venerdì 12 giugno 2026

 Trenta/sessanta


Era il 2 novembre 2014 e la Mamma Celeste a Medjugorje dava questo messaggio: 

"Cari figli, sono con voi con la benedizione di mio Figlio, con voi che mi amate e che cercate di seguirmi. Io desidero essere anche con voi, che non mi accogliete. A tutti voi apro il mio Cuore pieno d’amore e vi benedico con le mie mani materne. Sono una Madre che vi capisce: ho vissuto la vostra vita e ho provato le vostre sofferenze e gioie. Voi, che vivete il dolore, comprendete il mio dolore e la mia sofferenza per quei miei figli che non permettono che la luce di mio Figlio li illumini, per quei miei figli che vivono nelle tenebre. Per questo ho bisogno di voi, di voi che siete stati illuminati dalla luce e che avete compreso la verità. Vi invito ad adorare mio Figlio, affinché la vostra anima cresca e raggiunga una vera spiritualità. Apostoli miei, allora potrete aiutarmi. Aiutare me significa pregare per coloro che non hanno conosciuto l’amore di mio Figlio. Pregando per loro, voi mostrate a mio Figlio che lo amate e lo seguite. Mio Figlio mi ha promesso che il male non vincerà mai, perché qui ci siete voi, anime dei giusti: voi, che cercate di dire le vostre preghiere col cuore; voi, che offrite i vostri dolori e sofferenze a mio Figlio; voi, che comprendete che la vita è soltanto un battito di ciglia; voi, che anelate al Regno dei Cieli. Tutto ciò vi rende miei apostoli e vi conduce al trionfo del mio Cuore. Perciò, figli miei, purificate i vostri cuori ed adorate mio Figlio. Vi ringrazio! “

La vita sulla Terra è un battito di ciglia, altrove dice che è una passeggiata. Insomma il tempo passa in fretta e le generazioni si susseguono e la lotta tra il bene e il male persiste. Constatiamo che l’umanità sta prendendo una brutta piega. Si allontana sempre più da Dio, specialmente le nuove generazioni, credendo che tutto quello che riguarda la religione, sono cose d’altri tempi e che essere al passo coi tempi bisogna eliminare dall’orizzonte tutto quanto riguarda ciò che è religioso. Anzi avere di questi pensieri significa essere retrò. È ovvio che questo pensiero è stato confezionato da chi voleva indurre a pensare proprio questo. E gli stessi hanno organizzato come avvilire e rendere innocuo il messaggio cristiano facendo leva sui difetti di noi umani e addetti ai lavori, che dovremmo dare l’esempio, ma tante volte ci troviamo anche noi nei gorghi di Satana. Davvero tutto è pilotato da interessi sovranazionali? Se si va su questo website si trovano parecchie cosine che ci convincono che tutto è stato progettato nei minimi particolari e che nessuno di noi è veramente libero (https://www.centrosangiorgio.com/index.htm). Dopo aver letto un paio di articoli, mi sono reso conto di quanto anch’io sono stato influenzato dalla "cultura mainstream". Ci facevano credere che quei personaggi fossero i portatori del nuovo e invece erano programmati per distruggere tutti i valori possibili e immaginabili. 

Valla ora a creare una contro-cultura che smascheri tanta scelleratezza, tutta arrivata dagli Stati Uniti coi cantanti e con gli attori, coi registi e i produttori legati e controllati dalle élite di potere soprattutto quelle economiche. Tutto progettato e studiato per esercitare potere sui giovani e far loro cambiare il modo di pensare. Ovviamente per far assumere una mentalità materialista, consumista da sfruttare solo per i rendiconti economici. Povere generazioni giovanili, che dagli anni 60 del secolo scorso stanno sotto i colpi di questo potere. E io che credevo di poter fare qualcosa per svegliare le loro coscienze. In fondo ho sempre creduto che le ideologie portate avanti dai cantanti rock servivano a indottrinare le nuove generazioni. Dall'articolo citato mi ha colpito quanto si dice di John Lennon: "La tragica fine di personaggi come Phil Ochs e John Lennon, entrambi sotto la sorveglianza documentata dell’FBI per le loro sfide dirette al potere statale, contrasta notevolmente con le traiettorie di carriera di coloro che hanno presentato la ribellione entro limiti più convenzionali." Insomma hanno pagato lo scotto di aver scoperto l'inganno e di volersene allontanare. Hanno pagato con la vita. Che c'entra questo con me? Non ci dormo la notte, non so cosa mi inventerei pur far cadere quest'altra Babele, quella della musica pop che deve offuscare le menti dei ragazzi, dei giovani... Ma sono molto meno di Davide, e il Golia è davvero grosso. Ma a Dio tutto è possibile...

E così a trent’anni dalla mia ordinazione sacerdotale e a sessanta dal mio primo vagito, mi faccio delle domande: dove sono arrivato? Dove mi potrei collocare nella cultura di oggi? Chi sono? Chi dovrei essere?

