giovedì 11 giugno 2026

 SomigliarTi ancora

 

Questa canzone è presente nel CD “Concerto a Maria. Per dire grazie”. Il grazie a Maria con la raccolta di tutte le me canzoni dedicate a Lei, e vi ho aggiunto altre canzoni nuove inedite dedicate a Dio Amore per dire grazie a Dio: Amore immenso, Se la tua vita, SomigliarTi ancora, Brividi di agosto. Venticinque anni di Messa: 15 ottobre 1994 - 15 ottobre 2019 sono passati velocissimi, in un “battito di ciglia”. 
Ma concentriamoci su quella che mi sono dedicata per il mio 25°. L’ho scritta quasi per fare un resoconto di questi magnifici anni.


 Ascoltiamo la canzone


 

Il testo della canzone

Prima strofa

Cosa Ti posso dire, cosa Ti posso dare.
Dopo tutti questi anni sono ancora qui.
Cado e mi rialzi, scappo e mi raggiungi,
ci sono e non Ti trovo più. 
Muoio, e mi sollevi già.


È vero rimanere fedeli è un’impresa. Senza punti di riferimento non ci si riuscirebbe. Ho avuto la grande fortuna di averne tanti: persone giuste al momento giusto. Ovviamente vedo un filo d’oro che Maria e Gesù intessono con la mia esistenza. Alla fine sono sempre loro, pur lasciandomi libero anche di sbagliare, a ritessere e a riprendere la tela della mia vita. La prima grande crisi estate 2007. Ero così disgustato da tante vicissitudini che vedevo tra noi sacerdoti, che volevo gettare la spugna. Certamente si è trattata di una prova. Avevo avuto sotto gli occhi un documento in cui chiaramente un sacerdote che conoscevo l’aveva fatta grossa, e non solo non si era pentito, ma continuava nell’errore e nessuno prendeva provvedimenti. Mentre a noi sacerdoti del focolare ce ne facevano di tutti i colori e i superiori non facevano nulla. Insomma chi sbagliava non veniva almeno richiamato e chi si comportava bene doveva subire cattiverie gratuite. Questa cosa mi portò sull’orlo dell’abbandono del sacerdozio. Secondo quanto avevo nella testa non dovevo arrivare a settembre di quell’anno. Era luglio e con mia sorella ce ne andiamo a fare un bagno sulla costiera. Incontriamo Domenico, con quale ero andato qualche anno prima a Medjugorje. Lui era ancora studente squattrinato, ma molto devoto di Maria. Mi comunica che sentiva una forte chiamata ad andare a Medjugorje e che ci voleva andare anche a costo di fare l’autostop. Ci penso e poi gli dico che potevamo andare in macchina e che io avrei provveduto per il viaggio e che l’importante era partire di lunedì e tornate di sabato per poter essere in parrocchia per impegni presi. Lui prenota la nave ed io organizzo la partenza. Quel lunedì passo a prenderlo e si parte alla volta di Loreto, dove ci si confessa e si chiede tutto il bene di cui abbiamo bisogno. A sera siamo al porto di Ancona. Si parte ma ci avevano detto che ci sarebbe stata mare molto mosso. E veramente fu un disastro il trovarsi a largo a Ancona col mare ondoso in aumento. Non avendo la cuccetta, ma solo il sacco a pelo, ci mettemmo nella cappellina della nave a pregare con un gruppo di Caserta. La nave rullava di brutto e tutti si sentivano male. Io mi sdraiai sul sacco a pelo e dopo qualche Ave Maria mi addormentai. Mi svegliai alle tre. La nave non rullava più ed eravamo tranquilli in mezzo al mare senza più vento e maltempo. Il mio pensiero andò subito alla mia tempesta interiore. Capii che era un segno premonitore, alla pace che avrebbe seguito la tempesta. Arriviamo a Medjugorje ma non troviamo posto in nessun albergo. Era la settimana del festival dei giovani. Rintracciamo il gruppo col quale avevamo pregato sulla nave. La signora molto gentile organizza delle famiglie coi bimbi piccoli e fa uscire due posti per me e Domenico nella stanza del frate che li accompagnava e che era molto scettico sulle apparizioni. La signora però in cambio chiede a me di mettermi a disposizione per le confessioni e a Domenico di fare delle catechesi su Medjugorje. Al pomeriggio eravamo nel cortile dell’albergo rinfrescato da una bellissima capanna di viti con le sedie a cerchio. Su una di esse scorgo il Diario di Suor Faustina, la santa della Divina Misericordia. A caso apro il Diario e mi trovo a leggere i 25 consigli che Gesù detta a Suor Faustina per insegnarle a superare le prove. Rimango basito. Errano due pagine proprio per me, che se messe in pratica aiutavano anche me a superare la crisi. Quel signore di cui era il libro, vide la mia faccia stupita e mi chiese che era successo. Gli raccontai la cosa e lui immediatamente, mi fa una dedica sulla prima pagina e me lo regala. Ancora lo benedico e prego per lui. Quel libro entrando nella mia vita me l’ha risollevata facendomi capire tante cose sul sacerdozio che io non avevo ancora capito. Mi andai subito a confessare, dopo aver chiesto aiuto a Maria e a tutti i santi. E chi ti trovo alle confessioni? Un amico sacerdote di Ischia don Emmanuel. Come non vederci un altro segno del “Dio con noi”? Ritornato da Medjugorje comincio a leggerlo e a meditarlo. Lo finisco a maggio 2008. Ovviamente organizzai un pullman per Medjugorje per andare a ringraziare la Mamma Celeste. Mentre ero lì mi chiamano dalla Rai per un eventuale presenza in una trasmissione su Rai tre condotta da Michele Mirabella. L’argomento era se l’abito fa il monaco. In realtà mi fece cantare con la sola chitarra Innamorami di Te. Rimase molto contento, mi disse: “Lo sa che mi ha fatto pregare. Con questo suo carisma avrà la chiesa piena di giovani”. Ricordo che risposi: “Magari e bastasse solo una bella canzone…”. Credo che anche questa mia partecipazione a questo programma sia stato un dono di Maria. Lo andai a registrare ai primi di luglio, ma andò in onda l’otto agosto, giorno del mio onomastico.

