori alla nostra capacità di comprendere.

Secondo Ritornello

Sarà Natale, è già Natale
Se gli fai posto dentro e fuori
Sarà Natale, è già Natale
Se gli dai di crescere con te
non avrai voglia di regali,
perché è tutto quel che puoi
desiderare a Natale.


 Il Bambino della mangiatoia, il Dio con noi, l'Emmanuele, è venuto a farci un invito. E' venuto a indicarci la strada del ritorno a casa. Così scriveva Giovanni Paolo II in un'omelia tenuta presso il Santuario dell'Amore Misercordioso di Collevalenza.

"Quanto desidera egli dire a tutti un giorno: "Venite benedetti del Padre mio, riceverete in eredità il regno" (Mt 25,34).
Quanto desidera incontrare, nel compiersi della storia del mondo, coloro ai quali potrà dire: "… io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi" (Mt 25,35-36)!
Quanto desidera egli riconoscere le sue pecore dalla opere di carità, anche solo una di esse, anche dal bicchiere di acqua dato nel suo nome (Cfr. Mc 9,41)!
Quanto egli desidera riunire le sue pecore in un solo ovile definitivo, per porle "alla sua destra" e dire: "ricevete… il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo"!
E tuttavia, nella stessa parabola, Cristo parla dei capri che si troveranno "alla sinistra". Sono coloro che hanno rifiutato il regno. Hanno rifiutato non soltanto Dio, considerando e proclamando che il suo regno annienta l’indiviso regno dell’uomo nel mondo, ma hanno rifiutato anche l’uomo: non l’hanno ospitato, non l’hanno visitato, non gli hanno dato da mangiare né da bere.
Il regno di Cristo, infatti, si conferma, nelle parole dell’ultimo giudizio, come regno dell’amore verso l’uomo. L’ultima base della condanna sarà proprio quella motivazione: "ogni volta che non avete fatto queste cose ad una di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me" (Mt 25.45).
Questo è dunque il regno dell’amore verso l’uomo, nell’amore nella verità; ed è perciò il regno dell’Amore misericordioso. Questo regno è il dono "preparato…fin dalla fondazione del mondo", dono dell’Amore. E anche frutto dell’Amore, che nel corso della storia dell’uomo e del mondo si fa costantemente strada attraverso le barriere dell’indifferenza, dell’egoismo, della non curanza e dell’odio, attraverso le barriere della concupiscenza della carne, degli occhi e la superbia della vita (Cfr. Gv 2,16); attraverso il fomite del peccato che ogni uomo porta in sé, attraverso la storia del peccati umani e dei crimini, come ad esempio quelli che gravano sul nostro secolo e sulla nostra generazione… attraverso tutto ciò!
Amore misericordioso, Ti preghiamo, non venire meno!
Amore misericordioso, sii infaticabile!
Sii costantemente più grande di ogni male, che è nell’uomo e nel mondo. Sii più grande di quel male, che è cresciuto nel nostro secolo e nella nostra generazione!
Sii più potente con la forza del Re crocifisso! "
"Beato il suo regno che viene". (Giovanni Paolo II. http://www.collevalenza.it/CeSAM/03_CeSAM_0001.htm)

Alla prossima canzone per dare e cantare Dio...

domenica 18 dicembre 2016

Un cielo...