 

 

 

Ascoltiamo la canzone




Il testo della canzone

Prima strofa

Trenta/sessanta e vado ancora avanti.
Trenta di cuore e sessanta di terra.
Trenta di “si” per restare in piedi 
Sessanta di lustri per contare gli anni.
E vado ancora avanti… si avanti.
Vado avanti… Avanti.


Dove sono arrivato? Con semplicità rispondo: da nessuna parte. Soprattutto dal punto di vista artistico. Pur provando tante volte ad “uscire dal seminato”, sono rimasto lì. Non avendo voluto assumere lo schema del mainstream. Ricordo quando il mio amico don Giorgio di Monopoli, mi portò a conoscere un produttore di Bari. Dopo una breve chiacchierata mi disse: “Se firmi con me ti dovrai dimenticare di essere prete”. Questa frase mi ferì molto. Me ne andai molto rattristato. Non si puntava sulle canzoni, ma sul personaggio che doveva far rumore. Ovviamente non ci pensai neanche due volte e non ci sono ritornato su se non ora che ne sto scrivendo a mo di sfogo. Anche un’altra volta mi proposero un contratto, stavolta erano cattolici. Lo sottoposi ad un consulente dello spettacolo che capì che quel contratto era stato copiato da un suo libro. Costoro probabilmente non sapevano che i contratti per gli artisti era a tempo determinato. Loro me ne proponevano uno a vita. Ovviamente quel consulente telefonò a colui che mi aveva proposto quel contratto, adducendo le sue perplessità e da allora fui cancellato dal giro. Del genere “la verità vi farà liberi”. Un lavoro l'ho cooprodotto (per modo di dire) con le Paoline. In realtà pagai tutto io. Avevo speso una cifra per preparare quelle canzoni facendole arrangiare da un noto cantautore, che poi mi lasciò col lavoro mezzo fatto perché andava a Sanremo. Se non c'era San Niki Saggiomo, l'unico e vero mio arrangiatore e amico e le attrezzature che comprammo per aggiustare tutto il lavoro di "quel" cantautore, non ci sarebbe stato "Buonenuove" Paoline 1999. Quanto furono brave quelle suorine, si presero anche metà dei diritti d'autore che depositammo di nuovo alla SIAE. E alla fine dovetti pure comprarmi 1000 cd e 1000 cassette. Pie, molto pie... le paoline. E mi dissero pure, abbiamo in deposito diversi scatoli in deposito... comprai anche quelli che ho venduto io in tutti i concerti che facevo in quel periodo. Che brutta esperienza. E poi Jesus on line 2002 col Messaggero di Sant'Antonio, quasi la stessa esperienza fatta con le Paoline. Con Jesus on line sono arrivato fino agli Unity Awards della musica cristiana che non potetti ritirare dopo aver anche già pagato tutti i biglietti aereo. Ma perché mi hanno prodotto e poi non hanno fatto pubblicità? Non l'ho mai capito. Ma le canzoni arrivavano e non le potevo cancellare, e come ho cominciato autoproducendomi, così ho continuato anche dopo le due pessime esperienze con Paoline e Messaggero di Sant'Antonio.
Dal punto di vista religioso, la strada è stata sempre in salita. Poche pianure e poche discese, sempre in salita. Menomale, non mi sono mai tirato indietro dalle difficoltà e poi dal 2000 “in solidum” con don Peppino in una parrocchia di quindicimila abitanti e sempre a lottare con lui dalla parte dei poveri, degli operai e chiunque avesse bisogno e si aggiunse durante la Pandemia, l’impegno per rendere coscienti sui problemi ecologici. Nacque il Circolo Laudato Sì di Pomigliano D’Arco. 

Dunque, dove mi potrei collocare col mio essere sacerdote e artista cantante e cantautore, nella cultura di oggi? Da nessuna parte. Non c’è posto per uno che non vuol essere né di destra, né di sinistra, ma libero di dire la sua. Mi è sembrato di stare sempre come sullo spartiacque di un monte, impossibilitato di cadera da una o dall'altra parte... e allora non c'è posto... ma andiamo avanti...


Seconda strofa

Trenta/sessanta le colline e i guadi
Trenta di Cristo, e sessanta di mare.
Trenta in missione ad annunciar il vero.
Sessanta di ellissi attorno al sole, vivo.
E forse son stanco… E forse son vivo.
Si, stanco, ma ancora vivo.