Seconda strofa

Cosa ci posso fare, se sono ancora così.
Un fiume in piena o un deserto da irrigare,
un mare da calmare, un vento da soffiare,
un cielo da rischiarare, 
un pianto da asciugare.


Che patire sono stato e sono a me stesso per queste continue salite e discese, sempre sulle onde di un mare in tempesta. Fin dal seminario il mio carissimo animatore don Maurizio Pepe cercò di aiutarmi a stabilizzare queste discontinuità proponendomi una scuola di psico-pedagogia. Da quegli incontri in settimane full immersioni, tante cose mi hanno aiutato a capirmi e a mettere tanti puntini su tante “ì”. Ma una cosa è prenderne coscienza e una cosa è metterci mano per migliorare. Comunque da allora scorgendo le falle e cercando di aggiustarle, sono arrivato ai miei sessant’anni “suonati”. Capire cosa mi fa scattare reazioni dannose, riuscire in anticipo a controllarle è stato un lavorio costante, ma che ha portato molti frutti. Ovviamente capendo me sono riuscito a capire meglio gli altri. Questa ginnastica mi ha aiutato soprattutto ad essere molto misericordioso. Anzi direi di più: ad essere molto più “umano”.

Ritornello

Forte e debole, con la schiena ancora dritta
con la meta da raggiungere: somigliarTi ancora,
sulla Croce dove sei, vero uomo e vero Dio,
la risposta a tutti i miei “perché?”: somigliarTi ancora.


O Signore quanto bramo, somigliarti almeno un pò in quel dono totale di sé che Tu sei. Mi ritrovo invece a donare sempre piccoli pezzi, piccole cose che mi sembrano tanto insignificanti. E se non fosse che sono convinto che tu non guardi ai risultati ma alla forza che si mette nelle cose, mi sarei già ritirato da un pezzo. E menomale che ho un don Peppino Gambardella, come capo-focolare e un don Virgilio Marone come compagno di viaggio, altrimenti chissà su quale zattera mi trovavo, in mezzo all’oceano della vita. La pazienza di don Peppino è proverbiale, ma chi è Giobbe dell’antico Testamento? L’ho visto combattere contro tutti i mulini al vento che gli sono capitati d’incontrare. Persino uno che gli scrisse in una lettera: “Io si che uso le palle, tu invece le hai messe sull’albero di Natale”. Ad una tale provocazione io avrei reagito con veemenza e conoscendo le mie brutte reazioni spropositate non saprei cosa avrei potuto fare a quell’individuo, che come sacerdote si doveva solo vergognare, invece si faceva scudo del suo potere. Si andrà davanti a Dio e ognuno dovrà rispondere del suo. Spero tanto che quello rinsavisca e muoia in grazia di Dio. Non dico che prego sempre per lui, ma mi sforzo davvero di dare un volto ai tanti Gesù abbandonati che ho incontrato sulla la mia strada. E quell’altro che ovunque andava faceva le catechesi su chi erano i sacerdoti focolari, ovviamente con tutte le bugie che lui sapeva raccontare. Quanti bastoni tra le ruote abbiamo ricevuto. E il monsignore una volta in pensione venendoci a trovare disse: “Che ci puoi fare, l’invidia è una brutta bestia”. Dunque quel livore era dovuto all’invidia. E noi siamo stati crocifissi tante volte per l’invidia di quel nano dello spirito. Anche qui che giganti questi miei confratelli ed io che mi affaccio dalle loro spalle ne sono edificato, ma anche scorticato. 

Special

“Tardi ti ho amato,
bellezza così antica e così nuova,
tardi ti ho amato”, 
sono ancora qui a dirti che ti amo,
a dirti che ci sono, nonostante ciò che sono. 
  

In diverse mie canzoni ci sono frasi di Sant’Agostino. E le ho messe in tempi dove il Papa agostiniano era solo nel pensiero di Dio. Non mi venite a dire che sono di quelli che si fanno belli… per far piacere al Papa. Questa canzone è del 2018 e dunque. “Tardi ti ho amato…”, ma io mi chiedo: ma ti ho mai amato come tu desideri fino al dono totale di me? Sto sempre lì a “un passo dal Cielo” ma questa è un’altra canzone del prossimo e forse ultimo mio lavoro discografico, che come gli altri non interesserà a nessuno… ma io ostinato me lo auto-produco, sapendo che verrò giudicato anche sui talenti che Lui mi ha dato e se guarderà allo sforzo, quello c’è sempre stato, e non ai risultati, probabilmente avrò pure una carezza. “Nonostante ciò che sono”. Natuzza direbbe: “sono un verme di terra”; Sant’Agostino direbbe: “Sono cenere”, “Sono polvere”… modi simili per dire che davanti a Dio si è nulla. Ma se si è “nulla per amore”, allora avviene per alchimia divina una trasformazione. Diventiamo simili a Gesù che si è fatto “nulla per amore” per penetrare il nostro nulla per poterlo elevare ad altezze vertiginose. 

Terza strofa

Cosa ti posso donare, stare sempre nell’amore,
continuare a dare senza utile.
Semino con gioia senza aspettare più,
Sei Tu che vegli e fai nascere.
Sei Tu che pianti e fai crescere.