A qualche giorno da Natale, questa canzone cade proprio bene. "Un Cielo c'è" è un titolo ricavato dal ritornello che spiegherò dopo. L'arrangiamento è di Tony Bungaro e Jimmy Marchetti. Nel 1997 l'ho incisa e nel 1999 è entrata nel CD "Buonenuove".
La genesi di testo e musica è da raccontare. Nel 1996 stavo registrando le canzoni per il mio secondo lavoro che si chiamerà "Fatti per essere" e l'arrangiatore, Peppe Sasso, mi chiede di trovare le parole ad una sua composizione. Anche se non mi piace scrivere parole su musiche di altri mi prestai al gioco. Peppe voleva scrivere una canzone nuova per Natale. Ci lavorai per qualche settimana poi la registrammo. A me però la musica non mi soddisfaceva e così dopo qualche mese ne realizzai una che mi sembrava più consona. Con la nuova melodia volli inserirla nel progetto "Buonenuove". Mentre la registravamo, Tony Bungaro, cantautore ora affermato, che mi stava aiutando negli arrangiamenti del Cd che poi divenne BuoneNuove", mi propose di partecipare a un concorso canoro che avrebbe avuto in giuria il grande Mogol, paroliere di Lucio Battisti, ed altri autori che ora non ricordo, dunque un concorso importante che si svolgeva ad Ancona. Niki l'altro arrangiatore ed amico mi accompagnò in questa avventura. Restammo ospiti di una sua lontana zia a cui era morto da poco il marito e a cui celebrammo la Messa. Facemmo anche visita ad un'amica pomiglianese che da poco era andata a farsi suora di clausura a Montalto delle Marche presso le clarisse. Passammo anche di là e chiedemmo preghiere perché andasse bene questa esperienza al di là di tutto, per dare un messaggio di speranza.
Passammo il primo turno, il secondo, arrivammo alla finale. Ero cotto per davvero. Non vedevo l'ora di ritornare a casa. All'ultima serata ospite speciale c'era un ragazzo che a sanremo quell'anno era stato escluso dalle nuove proposte, ma che a me era piaciuto, Alex Britti. Tutto rasato con un codino al centro della testa. Quando lo salutai lo benedissi, augurandogli ogni bene.
Quando iniziarono le premiazioni della manifestazione, non ero al terzo posto, né al secondo...per cui dissi a Niki prendiamo le nostre cose e andiamocene. Mentre stavamo per uscire avvisano: primo classificato come miglior testo e migliore interpretazione, don Mimmo Iervolino con "Un Cielo c'è". Dovettimo ritornare indietro, posare le chitarre, ritogliere i cappotti perché eravamo sotto Natale era il 19 dicembre del 1997 e faceva un freddo cane, fuori c'era nevischio. Salimmo di nuovo sul palco per prenderci i premi: un milione di lire, un cesto enorme di doni e i complimenti di Mogol che ebbe a dire: "L'unica canzone coerente per testo, musica e interpretazione". A questo punto mi dicevo: "E' fatta, ora pioveranno proposte discografiche...". In realtà l'unica proposta venne dalle Suore Paoline: una cooproduzione al 50%. Meglio che niente. Qualche mese dopo, un discografico presentatomi da un amico sacerdote di Monopoli (BA) mi disse: "se facciamo un contratto poi ti devi dimenticare di essere prete". Insomma sembra che il mondo della musica leggera in Italia, non possa accettare che si faccia musica e si possa essere anche sacerdote di Santa Romana Chiesa. Inoltre, credo, di non aver vinto il pregiudizio secondo cui un prete può solo cantare canzoni per la Messa e non anche canzoni d'autore. Dopo centinaia di concerti ovunque, mi sento sempre dire: "ma canta come un cantante normale"... ma cosa vorrà dire? E cosa si aspettano invece le persone quando sentono dire che c'è un prete che canta?
Certo è che nonostante il premio di Mogol, e altri premi pure arrivatimi da sora Provvidenza, e dopo tantissime uscite televisive anche importanti, sono rimasto sconosciuto. Non mi spiego come con una mia stessa canzone, fa un video una persona qualunque e ottiene migliaia di cliccate, la posto io, solo poche centinaia... Ci sarà qualcosa? Qualcuno che ama farmi scomparire? "Risposta non ho o forse chi lo sà..."
Ritornando alla serata dell'Ankon Festival 1997, bisogna che vi racconti cosa ho saputo mentre ritiravo i premi. Il responsabile del locale che aveva organizzato la manifestazione, mentre mi da l'assegno di un milione di lire, mi dice che non era riuscito a pilotare la premiazione perché Mogol s'era impuntato su di me. Saranno state le preghiere delle suore di clausura che nel frattempo avevano pregato per me a non permettere l'ennesima corruzione e ingiustizia? Da allora ho apprezzato ancora di più Mogol.
Ascoltiamo adesso la canzone... il video è stato fatto da una nonnina di quasi ottanta anni a cui regalai il mio Cd tanto tempo fa...



Una piccola curiosità. Avevo messo un video di questa canzone, fatto da me sul mio canale youtube, ma youtube mi ha chiesto di toglierlo perché le canzoni hanno il copyright. Il Cd Bunenuove, dove è questa canzone è edito dalle Paoline, ma abbiamo fatto una cooproduzione, per cui la nonnina Ranieri, ha potuto pubblicare il suo video con la mia canzone e io invece l'ho dovuto togliere pur essendone il cooproduttore. Scherzi del destino...