Spesso mi è sembrato che anche nella Santa Madre Chiesa non possa avere un posto vero e proprio. Come artista non ne parliamo, come prete dopo le lotte pomiglianesi a fianco di don Peppino Gambardella, mi sono beccato anche una specie di esilio presso l’incrocio tra via Campo e la Provinciale per Cicciano. In una mini frazione di Camposano nella parrocchia dei Santi Martino e Nicola vescovi. Pochi metri quadrati, ma con tre chiese messe male tutte da ristrutturare. Con entrate irrisorie che fanno ingiallire e impallidire i miei registri la sfisa è ardua. E qua potrei scrivere un altro libro, quello sulle irregolarità nella costruzione di questa chiesa e della casa canonica e delle ditte che oramai dopo 10 anni sono intoccabili per la “prescrizione”. Bravo il fu Berlusconi con le sue leggi ad personam, a coprire i suoi pasticci indicibili e quelli di una generazione che si ritroverà, se non si converte, tutta all’inferno. Ma si sa Dio è Misericordia e ci vuole tutti salvi. Un pò di purgatorio però ce lo faremo chi più e chi meno. Io certo per le intossicate per quello che ho trovato qui. Dunque, alla domanda chi sono? Rispondo: E forse son stanco… e forse son vivo… Sono signor nessuno.

“Ritornellone doppio”

Giro e rigiro fra trenta e sessanta
La vita è un soffio che sfugge di mano.
Suono e risuono queste mie note
Annoto dolori e gioie di un bimbo,
lo rivedo lì a sognare il futuro…
lo rivedo lì a sognare il domani …

E ora  canuto e ancora bambino,
Tra le dita la sabbia del tempo che scorre,
le rughe e il grigio sempre più bianco.
Forse sono io, in questo viaggio
Mi rivedo lì, fra i trenta e i sessanta.
Mi rivedo lì, con accanto la Vita.


Si commenta da solo questo ritornellone. Non so quanti anni ho ancora davanti. Lo sa solo Dio, e spero solo di continuare a combattere “la buona battaglia”. Ovviamente non sono San Paolo e non ho ucciso un Santo Stefano, ma con le parole, nella rabbia, chissà quanti Stefano avrò lapidato senza rompergli la testa. A questi chiedo umilmente perdono. Per quanto poi la corona di giustizia, non sono un apostolo, mi aspetto almeno un posticino in Paradiso, anche se San Paolo la predice non solo per se ma anche per tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione (cfr. 2Tm 4, 7-9).

Terza strofa

Trenta/sessanta son migliaia di volti
sfiorati appena o presi nell’anima
Hanno riempito giorni vissuti, notti di veglia.
Anche ai nemici si dona una gioia,
una preghiera che l’amore ristora
su questa strada tra i trenta e i sessanta.


Che impressione quando lessi per la prima volta: “Il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo” e pensando che si riferisse anche a quanti lo avrebbero seguito, col senno di poi, davvero dall’entrata in seminario, non so in quanti posti ho posato il capo e di conseguenza quanti volti avrò incontrato. Per tutti, proprio tutti desidero che una mia benedizione li raggiunga tutti. Gesù fammelo questo dono di benedire tutti, proprio tutti anche quelli che mi sono stati ostili, si sono messi di traverso, mi hanno anche calunniato… tutti. Anche a loro dono una gioia, "una preghiera che l’amore ristora".

Ripetizione del ritornello

Giro e rigiro fra trenta e sessanta
La vita è un soffio che sfugge di mano.
Suono e risuono queste mie note
Annoto dolori e gioie di un bimbo,
lo rivedo lì a sognare il futuro…
lo rivedo lì a sognare il domani …

E ora  canuto e ancora bambino,
Tra le dita la sabbia del tempo che scorre,
le rughe e il grigio sempre più bianco.
Forse sono io, in questo viaggio 
Mi rivedo lì, fra i trenta e i sessanta.
Mi rivedo li, con accanto la Vita.

“Forse sono io”… dopo tutti i percorsi di psicopedagogia, di accompagnamento psicoterapeutico, dopo tutte le luci che il Signore mi ha dato e dopo tutto quello che ho letto, studiato e meditato, ancora non so chi sono veramente. Me lo dirà Lui all’incontro, quando sarà, visto che è più intimo di me a me stesso e che mi conosce bene perché sa cosa mi ha sporcato e cosa mi ha ripulito e soprattutto sa se ci ho messo il cuore nel fare le cose che mi sono sempre piaciute, come scrivere canzoni e essere sacerdote a “modo mio”. Certo l’innocenza di quel bimbo se fosse stata coltivata, custodita, ma ahimè si diventa adulti in un attimo mentre si segue il sogno, ecco che spuntano demoni che ti fanno credere che i sogni sono altri e stanno in basso non in alto e per scrollarteli da dosso non basta una vita, ma la VITA, che ha preso in se tutte le pene umane, anche le mie, trasformandole in medaglie al valor militare di cui sarà trapunto il vestito che mi darà un giorno. Non mi interessa come sarà quel vestito, spero solo di meritarmelo, non per merito mio, ma per quelli di Nostro Signore Gesù Cristo.

giovedì 11 giugno 2026

 SomigliarTi ancora

 

Questa canzone è presente nel CD “Concerto a Maria. Per dire grazie”. Il grazie a Maria con la raccolta di tutte le me canzoni dedicate a Lei, e vi ho aggiunto altre canzoni nuove inedite dedicate a Dio Amore per dire grazie a Dio: Amore immenso, Se la tua vita, SomigliarTi ancora, Brividi di agosto. Venticinque anni di Messa: 15 ottobre 1994 - 15 ottobre 2019 sono passati velocissimi, in un “battito di ciglia”. 
Ma concentriamoci su quella che mi sono dedicata per il mio 25°. L’ho scritta quasi per fare un resoconto di questi magnifici anni.