L’essere in dono è essenzialmente la condizione del cristiano. Se non si è in dono, non si è neanche cristiani. È proprio la donazione che ci definisce come cristiani. Se si dona poco si è poco cristiani, se si dona tutto si è addirittura Gesù. Dal poco al tutto ci giochiamo la nostra esistenza cristiana. Beato chi lo capisce, ma soprattutto chi lo fa. Ovviamente ci chiediamo cosa dobbiamo donare? Tutto lo stipendio? Tutto il tempo? Tutti gli spazi? Tutti i doni ricevuti? C’è una logica evangelica che ho sperimentato tante volte. Quanto ho donato per amore, ritorna benedetto e centuplicato. Potrei raccontare tante storie. Una cosa che ho già raccontato. Entro in seminario ma non avevo i soldi per le rette. Arriva una benefattrice e mi aiuta. Dovevo pagare la rata all’università e non avevo i soldi. Mia sorella Rosa, rinuncia al vestito che voleva comprarsi per Natale. In seguito mia sorella ha avuto bisogno del mio aiuto e ho potuto restituire in mille modi. L’Amore è così si moltiplica donandosi. È l’essenza stessa di Dio. L’Amore trinitario è donazione totale di ognuno dei Tre per ognuno dei Tre. E l’Amore è creativo, sapiente… contiene tutti i doni, tutte le virtù… Se entriamo nella logica del dono, ci ritroviamo nel seno della Trinità-Amore.

Ritornello

Forte e debole, con la schiena ancora dritta
con la meta da raggiungere: somigliarTi ancora,
sulla Croce dove sei, vero uomo e vero Dio,
la risposta a tutti i miei “perché?”: somigliarTi ancora.


La schiena dritta per dire che si è sempre nella Via, ma se ci guardassimo con gli occhi di Dio, chissà quanti “nei” vedremmo. Una pagina del Diario di suor Faustina è emblematica: 

“Una volta venni citata al giudizio di Dio. Stetti davanti al Signore faccia a faccia. Gesù era tale e quale è durante la Passione. Dopo un momento scomparvero le Piaghe e ne rimasero solo cinque: alle mani, ai piedi ed al costato. Vidi immediatamente tutto lo stato della mia anima, cosi come la vede Iddio. Vidi chiaramente tutto quello che a Dio non piace. Non sapevo che bisogna rendere conto al Signore anche di ombre tanto piccole. Che momento! Chi potrà descriverlo? Trovassi di fronte altre volte Santo! Gesù mi domandò: «Chi sei? ». Risposi: « Io sono una tua serva, Signore ». « Devi scontare un giorno di fuoco nel purgatorio ». Avrei voluto gettarmi immediatamente fra le fiamme del purgatorio, ma Gesù mi trattenne e disse: « Che cosa preferisci: soffrire adesso per un giorno oppure per un breve tempo sulla terra? ». Risposi: « Gesù, voglio soffrire in purgatorio e voglio soffrire sulla terra sia pure i più grandi tormenti fino alla fine del mondo ». Gesù disse: « E sufficiente una cosa sola. Scenderai in terra e soffrirai molto, ma non per molto tempo ed eseguirai la Mia volontà ed i Miei desideri ed un Mio servo fedele ti aiuterà ad eseguirla. Ora posa il capo sul Mio petto, sul Mio Cuore ed attingivi forza e vigore per tutte le sofferenze, dato che altrove non troverai sollievo, né aiuto, né conforto. Sappi che avrai molto, molto da soffrire, ma questo non ti spaventi. Io sono con te».” (Diario 36)

La meditazione di questo Diario, mi fa fare sempre grandi esami di coscienza. E ogni volta mi sento così distante… Oimà che patire. Altro che schiena dritta. Mio Dio, confido nella tua Misericordia. Vorrei tanto migliorarmi, ma sempre il fango di questa terra si attacca addosso. Altro che voli in cieli eterei, a volte mi sembra di stare in un allevamento intensivo. Accendi il cellulare: fango; vai su Facebook: fango… Se non mi servisse per mettere gli avvisi parrocchiali per far sapere il da farsi, toglierei anche questo. 

Di nuovo lo Special

“Tardi ti ho amato,
bellezza così antica e così nuova,
tardi ti ho amato”, 
ma sono ancora qui a dirti che ti amo,                                                        
col mio grazie tra le mani, 25 anni orsono.


Col mio grazie fra le mani e dentro al cuore. Erano 25 ma oramai sono più di trenta… Passa “la scena di questo mondo” e come mai non riusciamo a stare fermi nell’attimo presente per poterlo vivere bene. Strattonati da ogni dove si fa fatica a rimanere ben saldi “come tralci alla vite”. “Sono ancora qui a dirti che ti amo”… sento già l’eco delle parole dette a Pietro: “Mi ami? Oggi stesso mi rinnegherai tre volte”… E immagino quando gli starò davanti. Che vergogna. Spero che guardi ai tanti sforzi fatti e che i rimproveri non mi inceneriscano.

“Una volta Gesù mi fece conoscere che quando Lo prego per qualche intenzione, che talvolta mi viene raccomandata, è sempre pronto a concedere le Sue grazie, solo che non sempre le anime le vogliono accettare: «Il Mio Cuore è stracolmo di tanta Misericordia per le anime e soprattutto per i poveri peccatori. Oh! se riuscissero a capire che Io sono per loro il migliore dei Padri; che per loro è scaturito dal Mio Cuore Sangue ed Acqua, come da una sorgente strapiena di Misericordia; che per loro dimoro nel tabernacolo e come Re di Misericordia desidero colmare le anime di grazie, ma non vogliono accettarle. Vieni almeno tu il più spesso possibile a prendere le grazie che essi non vogliono accettare e con ciò consolerai il Mio Cuore. Oh! quanto è grande l'indifferenza delle anime per tanta bontà, per tante prove d'amore! Il Mio Cuore è ripagato solo con ingratitudine e trascuratezza da parte delle anime che vivono nel mondo. Hanno tempo per ogni cosa; per venire da Me a prendere le grazie non hanno tempo. E perciò Mi rivolgo a voi, a voi, anime elette! Anche voi non comprendete l'amore del Mio Cuore? E anche qui è rimasto deluso il Mio Cuore. Non trovo il completo abbandono al Mio amore. Tante riserve! Tanta diffidenza! Tanta cautela! Per tua consolazione ti dirò che ci sono anime che vivono nel mondo, che Mi amano sinceramente; dimoro nei loro cuori con delizia. Ma non sono molte. Anche nei conventi ci sono tali anime che riempiono di gioia il Mio Cuore; in esse sono impressi i Miei lineamenti e per questo il Padre Celeste guarda a loro con un compiacimento particolare. Esse saranno la meraviglia degli angeli e degli uomini. Il loro numero è molto piccolo. Esse costituiscono una difesa di fronte alla giustizia del Padre Celeste ed impetrano la Misericordia per il mondo. L'amore di queste anime ed il loro sacrificio mantengono l'esistenza del mondo. Quello che ferisce più dolorosamente il Mio Cuore è l'infedeltà di un anima che Io ho scelto in modo particolare. Quelle infedeltà sono come lame taglienti che trafiggono il Mio Cuore ».” (Diario, 367)