Andiamo a commentare il testo
 
Prima strofa 

Quanta vita ancora c’è da far rivivere,
che grida dalle strade e dai telegiornali.
Sono l’aperitivo ed anche il digestivo del pranzo di Natale di questa civiltà.
Mi vien da digiunare e poi partire per andare ad asciugare
almeno qualche lacrima.

Amara constatazione, che ti fa rabbrividire. I telegiornali vanno in onda più o meno a orario di pranzo, e quando ci sono le guerre sembrano proprio fatti per farti passare l'appetito. Quando giungono poi le feste di Natale, quelle immagini dai vari fronti, ti demoralizzano, ti straziano il cuore, e non ci si riesce mai ad abituarvici. Eppure una assuefazione da violenza c'è. Almeno io non ne posso più. Oramai si sa che le guerre le programmano a tavolino i venditori di armi e, interi popoli inermi devono sottostare a logiche di interessi sovranazionali per fare piene le tasche delle lobby delle guerre. Le Nazioni Unite si vestono da pacieri, ma in realtà vanno a curare interessi di lobbisti senza scrupoli. Chi avrà ragione in un mondo dove si usa pure Dio per ammazzare? Si dimentica che nella Bibbia è scritto: "Nessuno tocchi Caino" (cfr. Gen 4, 15). Lo dimenticano, ebrei, cristiani e musulmani...
Nell'opulente natale consumistico della pseudo civiltà del XXI secolo, dopo che ce lo hanno svuotato di significato e di Dio, del Dio bambino umanatosi per noi, veniamo affogati in mille pubblicità di surrogati natalizi, dai panettoni al buonismo tout cour... Anche quando ti propongono di essere buono facendo una donazione, devi stare attento che dietro non ci siano dei senza Dio che ne approfittano per riempirsi le tasche... A volte mi grido dentro: "In che mondo sono capitato". 
Ed io ancora posso fare la differenza perché credo nel Dio-Amore, nel Dio di Gesù Cristo, e imparo ogni giorno a distinguere la luce dalle tenebre, ma chi invece non ha Dio come riferimento, quale confusione avrà nella testa? Quali punti di riferimento? Quale strada riuscirà a percorrere? E' scritto nel libro profetico di Geremia al cap. 17, 5-8:   
       
        «Maledetto l'uomo che confida nell'uomo,
        che pone nella carne il suo sostegno
        e dal Signore si allontana il suo cuore.
        Egli sarà come un tamerisco nella steppa,
        quando viene il bene non lo vede;
        dimorerà in luoghi aridi nel deserto,
        in una terra di salsedine, dove nessuno può vivere.
        Benedetto l'uomo che confida nel Signore
        e il Signore è sua fiducia.
        Egli è come un albero piantato lungo l'acqua,
        verso la corrente stende le radici;
        non teme quando viene il caldo,
        le sue foglie rimangono verdi;
        nell'anno della siccità non intristisce,
        non smette di produrre i suoi frutti».

Perché dunque, questa umanità arranca e fa sempre la stessa esperienza? Si allontana da Dio e trova la morte e non impara mai... dopo 2000 anni di cristianesimo ancora ci sono guerre per soddisfare le tasche dei senza Dio che vendono armi come se la storia non ci fosse stata e non avesse insegnato niente. Si constata sempre e la storia ce lo insegna, che senza Dio non potrà esserci vita, le nostre esistenze senza la VITA che è Dio, si spegnerebbero inesorabilmente. Chiamano progresso questa andata agli inferi. Abbiamo visto cosa ha prodotto il consumismo senza regole e senza scrupoli: un mondo inquinato e corrotto. E' triste ma è così. Dovremmo imparare dagli errori, ma sembra che non ne siamo capaci. Oramai il lieto fine sta solo nei film americani.

 Seconda strofa

Quanta storia ancora c’è da far cambiare rotta,
alla deriva troppo spesso tra le pubblicità.
Ogni giorno spacca il cuore una violenza nuova.
Caino ha gli occhi bassi non vuol guardare in alto.
E tutto si ripete ormai ma c’è chi l’ ha spezzata questa storia e si aprirà...

Si, la storia va raddrizzata, ma se non c'è riuscito il Dio che si è fatto uomo, Gesù di Nazaret, potremmo mai riuscirvici noi senza il suo aiuto? eppure non ci è dato di essere pessimisti. Dobbiamo credere che in fondo al tunnel c'è la Luce che ci aspetta, una Luce d'Amore che riscalda i cuori. Potessimo imparare dagl'infiniti conflitti, che non portano da nessuna parte, aborriremmo tutte le guerre e pregheremmo ogni Caino di alzare il proprio sguardo al Cielo, perché solo da lì può venire una Parola nuova, una Parola eterna che sana e che salva. C'è chi ha spezzato la storia di dolore in cui si era ficcata l'umanità col tranello del demonio. Il Cielo si è riaperto perché l'Amore è diventato visibile e ci ha tracciato una strada, l'unica strada per far ritorno a casa, la vera CASA.