 Ascoltiamo la canzone


 

Il testo della canzone

Prima strofa

Cosa Ti posso dire, cosa Ti posso dare.
Dopo tutti questi anni sono ancora qui.
Cado e mi rialzi, scappo e mi raggiungi,
ci sono e non Ti trovo più. 
Muoio, e mi sollevi già.


È vero rimanere fedeli è un’impresa. Senza punti di riferimento non ci si riuscirebbe. Ho avuto la grande fortuna di averne tanti: persone giuste al momento giusto. Ovviamente vedo un filo d’oro che Maria e Gesù intessono con la mia esistenza. Alla fine sono sempre loro, pur lasciandomi libero anche di sbagliare, a ritessere e a riprendere la tela della mia vita. La prima grande crisi estate 2007. Ero così disgustato da tante vicissitudini che vedevo tra noi sacerdoti, che volevo gettare la spugna. Certamente si è trattata di una prova. Avevo avuto sotto gli occhi un documento in cui chiaramente un sacerdote che conoscevo l’aveva fatta grossa, e non solo non si era pentito, ma continuava nell’errore e nessuno prendeva provvedimenti. Mentre a noi sacerdoti del focolare ce ne facevano di tutti i colori e i superiori non facevano nulla. Insomma chi sbagliava non veniva almeno richiamato e chi si comportava bene doveva subire cattiverie gratuite. Questa cosa mi portò sull’orlo dell’abbandono del sacerdozio. Secondo quanto avevo nella testa non dovevo arrivare a settembre di quell’anno. Era luglio e con mia sorella ce ne andiamo a fare un bagno sulla costiera. Incontriamo Domenico, con quale ero andato qualche anno prima a Medjugorje. Lui era ancora studente squattrinato, ma molto devoto di Maria. Mi comunica che sentiva una forte chiamata ad andare a Medjugorje e che ci voleva andare anche a costo di fare l’autostop. Ci penso e poi gli dico che potevamo andare in macchina e che io avrei provveduto per il viaggio e che l’importante era partire di lunedì e tornate di sabato per poter essere in parrocchia per impegni presi. Lui prenota la nave ed io organizzo la partenza. Quel lunedì passo a prenderlo e si parte alla volta di Loreto, dove ci si confessa e si chiede tutto il bene di cui abbiamo bisogno. A sera siamo al porto di Ancona. Si parte ma ci avevano detto che ci sarebbe stata mare molto mosso. E veramente fu un disastro il trovarsi a largo a Ancona col mare ondoso in aumento. Non avendo la cuccetta, ma solo il sacco a pelo, ci mettemmo nella cappellina della nave a pregare con un gruppo di Caserta. La nave rullava di brutto e tutti si sentivano male. Io mi sdraiai sul sacco a pelo e dopo qualche Ave Maria mi addormentai. Mi svegliai alle tre. La nave non rullava più ed eravamo tranquilli in mezzo al mare senza più vento e maltempo. Il mio pensiero andò subito alla mia tempesta interiore. Capii che era un segno premonitore, alla pace che avrebbe seguito la tempesta. Arriviamo a Medjugorje ma non troviamo posto in nessun albergo. Era la settimana del festival dei giovani. Rintracciamo il gruppo col quale avevamo pregato sulla nave. La signora molto gentile organizza delle famiglie coi bimbi piccoli e fa uscire due posti per me e Domenico nella stanza del frate che li accompagnava e che era molto scettico sulle apparizioni. La signora però in cambio chiede a me di mettermi a disposizione per le confessioni e a Domenico di fare delle catechesi su Medjugorje. Al pomeriggio eravamo nel cortile dell’albergo rinfrescato da una bellissima capanna di viti con le sedie a cerchio. Su una di esse scorgo il Diario di Suor Faustina, la santa della Divina Misericordia. A caso apro il Diario e mi trovo a leggere i 25 consigli che Gesù detta a Suor Faustina per insegnarle a superare le prove. Rimango basito. Errano due pagine proprio per me, che se messe in pratica aiutavano anche me a superare la crisi. Quel signore di cui era il libro, vide la mia faccia stupita e mi chiese che era successo. Gli raccontai la cosa e lui immediatamente, mi fa una dedica sulla prima pagina e me lo regala. Ancora lo benedico e prego per lui. Quel libro entrando nella mia vita me l’ha risollevata facendomi capire tante cose sul sacerdozio che io non avevo ancora cinteriorizzato. La prima cosa che Geù consigliava di andarsi a confessare e mi andai subito a confessare, dopo aver chiesto aiuto a Maria e a tutti i santi (un altro consiglio). E chi ti trovo alle confessioni? Un amico sacerdote di Ischia don Emmanuel. Come non vederci un altro segno del “Dio con noi”? Ritornato da Medjugorje comincio a leggerlo e a meditarlo. Lo finisco a maggio 2008. Ovviamente organizzai un pullman per Medjugorje per andare a ringraziare la Mamma Celeste. Mentre ero lì mi chiamano dalla Rai per un eventuale presenza in una trasmissione su Rai tre condotta da Michele Mirabella. L’argomento era se l’abito fa il monaco. In realtà non mmi domandò niente sull'abito e se facesse il monaco, ma mi fece cantare con la sola chitarra Innamorami di Te. Rimase molto contento, mi disse: “Lo sa che mi ha fatto pregare. Con questo suo carisma avrà la chiesa piena di giovani”. Ricordo che risposi: “Magari e bastasse solo una bella canzone…”. Credo che anche questa mia partecipazione a questo programma sia stato un dono di Maria. Infatti, lo andai a registrare ai primi di luglio, ma andò in onda l’otto agosto, giorno del mio onomastico.