Questa mistica è straordinaria: 

“Dopo la S. Comunione ho udito queste parole: «Vedi quello che sei in te stessa, ma non spaventarti per questo; se ti svelassi tutta la miseria che sei, moriresti per lo spavento; sappi tuttavia quello che sei. Proprio perché sei una miseria così grande, ti ho svelato tutto il mare della Mia Misericordia. Cerco e desidero anime come la tua, ma ce ne sono poche. La tua grande fiducia verso di Me mi costringe a concederti continuamente grazie. Hai dei grandi ed inesprimibili diritti sul Mio Cuore, poiché sei una figlia di piena fiducia. Non potresti sopportare l'enormità dell'amore che ho per te, se te lo svelassi qui in terra in tutta la sua pienezza. Spesso sollevo per te un lembo del velo, ma sappi che questo è soltanto una Mia grazia eccezionale. Il Mio amore e la Mia Misericordia non conoscono limiti».” (Diario, 718)

Se da una parte c’è l’infinita Misericordia, dall’altra c’è anche l’infinita giustizia:

“In quel tempo domandai al Signore Gesù: «Per chi ancora devo pregare?». Gesù mi rispose che la notte seguente m'avrebbe fatto conoscere per chi dovevo pregare. Vidi l'Angelo Custode, che mi ordinò di seguirlo. In un momento mi trovai in un luogo nebbioso, invaso dal fuoco e, in esso, una folla enorme di anime sofferenti. Queste anime pregano con grande fervore, ma senza efficacia per se stesse: soltanto noi le possiamo aiutare. Le fiamme che bruciavano loro, non mi toccavano. Il mio Angelo Custode non mi abbandonò un solo istante. E chiesi a quelle anime quale fosse il loro maggior tormento. Ed unanimemente mi risposero che il loro maggior tormento è l'ardente desiderio di Dio. Scorsi la Madonna che visitava le anime del purgatorio. Le anime chiamano Maria «Stella del Mare». Ella reca loro refrigerio. Avrei voluto parlare più a lungo con loro, ma il mio Angelo Custode mi fece cenno d'uscire. Ed uscimmo dalla porta di quella prigione di dolore. Udii nel mio intimo una voce che disse: «La Mia Misericordia non vuole questo, ma lo esige la giustizia». Da allora sono in rapporti più stretti con le anime sofferenti del purgatorio.” 

Cosa ci dobbiamo attendere, dunque? Converrebbe non peccare, evitare il male, allontanare le occasioni di sbagliare e poi riparare, riparare, riparare… ma soprattutto amare, amare, amare. In questa realtà così complessa le occasioni di sbagliare sono tantissime, con una parola, un giudizio, uno sguardo, una omissione, una mancanza di pazienza, una intolleranza… Tutte queste cose potrebbero essere anche occasioni per smussare il proprio carattere per diventare più paziente, misericordioso…ecc. Beato chi ci riesce. 

Di nuovo il ritornello

Forte e debole, con la schiena ancora dritta
con la meta da raggiungere: somigliarTi ancora,
sulla Croce dove sei, vero uomo e vero Dio,
la risposta a tutti i miei “perché?”: somigliarTi ancora.


La meta da raggiungere è sempre quella. Se avessi scelto di fare l’eremita, starei io, il Signore, la mia cella, qualche libro. Ma non sono fatto per stare da solo. Se fossi diventato giuseppino, avrei avuto una comunità, una fraternità, la possibilità di andare in missione, di cambiare case e nazioni più spesso. Forse avrei imparato altre lingue, acquisito altre competenze. Ma eccomi tra i diocesani della diocesi di Nola (NA), in una fraternità dell’Opera di Maria. Dunque non un religioso ma quasi. Devo dire che di “focolari” ne ho cambiati almeno tre o quattro. Il più longevo è quello in cui mi trovo ora. Siamo a vita comune, stessa canonica, ognuno la sua stanza, pranzo insieme, spese condivise, anche il conto corrente, condiviso. Si condivide il brutto e il cattivo tempo. Le andate in ospedale, le vacanze, i matrimoni dei parenti… La cosa più “smussante”, il vedersi nuovi ogni mattina. Ripartire con l’amnistia della misericordia, vedere Gesù nell’altro, amarlo come vuole essere amato. Si perché tante volte amando come sai amare non è sufficiente. Se a Virgilio non piacciono aglio e cipolla, meglio non metterle. A Peppino se non sussurri e alzi un pò il volume dai fastidio, mentre per le orecchie di Virgilio più del sussurro, far vedere le labbra è meglio. Il sugo è meglio semplice che pieno di ben di Dio. Le verdure meglio cotte e non far mancare l’insalata e qualche formaggio particolare. La fraternità esige tante cose, ma è vera la frase biblica: “Ecco, com'è bello e com'è dolce che i fratelli vivano insieme!” Sl 133 (132), 1. San Giovanni Berchmans diceva che “mea maxima poenitentia, vita communis”, vabbè, invece di usare i cilici, fruste, cordicelle, cintura di castità, digiuni e altri mezzi, ci sforziamo di volerci bene, facendo tutta la nostra parte e se questa è la massima penitenza, mi piace e la sto facendo volentieri. Il focolare ha salvato la mia vocazione molte volte dagli assalti degli squali diocesani e non solo… Gesù Crocifisso e “abbandonato”, come lo chiamava Chiara Lubich è la chiave di volta di tutta la nostra vita. Per questo dico nella canzone: “Somigliarti ancora, sulla croce dove sei, vero Dio e vero uomo, la risposta a tutti miei perché”