Ritornello

Un Cielo c’è che ci ha amati e ci riama ed è per noi
che si è fatto tenero bambino, figlio dell’umanità.
E d’ora in poi tutte le storie che ci sfiorano
hanno un volto nuovo quello Suo.


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Dalla Santa Messa della notte di Natale

"E' apparsa la grazia di Cristo,
apportatrice di salvezza per tutti gli uomini".
(Tt 2, 11)
Dai "Discorsi" di Sant'Agostino Vescovo (Sermo 196, 3)


Dove ti trovi, Signore, per causa mia?


Il Signore Gesù volle essere uomo per noi. Non si pensi che sia stata poca la misericordia: la Sapienza stessa giace in terra! In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio (Gv 1,1). O cibo e pane degli angeli! Di te si nutrono gli angeli, di te si saziano senza stancarsi, di te vivono, di te sono come impregnati, di te sono beati. Dove ti trovi invece per causa mia? In un piccolo alloggio, avvolto in panni, adagiato in una mangiatoia. E per chi tutto questo? Colui che regola il corso delle stelle succhia da un seno di donna: nutre gli angeli, parla nel seno del Padre, tace nel grembo della madre. Ma parlerà quando sarà arrivato in età conveniente, ci annunzierà con pienezza la buona novella. Per noi soffrirà, per noi morirà, risorgerà mostrandoci un saggio del premio che ci aspetta, salirà in cielo alla presenza dei discepoli, ritornerà dal cielo per il giudizio. Colui che era adagiato nella mangiatoia è divenuto debole ma non ha perduto la sua potenza: assunse ciò che non era ma rimase ciò che era. Ecco, abbiamo davanti il Cristo bambino: cresciamo insieme con lui.

Dalla Messa di Natale del Signore

"E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi".
(Gv 1, 14)
Dai "Discorsi" di Sant'Agostino Vescovo (Sermo 188, 2,2-3,3)


Osserva, uomo, che cosa è diventato per te Dio!


Quali lodi potremo dunque cantare all'amore di Dio, quali grazie potremo rendere? Ci ha amato tanto che per noi è nato nel tempo lui, per mezzo del quale è stato creato il tempo; nel mondo fu più piccolo di età di molti suoi servi, lui che è eternamente anteriore al mondo stesso; è diventato uomo, lui che ha fatto l'uomo; è stato formato da una madre che lui ha creato; è stato sorretto da mani che lui ha formato; ha succhiato da un seno che lui ha riempito; il Verbo senza il quale è muta l'umana eloquenza ha vagito nella mangiatoia, come bambino che non sa ancora parlare.
Osserva, uomo, che cosa è diventato per te Dio: sappi accogliere l'insegnamento di tanta umiltà, anche in un maestro che ancora non parla. Tu una volta, nel paradiso terrestre, fosti così loquace da imporre il nome ad ogni essere vivente (Cf. Gn 2, 19-20); il tuo Creatore invece per te giaceva bambino in una mangiatoia e non chiamava per nome neanche sua madre. Tu in un vastissimo giardino ricco di alberi da frutta ti sei perduto perché non hai voluto obbedire; lui per obbedienza è venuto come creatura mortale in un angustissimo riparo, perché morendo ritrovasse te che eri morto. Tu che eri uomo hai voluto diventare Dio e così sei morto (Cf. Gn 3); lui che era Dio volle diventare uomo per ritrovare colui che era morto. La superbia umana ti ha tanto schiacciato che poteva sollevarti soltanto l'umiltà divina.

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Terza Strofa

Quanto perdono c’è da offrire a piene mani,
che chiuda quelle buche e tutte le ferite.
Ogni giorno fredda il cuore un conflitto nuovo.
Dall’Africa al Giappone ogni guerra è non Amore.
Quanti popoli ci chiamano, richiamano quel volto di quel Dio: Amore.
 