Seconda strofa

Cosa ci posso fare, se sono ancora così.
Un fiume in piena o un deserto da irrigare,
un mare da calmare, un vento da soffiare,
un cielo da rischiarare, 
un pianto da asciugare.


Che patire sono stato e sono a me stesso per queste continue salite e discese, sempre sulle onde di un mare in tempesta. Fin dal seminario il mio carissimo animatore don Maurizio Pepe cercò di aiutarmi a stabilizzare queste discontinuità proponendomi una scuola di psico-pedagogia. Da quegli incontri in settimane full immersioni, tante cose mi hanno aiutato a capirmi e a mettere tanti puntini su tante “ì”. Ma una cosa è prenderne coscienza e una cosa è metterci mano per migliorare. Comunque da allora scorgendo le falle e cercando di aggiustarle, sono arrivato ai miei sessant’anni “suonati”. Capire cosa mi fa scattare reazioni dannose, riuscire in anticipo a controllarle è stato un lavorio costante, ma che ha portato molti frutti. Ovviamente capendo me sono riuscito a capire meglio gli altri. Questa ginnastica mi ha aiutato soprattutto ad essere molto misericordioso, direi anche ad essere molto più “umano”.

Ritornello

Forte e debole, con la schiena ancora dritta
con la meta da raggiungere: somigliarTi ancora,
sulla Croce dove sei, vero uomo e vero Dio,
la risposta a tutti i miei “perché?”: somigliarTi ancora.


O Signore quanto bramo, somigliarti almeno un pò in quel dono totale di sé che Tu sei. Mi ritrovo invece a donare sempre piccoli pezzi, piccole cose che mi sembrano tanto insignificanti. E se non fosse che sono convinto che tu non guardi ai risultati ma alla forza che si mette nelle cose, mi sarei già ritirato da un pezzo. E menomale che ho un don Peppino Gambardella, come capo-focolare e un don Virgilio Marone come compagno di viaggio, altrimenti chissà su quale zattera mi trovavo, in mezzo all’oceano della vita. La pazienza di don Peppino è proverbiale, ma chi è Giobbe dell’antico Testamento? L’ho visto combattere contro tutti i mulini al vento che gli sono capitati d’incontrare. Persino uno che gli scrisse in una lettera: “Io si che uso le palle, tu invece le hai messe sull’albero di Natale”. Ad una tale provocazione io avrei reagito con veemenza e conoscendo le mie brutte reazioni spropositate non saprei cosa avrei potuto fare a quell’individuo, che come sacerdote si doveva solo vergognare, invece si faceva scudo del suo potere. Si andrà davanti a Dio e ognuno dovrà rispondere del suo. Spero tanto che quello rinsavisca e muoia in grazia di Dio. Non dico che prego sempre per lui, ma mi sforzo davvero di dare un volto ai tanti Gesù abbandonati che ho incontrato sulla la mia strada. E quell’altro che ovunque andava faceva le catechesi su chi erano i sacerdoti focolarini, ovviamente con tutte le bugie che lui sapeva raccontare. Quanti bastoni tra le ruote abbiamo ricevuto. E il monsignore una volta in pensione venendoci a trovare ci ha detto: “Che ci puoi fare, l’invidia è una brutta bestia”. Dunque quel livore era dovuto all’invidia. E noi siamo stati crocifissi tante volte per l’invidia di quei nani dello spirito. Anche qui che giganti questi miei confratelli ed io che mi affaccio dalle loro spalle ne sono edificato, ma anche tante volte scorticato. 