mercoledì 13 agosto 2025

 Ecco il mio piccolo contributo per il tempo del creato 2025: "E sia la pace"

 


 

giovedì 22 maggio 2025

 E' nato finalmente questo lavoro multitracce dedicato agli 800 anni del Cantico delle creature di San Francesco. Nell'ambito degli artisti animatori del Movimento "Laudato Sì" nato in seguito alla Enciclica sociale di Papa Francesco "Laudato sì" del maggio 2015. Sono oramai 10 anni di cammino, c'è stata anche la "Laudate Deum" uscita a ottobre 2024 a rinforzare "la cura" per il Creato, lanciata nel 2025.

In questo splendido lavoro a più mani, cuori e cervelli... ci sono anche due miei lavori di seguito anche corredati da video: Tante stelle e Beati quelli

 
 

 




giovedì 23 maggio 2024

Cara Umanità © Domenico don Mimmo Iervolino SIAE 105221

Il tema del Tempo del Creato 2024 ha anche una canzone. Questa mia. L'ho scritta pensando di scrivere una lettera a tutta l'umanità, tenendo conto anche di quanto scrive Papa Francesco nella Laudato Sì al n. 13: "La sfida urgente di proteggere la nostra casa comune comprende la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale, poiché sappiamo che le cose possono cambiare. Il Creatore non ci abbandona, non fa mai marcia indietro nel suo progetto di amore, non si pente di averci creato. L’umanità ha ancora la capacità di collaborare per costruire la nostra casa comune. Desidero esprimere riconoscenza, incoraggiare e ringraziare tutti coloro che, nei più svariati settori dell’attività umana, stanno lavorando per garantire la protezione della casa che condividiamo. Meritano una gratitudine speciale quanti lottano con vigore per risolvere le drammatiche conseguenze del degrado ambientale nella vita dei più poveri del mondo. I giovani esigono da noi un cambiamento. Essi si domandano com’è possibile che si pretenda di costruire un futuro migliore senza pensare alla crisi ambientale e alle sofferenze degli esclusi." 

 

 

Testo della canzone - 

Cara umanità Cara umanità, 

svegliati dal frastuono non distruggerti da sola, 

non distruggerti la vita. 

Dove abiterai se demolisci la tua casa, 

cosa mangerai se contamini ogni suolo, 

cosa respirerai, se tutta l’aria rendi fetida, 

cosa ti berrai, se in ogni dove lasci fiele. 

Cara umanità se non ti scuoti dal torpore, 

ti castigherai da sola, con le guerre e le illusioni 

Allora sorgi dalle ceneri del male. 

Ovunque c’è una porta chiusa, apri. 

Fai entrare quella luce, che è la sola 

che fa rivivere la vita, spuntare un nuovo sole. 

Allora sorgi dalle ceneri del male. 

Ovunque c’è una stella, fai brillare. 

Fai entrare quella pace, che è la sola 

che semina speranze, e fa spuntare primizie d’ogni bene. 

Cara umanità, ti scrivo questa mia 

perché è giunta forse l’ora che te ne renda conto 

te lo dico con il cuore tra le mani 

se prosegui in quella via non avrai più un domani 

La stessa Creazione attende con tremore 

i figli che la faranno rinsavire. 

Cara umanità se non ti svegli dall’orrore, 

ti castigherai da sola, con gli uomini peggiori. 

Allora sorgi dalle ceneri del male. 

Ovunque c’è una porta chiusa, apri. 

Fai entrare quella luce, che è la sola 

che fa rivivere la vita, spuntare un nuovo sole. 

Allora sorgi dalle ceneri del male. 

Ovunque c’è una stella, fai brillare. 

Fai entrare quella pace, che è la sola 

che semina speranze, e fa spuntare primizie d’ogni bene.

venerdì 8 settembre 2023

Un raggio di Luna un raggio di Cielo

 

Leggendo il bellissimo e sapiente libro di meditazioni di don Pasquale Trani "La luna nel pozzo" dedicato al profeta Geremia, mi è nata questa canzone. Domenico don Mimmo Iervolino posizione SIAE 105221 Un raggio di luna, un raggio di Cielo Non ce la posso fare, devo gridare, anche se non voglio; devo parlare, anche se nessuno ascolta, perché è scomoda la Sua Parola. Non ce la posso fare, a stare in piedi da solo tra falsi eroi e falsi dei idolatrie del potere. E lì nel pozzo sprofondando, nel fango dell’ipocrisia, col destino di una morte certa, attendo un raggio di luna. Con la speranza di uno sguardo nuovo. Misericordia di straniero, che ha più cuore di un fariseo, attendo un raggio di Cielo. Non ce la posso fare a ribadire che solo l’Amore potrà salvare questo mondo dall’autodistruzione. Non ce la posso fare, ma potrei farcela con te, che stai quaggiù con me, nel fondo, in attesa di qualche novità. E lì nel pozzo sprofondando, nel fango dell’ipocrisia, col destino di una morte certa, attendiamo un raggio di luna. Con la speranza di uno sguardo nuovo. Misericordia di straniero, che ha più cuore di un fariseo, attendiamo un raggio di Cielo. E ce la posso fare, se anche tu crederai con me.