Come Dio in Gesù ha espresso tutto il perdono di un Dio all'uomo peccatore così l'uomo per redimenrsi deve usare misericordia verso il suo prossimo. "Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno" è l'esempio che Dio ci ha lasciati per poterne prendere esempio. Non è scritto nel Padre Nostro, "rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori"? Se Dio ci perdona, noi non possiamo non perdonare. Quel "come" significa che verremo perdonati sulla misura del nostro perdono. Se non perdoniamo non ci sarà perdono per noi. E' chiarissimo, non ci possono essere fraintendimenti. Ama di più chi perdona di più. Dio ama alla Dio e noi con l'aiuto di Dio dobbiamo imparare a perdonare. Perdonare significa dimenticare, non rivangare ad ogni occasione...
Le immagini di Aleppo di questi giorni sono insopportabili eppure sembra che le nazioni unite non possano nulla: perché? Questo grido di tanti innocenti sale a Dio e la civiltà dell'opulenza fa ben poco. Quanta colpa ho pure io nel rimanere sbigottito davanti a tanto orrore e nel non riuscire neanche a chiedere sufficientemente nella preghiera il dono della pace per questi popoli martoriati da tanta violenza. Che Dio ci perdoni e perdoni soprattutto queli che ci governano che permettono alle industrie delle armi di fare profitto a discapito di questi poveri malcapitati. Gesù ha detto: chi di spada ferisce, di spada perisce... noi italiani che esportiamo armi cosa dovremmo aspettarci?

dal Fatto quotidiano del 4 maggio 2016: "Nell’ultimo anno è triplicata la vendita di armi italiane all’estero e sono aumentate le forniture verso Paesi in guerra: in particolare quelle verso l’Arabia Saudita, condannata dall’Onu per crimini di guerra nel conflitto in Yemen e per la quale il Parlamento europeo ha chiesto un embargo sulla vendita di armamenti. Cresce anche l’intermediazione finanziaria delle principale banche italiane, Intesa e Unicredit, e tra i piccoli istituti coinvolti compare ancora Banca Etruria e una banca libica (...) Ma il dato politicamente più importante è il boom di vendite verso Paesi in guerra, in violazione, attraverso escamotage, della legge 185/1990 che vieta l’esportazione e il transito di armamenti verso Paesi in stato di conflitto e responsabili di gravi violazioni dei diritti umani. Un sotterfugio che un ex ministro della Difesa di nome Sergio Mattarella denunciò anni fa come “un grave svuotamento delle disposizioni contenute nella legge 185”: il governo può aggirare il divieto di forniture militari a un paese in guerra se con esso ha stipulato un accordo intergovernativo nel campo della difesa e dell’import-export dei sistemi d’arma. Il caso più grave riguarda le forniture belliche alle forze aeree del regime Saudita, che da oltre un anno conducono bombardamenti indiscriminati su città, scuole e ospedali in Yemen che finora hanno provocato almeno 2mila morti civili, per un quarto bambini. Crimini di guerra ripetutamente condannati dal segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, che a febbraio hanno spinto il Parlamento europeo ha chiedere un embargo sulla vendita di armi a Riyad."

(fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/05/04/armi-triplica-vendita-del-made-in-italy-e-tra-gli-intermediari-spunta-banca-etruria/2692759/).

I cattolici cosa dovrebbero fare? Come minimo dovrebbero togliere i propri risparmi da quelle banche e spostarli verso chi non fa profitti con le armi e con altre schifezze del genere...

Ogni guerra e ogni contorno della guerra è "NON AMORE". Ci accorgiamo che l'Italia va a rotoli, ma mai andiamo a vedere le vere cause. Ci si allontana da Dio diventando dei Caino? Cosa dovremmo aspettarci da Dio un applauso? Si driblano politicamente le leggi orientate alla pace per permettere affari a banche e lobby che hanno come fine solo i profitti, senza pensare ai danni collaterali verso tanti innocenti... Insomma se vendiamo armi avremo sulla coscienza anche noi i morti innocenti, vittime di quelle armi.

Ernesto Olivero al Festival biblico svoltosi dal 19 al 29 maggio 2016 ha detto:

"Un mondo di pace è possibile? «Isaia ci dice che la pace arriverà quando le armi non saranno più costruite. Le armi uccidono cinque volte: primo quando sono finanziate tolgono soldi alla sanità e alla scuola, secondo tanti giovani con intelligenze enormi non possono dedicare le loro energie a studiare come combattere malattie inguaribili. Terzo quando sparano non scherzano. Quattro chiamano vendetta. Cinque: quando tornano a casa i soldati impazziscono». «Noi siamo il mondo: perché non costruiamo un mondo senza armi? Non è fanatismo, ma un discorso pragmatico. La pace deve entrare nella dimensione politica»". 