Special

“Tardi ti ho amato,
bellezza così antica e così nuova,
tardi ti ho amato”, 
sono ancora qui a dirti che ti amo,
a dirti che ci sono, nonostante ciò che sono. 
  

In diverse mie canzoni ci sono frasi di Sant’Agostino. E le ho messe in tempi dove il Papa agostiniano era solo nel pensiero di Dio. Non mi venite a dire che sono di quelli che si fanno belli… per far piacere al Papa. Questa canzone è del 2018 e dunque. “Tardi ti ho amato…”, ma io mi chiedo: ma ti ho mai amato come tu desideri fino al dono totale di me? Sto sempre lì a “un passo dal Cielo” ma questa è un’altra canzone del prossimo e forse ultimo mio lavoro discografico, che come gli altri non interesserà a tantissimi… ma io ostinato me lo auto-produco, sapendo che verrò giudicato anche sui talenti che Lui mi ha dato e se guarderà allo sforzo, quello c’è sempre stato, e non ai risultati, probabilmente avrò pure una carezza. “Nonostante ciò che sono”. Natuzza direbbe: “sono un verme di terra”; Sant’Agostino direbbe: “Sono cenere”, “Sono polvere”… modi simili per dire che davanti a Dio si è nulla. Ma se si è “nulla per amore”, allora avviene per alchimia divina una trasformazione. Diventiamo simili a Gesù che si è fatto “nulla per amore” per penetrare il nostro nulla per poterlo elevare ad altezze vertiginose. 

Terza strofa

Cosa ti posso donare, stare sempre nell’amore,
continuare a dare senza utile.
Semino con gioia senza aspettare più,
Sei Tu che vegli e fai nascere.
Sei Tu che pianti e fai crescere.


L’essere in dono è essenzialmente la condizione del cristiano. Se non si è in dono, non si è neanche cristiani. È proprio la donazione che ci definisce come cristiani. Se si dona poco si è poco cristiani, se si dona tutto si è addirittura Gesù. Dal poco al tutto ci giochiamo la nostra esistenza cristiana. Beato chi lo capisce, ma soprattutto chi lo fa. Ovviamente ci chiediamo cosa dobbiamo donare? Tutto lo stipendio? Tutto il tempo? Tutti gli spazi? Tutti i doni ricevuti? C’è una logica evangelica che ho sperimentato tante volte. Quanto ho donato per amore, ritorna benedetto e centuplicato. Potrei raccontare tante storie. Una cosa che ho già raccontato. Entro in seminario ma non avevo i soldi per le rette. Arriva una benefattrice e mi aiuta. Dovevo pagare la rata all’università e non avevo i soldi. Mia sorella Rosa, rinuncia al vestito che voleva comprarsi per Natale. In seguito mia sorella ha avuto bisogno del mio aiuto e ho potuto restituire in mille modi. L’Amore è così si moltiplica donandosi. È l’essenza stessa di Dio. L’Amore trinitario è donazione totale di ognuno dei Tre per ognuno dei Tre. E l’Amore è creativo, sapiente… contiene tutti i doni, tutte le virtù… Se entriamo nella logica del dono, ci ritroviamo nel seno della Trinità-Amore.

Ritornello

Forte e debole, con la schiena ancora dritta
con la meta da raggiungere: somigliarTi ancora,
sulla Croce dove sei, vero uomo e vero Dio,
la risposta a tutti i miei “perché?”: somigliarTi ancora.


La schiena dritta per dire che si è sempre nella Via, ma se ci guardassimo con gli occhi di Dio, chissà quanti “nei” vedremmo. Una pagina del Diario di suor Faustina è emblematica: 

“Una volta venni citata al giudizio di Dio. Stetti davanti al Signore faccia a faccia. Gesù era tale e quale è durante la Passione. Dopo un momento scomparvero le Piaghe e ne rimasero solo cinque: alle mani, ai piedi ed al costato. Vidi immediatamente tutto lo stato della mia anima, cosi come la vede Iddio. Vidi chiaramente tutto quello che a Dio non piace. Non sapevo che bisogna rendere conto al Signore anche di ombre tanto piccole. Che momento! Chi potrà descriverlo? Trovassi di fronte altre volte Santo! Gesù mi domandò: «Chi sei? ». Risposi: « Io sono una tua serva, Signore ». « Devi scontare un giorno di fuoco nel purgatorio ». Avrei voluto gettarmi immediatamente fra le fiamme del purgatorio, ma Gesù mi trattenne e disse: « Che cosa preferisci: soffrire adesso per un giorno oppure per un breve tempo sulla terra? ». Risposi: « Gesù, voglio soffrire in purgatorio e voglio soffrire sulla terra sia pure i più grandi tormenti fino alla fine del mondo ». Gesù disse: « E sufficiente una cosa sola. Scenderai in terra e soffrirai molto, ma non per molto tempo ed eseguirai la Mia volontà ed i Miei desideri ed un Mio servo fedele ti aiuterà ad eseguirla. Ora posa il capo sul Mio petto, sul Mio Cuore ed attingivi forza e vigore per tutte le sofferenze, dato che altrove non troverai sollievo, né aiuto, né conforto. Sappi che avrai molto, molto da soffrire, ma questo non ti spaventi. Io sono con te».” (Diario 36)