Scorrano Fiumi

 Scorrano fiumi


Dal tema del Tempo del Creato 2023, questa canzone a disposizione di chi vuole usufruirne... SCORRANO FIUMI
Scorrano cieli, scorrano monti, scorrano orizzonti… Scorrano maree, scorrano lacrime, scorrano nelle trincee, fiumi di pace, di giustizia e d’amore. Scorrano venti, scorrano nuvole, scorrano popoli… Scorrano vite, scorrano danze, sotto i cieli delle nazioni… fiumi di pace, di giustizia e d’amore… E tutto sarà, e se Dio vorrà, se vorrai anche tu, fiumi di pace. E tutto sarà, e se Dio vorrà, se vorrai anche tu, fiumi di pace, di giustizia e d’amore, allora scorrano nei cuori, fiumi e fiumi d’amore. Scorrano uomini, scorrano donne, che ci credano ancora… Scorrano angeli, scorrano santi, ché la Terra risorga ancora, con fiumi di pace, di giustizia e d’amore. E tutto sarà, e se Dio vorrà, se vorrai anche tu, fiumi di pace. E tutto sarà, e se Dio vorrà, se vorrai anche tu, fiumi di pace, di giustizia e d’amore, allora scorrano nei cuori, fiumi e fiumi d’amore. E tutto sarà, e se Dio vorrà, se vorrai anche tu, fiumi di pace. E tutto sarà, e se Dio vorrà, se vorrai anche tu, fiumi di pace, di giustizia e d’amore, allora scorrano nei cuori, fiumi e fiumi d’amore. DOMENICO MIMMO IERVOLINO - POSIZIONE SIAE 105221 SCORRANO FIUMI (Mi- Do Re)2 Mi- Do Re Scorrano cieli, scorrano monti, scorrano orizzonti… Mi- Do Re Scorrano maree, scorrano lacrime, scorrano nelle trincee, Do Sol Do Re fiumi di pace, di giustizia e d’amore. Mi- Do Re Scorrano venti, scorrano nuvole, scorrano popoli… Mi- Do Re Scorrano vite, scorrano danze, sotto i cieli delle nazioni… Do Sol Do Re fiumi di pace, di giustizia e d’amore… La Mi Re Mi E tutto sarà, e se Dio vorrà, se vorrai anche tu, fiumi di pace. La Mi Re Mi E tutto sarà, e se Dio vorrà, se vorrai anche tu, fiumi di pace, Si- Fa#- di giustizia e d’amore, allora scorrano nei cuori, Mi (Fa#- Re Mi)2 fiumi e fiumi d’amore. Fa#- Re Mi Scorrano uomini, scorrano donne, che ci credano ancora… Fa#- Re Mi Scorrano angeli, scorrano santi, ché la Terra risorga ancora, Re La Re Mi con fiumi di pace, di giustizia e d’amore. Si Fa# Mi Fa# E tutto sarà, e se Dio vorrà, se vorrai anche tu, fiumi di pace. Si Fa# Mi Fa# E tutto sarà, e se Dio vorrà, se vorrai anche tu, fiumi di pace, DOMENICO MIMMO IERVOLINO - POSIZIONE SIAE 105221 Do#- Sol#- di giustizia e d’amore, allora scorrano nei cuori, Fa# fiumi e fiumi d’amore. Si Fa# Mi Fa# E tutto sarà, e se Dio vorrà, se vorrai anche tu, fiumi di pace. Si Fa# Mi Fa# E tutto sarà, e se Dio vorrà, se vorrai anche tu, fiumi di pace, Re#- Sib- di giustizia e d’amore, allora scorrano nei cuori, Sol# (Sib- Fa# Sol#) più volte fiumi e fiumi d’amore.

lunedì 24 gennaio 2022

Come si può? Come si fa?

 




Una canzone che denuncia la deriva dell'occidente... e la mancata consapevolezza dei problemi da parte di gran parte della gente...

With English lyric




martedì 9 novembre 2021

È tutto da rifare

 


"È tutto da rifare"
. Ho ascoltato questa frase in tv detta da Mentana, mentre cadeva il governo Conte (febbraio marzo 2020). È diventata lo spunto per fare una riflessione sulla situazione pandemica, politica e spirituale della nostra società italiana. Infine è diventata il titolo della canzone che adesso vi faccio ascoltare:






Sembra banale, ma molti lo pensano e non sanno da dove cominciare perché "è tutto da rifare". Si sa anche cosa sarebbe buono per l'umanità, ma sembra proprio che non si riesca ad imboccare la strada giusta, perché gli interessi economici vengono prima della salute, prima della pace, prima della democrazia, prima della libertà di pensiero, prima di ogni cosa... Non sia mai che le borse vadano giù. A pagare è sempre il solito popolo "coglione, risparmiato dal cannone" (Trilussa). E sti popoli non imparano mai a non votare, per esempio, i soliti ladri, le solite facce; non smettono mai di ascoltare i soliti discorsi "populisti", ma che poi del popolo, dopo il voto, se ne fregano altamente... Sì, sono molto pessimista, soprattutto dopo aver visto la camaleontata dei 5 stelle, che da movimento che doveva scoperchiare il parlamento come una scatola di sardine, è diventato conforme al sistema politichese-clientelare di sempre con in più i media a cincischiare. Che disgusto totale è la politica italiana, sempre la guerra tra guelfi e ghibellini, mai a vedere un orizzonte di speranza univoco che potesse fare grande questa nazione. Hanno già svenduto tutte le eccellenze italiane, e ora chissà cosa metteranno in vendita o in svendita...