Quarta strofa

Quanta gente ancora c’è che aspetta te e me
al battito del tempo, agli angoli del mondo.
Dal freddo di una grotta al caldo di Calcutta
sei sempre Tu che aspetti questa civiltà.
Son tanti ormai a crederci che tutto si può fare insieme a Te (te): miracoli.


Vorrei tanto che fosse semplice, lavorare per la pace. Vorrei tanto che davvero un giorno l'umanità si svegliasse dal torpore creato da tanta violenza e finalmente diventasse adulta nella fede in Dio Amore. Intanto questa società multiculturale, multirazziale, tutta multi in ogni cosa, che in nome di una cultura laica permissiva in tutto, è diventata intollerante solo verso Gesù Cristo, chissà perché? Ma dove si è ritrovato Caino, senza Dio? Povera umanità che ancora arranca nel ritrovare la via, la luce, la salvezza. Eppure il Dio fatto uomo, ha desiderato comunicarci la sua divinità. Sembra che ci dicesse: "Vuoi davvero diventare Dio? Ok, ti insegno la VIA, la VERITA' e la VITA...", ma come sempre e forse in questo periodo storico di più, l'umanità che vuole redimersi da sola, finisce sempre per scavarsi un fosso per poi caderci dentro... ma il prossimo, forse, non avrà fondo e credo che non ci saranno neanche rimedi...


Ritornello

Un Cielo c’è che ci ha amati e ci riama ed è per noi
che si è fatto tenero bambino, figlio dell’umanità.
E d’ora in poi tutte le storie che ci sfiorano
hanno un volto nuovo quello Suo.


Di Chiara Lubich: Hanno sloggiato Gesù

S’avvicina Natale e le vie della città s’ammantano di luci.

Una fila interminabile di negozi, una ricchezza senza fine, ma esorbitante.
A sinistra della nostra macchina ecco una serie di vetrine che si fanno notare. Al di là del vetro nevica graziosamente:
illusione ottica.

Poi bambini e bambine su slitte trainate da renne e animaletti waltdisneyani.
E ancora slitte e babbo-Natale e cerbiatti, porcellini, lepri, rane burattine e nani rossi. Tutto si muove con garbo.

Ah! Ecco gli angioletti…
Macché!
Sono fatine, inventate di recente,
quali addobbi al paesaggio bianco.

Un bambino coi genitori si leva
sulle punte dei piedini e osserva, ammaliato.

Ma nel mio cuore l’incredulità e
poi quasi la ribellione: questo mondo ricco
si è “accalappiato” il Natale e tutto il suo contorno,
e hanno sloggiato Gesù!

Ama del Natale la poesia, l’ambiente,
l’amicizia che suscita, i regali che suggerisce,
le luci, le stelle, i canti.
Punta sul Natale per il guadagno migliore dell’anno.

Ma a Gesù non pensa.
“Non c’era posto per lui nell’albergo”…
Nemmeno a Natale.

Stanotte non ho dormito.
Questo pensiero mi ha tenuta sveglia.

Se rinascessi farei tante cose.
Se non avessi fondato l’Opera di Maria,
ne fonderei una che serve i Natali degli uomini sulla terra.
Stamperei le più belle cartoline del mondo.
Sfornerei statue e statuette coll’arte più pregiata.
Inciderei poesie, canzoni passate e presenti,
illustrerei libri per piccoli e adulti
su questo “mistero d’amore”,
stenderei canovacci per rappresentazioni e film.

Non so quel che farei…

“Venne fra i suoi e non lo ricevettero…”

Oggi ringrazio la Chiesa che ha salvato le immagini.

Quando sono stata, venticinque anni fa,
in una terra in cui dominava l’ateismo,
un sacerdote scolpiva statue d’angeli
per ricordare il Cielo alla gente. Oggi lo capisco di più.
Lo esige l’ateismo pratico
che ora invade il mondo dappertutto.

Certo che questo tenersi il Natale e
bandire invece il Neonato è
qualche cosa che addolora.


Che almeno in tutte le nostre case
si gridi Chi è nato, facendogli festa come non mai.


(Fonte: https://maik07.wordpress.com/2008/12/22/hanno-sloggiato-gesu-di-chiara-lubich/)

Tantissimi auguri...
Alla prossima canzone per dare e cantare Dio...