La meditazione di questo Diario, mi fa fare sempre grandi esami di coscienza. E ogni volta mi sento così distante… Oimà che patire. Altro che schiena dritta. Mio Dio, confido nella tua Misericordia. Vorrei tanto migliorarmi, ma sempre il fango di questa terra si attacca addosso. Altro che voli in cieli eterei, a volte mi sembra di stare in un allevamento intensivo. Accendi il cellulare: fango; vai su Facebook: fango… Se non mi servisse per mettere gli avvisi parrocchiali, per far sapere il da farsi, toglierei anche questo social. 

Di nuovo lo Special

“Tardi ti ho amato,
bellezza così antica e così nuova,
tardi ti ho amato”, 
ma sono ancora qui a dirti che ti amo,                                                        
col mio grazie tra le mani, 25 anni orsono.


Col mio grazie fra le mani e dentro al cuore. Erano 25 ma oramai sono più di trenta… Passa “la scena di questo mondo” e come mai non riusciamo a stare fermi nell’attimo presente per poterlo vivere bene. Strattonati da ogni dove si fa fatica a rimanere ben saldi “come tralci alla vite”. “Sono ancora qui a dirti che ti amo”… sento già l’eco delle parole dette a Pietro: “Mi ami? Oggi stesso mi rinnegherai tre volte”… E immagino quando gli starò davanti. Che vergogna. Spero che guardi ai tanti sforzi fatti e che i rimproveri non mi inceneriscano.

“Una volta Gesù mi fece conoscere che quando Lo prego per qualche intenzione, che talvolta mi viene raccomandata, è sempre pronto a concedere le Sue grazie, solo che non sempre le anime le vogliono accettare: «Il Mio Cuore è stracolmo di tanta Misericordia per le anime e soprattutto per i poveri peccatori. Oh! se riuscissero a capire che Io sono per loro il migliore dei Padri; che per loro è scaturito dal Mio Cuore Sangue ed Acqua, come da una sorgente strapiena di Misericordia; che per loro dimoro nel tabernacolo e come Re di Misericordia desidero colmare le anime di grazie, ma non vogliono accettarle. Vieni almeno tu il più spesso possibile a prendere le grazie che essi non vogliono accettare e con ciò consolerai il Mio Cuore. Oh! quanto è grande l'indifferenza delle anime per tanta bontà, per tante prove d'amore! Il Mio Cuore è ripagato solo con ingratitudine e trascuratezza da parte delle anime che vivono nel mondo. Hanno tempo per ogni cosa; per venire da Me a prendere le grazie non hanno tempo. E perciò Mi rivolgo a voi, a voi, anime elette! Anche voi non comprendete l'amore del Mio Cuore? E anche qui è rimasto deluso il Mio Cuore. Non trovo il completo abbandono al Mio amore. Tante riserve! Tanta diffidenza! Tanta cautela! Per tua consolazione ti dirò che ci sono anime che vivono nel mondo, che Mi amano sinceramente; dimoro nei loro cuori con delizia. Ma non sono molte. Anche nei conventi ci sono tali anime che riempiono di gioia il Mio Cuore; in esse sono impressi i Miei lineamenti e per questo il Padre Celeste guarda a loro con un compiacimento particolare. Esse saranno la meraviglia degli angeli e degli uomini. Il loro numero è molto piccolo. Esse costituiscono una difesa di fronte alla giustizia del Padre Celeste ed impetrano la Misericordia per il mondo. L'amore di queste anime ed il loro sacrificio mantengono l'esistenza del mondo. Quello che ferisce più dolorosamente il Mio Cuore è l'infedeltà di un anima che Io ho scelto in modo particolare. Quelle infedeltà sono come lame taglienti che trafiggono il Mio Cuore ».” (Diario, 367)

Suor Faustina è straordinaria: 

“Dopo la S. Comunione ho udito queste parole: «Vedi quello che sei in te stessa, ma non spaventarti per questo; se ti svelassi tutta la miseria che sei, moriresti per lo spavento; sappi tuttavia quello che sei. Proprio perché sei una miseria così grande, ti ho svelato tutto il mare della Mia Misericordia. Cerco e desidero anime come la tua, ma ce ne sono poche. La tua grande fiducia verso di Me mi costringe a concederti continuamente grazie. Hai dei grandi ed inesprimibili diritti sul Mio Cuore, poiché sei una figlia di piena fiducia. Non potresti sopportare l'enormità dell'amore che ho per te, se te lo svelassi qui in terra in tutta la sua pienezza. Spesso sollevo per te un lembo del velo, ma sappi che questo è soltanto una Mia grazia eccezionale. Il Mio amore e la Mia Misericordia non conoscono limiti».” (Diario, 718)