La canzone è una ballata con strofe e un ritornello breve, essenziale, cambia tono tre volte con l'arricchimento di parti musicali molto strumentali. Il cambio di tono porta in alto anche il messaggio che alla fine della canzone lascia l'Italia per dedicarsi alla Santa Madre Chiesa Cattolica, che pure sta attraversando una brutta crisi con tentativi di divisioni sempre più pervicaci. Ma procediamo al racconto del testo e a qualche delucidazione...


Prima strofa


Se la notte se n’è andata in un mare di pensieri:

paura del futuro, paura del domani.

Son svaniti tutti i sogni e non resta che lottare

sulla barca del presente, mentre nasce una speranza…


Ditemi che non è vero. che c'è ancora da sognare qualcosa, per l'Italia, per il mondo intero...Solo il Papa è ancora speranzoso e grida come può che è "tutto da rifare". La "Laudato sì" e "Fratelli tutti", sono un accorato appello a riconoscere che la Terra è un bene comune che va salvaguardato proprio in vista del futuro, ma le orecchie da mercante, ce l'hanno tutti i capi di stato, intenti come sono ad accumulare soldi e potere o detto in mediatico: audience e consensi... Quantunque li avessimo "sgamati" ci portano sempre e comunque dove vogliono loro. Siamo senza speranza dal punto di vista politico-umano, ma in fondo a ogni essere c'è una speranza, ma bisogna sudarsela con impegno costante perché c'è sempre da rifare. Un vecchio detto napoletano dice: "Chi fraveca e sfraveca nun perde mai pret" (Chi costruisce e demolisce, non perde mai pietre), in questo continuo tentare di rifare... magari qualcosa di nuovo nasce. Ma siamo molto sfiduciati, si pensa piuttosto che nel fare e rifare molto si è perso per strada... come la dignità delle persone, la dignità del lavoro, l'onorabilità, la serietà... Tutto a favore di ogni tipo di corruzione. Davvero l'umanità si è ficcata in un vicolo cieco. Volendo fare da sola, senza Dio, si è avventurata nel relativismo più assoluto il cui frutto più amaro è l'ideologia "Gender". Quando non si Sto arrivando! più la differenza tra il bene e il male, l'uomo non riconosce più in sé l'immagine di Dio che l'ha creato maschio e femmina, per puro amore e per la complementarietà dei sessi: due e non 100.000... Ma vediamo cosa dice Gesù sull'Italia che stava entrando in guerra nel 1943 alla mistica Maria Valtorta:


23 ottobre 1943

   Dice Gesù:
   «Questo ti farà soffrire. Ma non posso sempre parlare a te sola, piccola sposa di amore e dolore.
   Scrivi per tutti. La parola di Abdia è la pagina dell’Italia di questo ultimo secolo. Non vi è errore neppure nella descrizione del suolo.
   O Italia, Italia alla quale tanto ho dato e che mi hai dimenticato e hai dimenticato i miei benefizi! E da quel Piemonte, dove è una testimonianza di Dio non inferiore a quella del Tabernacolo mosaico - perché, se in esso erano due tavole scritte dal profeta di Dio, qui vi è la storia della mia Passione scritta con inchiostro di Sangue divino sul lino (sta parlando della Sindone) che la pietà offerse ad avvolgere la mia nudità di Immolato - e da quel Piemonte doveva iniziarsi l’errore che è sbocciato ora in così doloroso fiore e che darà a voi un così attossicante frutto!
   La superbia del cuore, l’eterno peccato dell’uomo, è ve­nuta a traviare i tuoi reggitori, o Italia, i tuoi reggitori ai quali fu fatale l’aver vinto. Sempre è fatale quando il dono di Dio non scende in un cuore di figlio sincero, rispettoso e amante del Padre.
   Il dono fermenta, mescolandosi col suo bene al male che è in voi, e produce un amalgama di distruzione. Distruggete per prima la grazia in voi, poi la benevolenza di Dio per voi, terzo il frutto di essa benevolenza. Nel vostro caso le vittorie iniziali, mescolando il lecito motivo della risurrezione nazionale alla superbia, dalla quale vengono le prepotenze e gli errori, ha distrutto quel bene che Io vi avevo concesso.
   Subito avete sbagliato. Vi siete creduti sicuri perché eravate riusciti. Ma non sapete, o re e governanti, che siete finché Io lo voglio e finché i vostri errori non suscitano il mio: “Basta”? Anche foste divenuti i più potenti della Terra e il vostro trono fosse stato fissato sulle vette dove l’aquila spazia, fatto nelle rocce stesse dei monti che coronano questa terra, incoronato delle mie stelle, un pensiero del mio Volere poteva sbriciolarlo e precipitarne i resti in fonda valle.
   Vi dimenticate troppo che Uno è colui che è Potente e che ogni potenza da Lui viene. Pari a coloro che fanno mal uso della miracolosa sanità riconquistata per pietà divina, voi avete fatto mal uso delle soddisfazioni che vi ho dato e avete pensato poter fare a meno di Me e della mia Legge.
   Non giova, o re e popoli, dare un bugiardo ossequio alla mia Croce e alla mia Chiesa. Occorre vivere la legge della Croce e rispettare realmente la Chiesa. Dio non si irride e non si inganna. Non dovete tentare la sua pazienza infinita.
   Un errore, due errori, dieci errori avete fatto. Vi ho mandato castighi, vi ho mandato gioie, vi ho mandato i miei santi per ricondurvi al Bene. Ai castighi avete risposto con le ribellioni, alle gioie approfittandone per fini umani e talora illeciti, ai miei santi irridendoli. Avete sempre peggiorato. Io aumentavo i benefizi per attirarvi e voi sorridevate allo spirito nemico. Sì che si può dire che in questo popolo e nei suoi governanti “non c’è più prudenza”, non c’è più “saggezza”, ma soltanto superbia, derisione, leggerezza, peccato.
   Avete messo tutto sotto i piedi per farvene sgabello e salire. Ma le cose di Dio non si mettono sotto i piedi. Vanno accettate in ginocchio e con animo di figli, e non usate come mezzi di trionfo umano. Allora, come pietre di un arco trionfale scosse dal fremito dell’ira mia, si sconnettono, precipitano e vi travolgono.
   E travolti siete. Fino ai confini saranno sospinti i tuoi figli, povera terra che non hai più lume divino. Come mandre percosse a tergo da inferociti pastori, i tuoi padroni di ora e di prima ti percuotono i figli, e posto che hai voluto questi padroni di crudeltà in luogo del Padrone santo nelle cui mani stanno benedizioni e pace, e posto che non hai saputo piangere il pianto che ottiene il perdono e lava le colpe, le laverai col sangue mescolato a un pianto lungo e amaro di vinta.
   Dove sono i tuoi amici, o terra che non hai voluto per amico Iddio? A chi tradisce è serbato il tradimento. Ed è inutile e dannoso dire ora: “Fu questo, fu quello il traditore”. Tutti avete tradito. Tradito Dio vostro Padre, tradita la sua Parola di Vita, tradita la vostra coscienza. Siete tanti Giuda. Avete venduto per pochi quattrini e per poche bugiarde promesse i vicini e i lontani, sperando che dal tradire ve ne venisse un frutto. Ma quale, che non fosse veleno? Quale, che non fosse morte?
   Hai esultato dell’altrui rovina. E perché? Per interesse tuo? No. Sei doppiamente colpevole per questo. Hai adorato il vitello che ti pareva d’oro ed era soltanto di polvere dorata. Hai servito i precursori della Bestia. La Bestia ti dà i frutti del suo regno tenebroso. Morte, rovina, miseria, fame, vergogna, servaggio, crollo della fede, delle libertà, dell’onore, e se non vi avvinghiate alla Croce, vostra ultima salvezza, giungerete ad imitare le belve rese idrofobe dalla fame e dall’ira: vi sbranerete l’un coll’altro e crederete satollarvi uccidendo i servi di Dio. Ma non farete che distruggere il Bene che ancora fiorisce fra di voi e divenire iene in veste d’uomo, demoni in veste umana.
   Ma non sentite nelle vostre coscienze gridare la Voce di Dio? Non la sentite tuonare per i cieli chiamandovi ancora una volta per salvarvi? No, non la sentite. E, ciò che è male nel male, neppure coloro che dovrebbero esser usi a percepirla e conoscerla, la sentono più. Hanno veste consacrata ma sconsacrato il cuore. Sono sordi. E, se non odono, come possono fare udire?
   Badate, lo dico una volta ancora. Osservate i segni, voi lettori dei libri di Dio e voi semplici fedeli. I segni sono tremendi. Stornateli con la Croce. Portate fuori le croci e le mie effigi. Cacciate Satana col Cristo Vincitore. Abbiate fede. Abbiate fede. Morite di non aver fede. Vorrei che benediste ogni regione, ogni provincia, ogni città con Me Redentore. Non feste. Non è tempo. Ma vere adorazioni e pure benedizioni per liberarvi da Quello che fa ossessi voi e i vostri padroni di ora e di prima.»
   Gesù mi fa capire che desidererebbe preghiere ai suoi simulacri di Redentore. Per questa plaga,  al Volto Santo. Ma senza feste. Città per città, paese per paese, borgata per borgata.
   Il dovere scrivere certe pagine dolorose è una tortura. Mi sento raggricciare i nervi. Ma come fare?