Se da una parte c’è l’infinita Misericordia, dall’altra c’è anche l’infinita giustizia:

“In quel tempo domandai al Signore Gesù: «Per chi ancora devo pregare?». Gesù mi rispose che la notte seguente m'avrebbe fatto conoscere per chi dovevo pregare. Vidi l'Angelo Custode, che mi ordinò di seguirlo. In un momento mi trovai in un luogo nebbioso, invaso dal fuoco e, in esso, una folla enorme di anime sofferenti. Queste anime pregano con grande fervore, ma senza efficacia per se stesse: soltanto noi le possiamo aiutare. Le fiamme che bruciavano loro, non mi toccavano. Il mio Angelo Custode non mi abbandonò un solo istante. E chiesi a quelle anime quale fosse il loro maggior tormento. Ed unanimemente mi risposero che il loro maggior tormento è l'ardente desiderio di Dio. Scorsi la Madonna che visitava le anime del purgatorio. Le anime chiamano Maria «Stella del Mare». Ella reca loro refrigerio. Avrei voluto parlare più a lungo con loro, ma il mio Angelo Custode mi fece cenno d'uscire. Ed uscimmo dalla porta di quella prigione di dolore. Udii nel mio intimo una voce che disse: «La Mia Misericordia non vuole questo, ma lo esige la giustizia». Da allora sono in rapporti più stretti con le anime sofferenti del purgatorio.” 

Cosa ci dobbiamo attendere, dunque? Converrebbe non peccare, evitare il male, allontanare le occasioni di sbagliare e poi riparare, riparare, riparare… ma soprattutto amare, amare, amare. In questa realtà così complessa le occasioni di sbagliare sono tantissime, con una parola, un giudizio, uno sguardo, una omissione, una mancanza di pazienza, una intolleranza… Tutte queste cose potrebbero essere anche occasioni per smussare il proprio carattere per diventare più paziente, misericordioso…ecc. Beato chi, con l'aiuto di Dio, ci riesce. 

Di nuovo il ritornello

Forte e debole, con la schiena ancora dritta
con la meta da raggiungere: somigliarTi ancora,
sulla Croce dove sei, vero uomo e vero Dio,
la risposta a tutti i miei “perché?”: somigliarTi ancora.


La meta da raggiungere è sempre quella. Se avessi scelto di fare l’eremita, starei io, il Signore, la mia cella, qualche libro. Ma non sono fatto per stare da solo. Se fossi diventato giuseppino, avrei avuto una comunità, una fraternità, la possibilità di andare in missione, di cambiare case e nazioni più spesso. Forse avrei imparato altre lingue, acquisito altre competenze. Ma eccomi tra i diocesani della diocesi di Nola (NA), in una fraternità dell’Opera di Maria. Dunque non un religioso ma quasi. Sacerdote focolarino in focolare a vita comune. Siamo a vita comune, stessa canonica, ognuno la sua stanza, pranzo insieme, spese condivise, anche il conto corrente, condiviso. Si condivide il brutto e il cattivo tempo. Le andate in ospedale, le vacanze, i matrimoni dei parenti… La cosa più “smussante”, il vedersi nuovi ogni mattina. Ripartire con l’amnistia della misericordia, vedere Gesù nell’altro, amarlo come vuole essere amato. Si perché tante volte amando come sai amare non è sufficiente. Se a Virgilio non piacciono aglio e cipolla, meglio non metterle. A Peppino se non sussurri e alzi un pò il volume dai fastidio, mentre per le orecchie di Virgilio più del sussurro, far vedere le labbra è meglio. Il sugo è meglio semplice che pieno di ben di Dio. Le verdure meglio cotte e non far mancare l’insalata e qualche formaggio particolare. La fraternità esige tante cose, ma è vera la frase biblica: “Ecco, com'è bello e com'è dolce che i fratelli vivano insieme!” Sl 133 (132), 1. San Giovanni Berchmans diceva che “mea maxima poenitentia, vita communis”, vabbè, invece di usare i cilici, fruste, cordicelle, cintura di castità, digiuni e altri mezzi, ci sforziamo di volerci bene, facendo tutta la nostra parte e se questa è la massima penitenza, mi piace e la sto facendo volentieri. Il focolare ha salvato la mia vocazione molte volte dagli assalti degli squali diocesani e non solo… Gesù Crocifisso e “abbandonato”, come lo chiamava Chiara Lubich è la chiave di volta di tutta la nostra vita. Per questo dico nella canzone: “Somigliarti ancora, sulla croce dove sei, vero Dio e vero uomo, la risposta a tutti miei perché”...Quante volte ti ho perso...ma molte di più ti ho ritrovato.