(fonte: http://www.valtortamaria.com/operaminore/quaderno/1/manoscritto/10/23-ottobre-1943)

Mi piacerebbe sentire qualche "signore dei cavilli", che mettono in discussione tutto, invece di capire se questa voce è di Dio, e se è di Dio perché non la si ascolta?


Seconda strofa

La coscienza di quest’uomo, frantumata dal peccato:

possedere e poi sporcare, l’hanno reso vile e baro.

Ha ammazzato la sua anima, vendendola al nemico,

non si accorge che c’è un baratro alla fine della strada.

 

Le parole dettate da Gesù nel '43 a Maria Valtorta sono anche oggi attualissime. Sembrano dettate anche per l'oggi. Molti credono di essere moderni, trendy, ma si vendono a Satana e stanno producendo altra morte per loro e soprattutto per quelli che credono di essere buoni permettendo invece ai cattivi di fare tutto il male possibile. E così siamo punto e a capo. Dio non si irride...


25 ottobre 1943

   Dice Gesù:
   «L’uomo si crede potere sindacare Iddio e le sue opere.
   Perché fa questo? Per irriflessione soltanto? No, sempre per superbia. È sempre il veleno, uno dei tre veleni di Lucifero, che agisce in lui. Nella sua superbia non valuta la differenza fra lui e Dio, e lo tratta alla pari.
   È vero che Dio vi chiama suoi figli, fatti a sua immagine e somiglianza, ma ditemi, o uomini, nei rapporti fra padre e figlio, che seguano anche unicamente la legge di una coscienza retta, un figlio tratta alla pari col padre suo? No. L’amore del padre non esime il figlio dall’essere rispettoso verso il padre. E il grande amore del figlio, anche per il più buono dei padri, è sempre infuso di riverenza come quello del padre di autorità. Sarà autorità fatta di sorrisi e parole buone, ma sarà sempre autorità che consiglia e regola.
   E dovrebbe essere diverso per il Padre santo? Ma se un padre della Terra merita il vostro riverente, riconoscente amore perché col suo lavoro vi nutre e veste, se merita il vostro rispetto perché la sua esperienza vi guida, se merita la vostra ubbidienza perché egli è la più grande autorità che abbiate come singoli - e tale fu da Adamo in poi - Dio, il Padre che vi ha creato, che vi ha amato, che ha provveduto ai vostri bisogni, che vi ha salvato attraverso il suo Figlio nella parte che non muore, il Padre che regola tutto l’Universo - pensate: tutto l’U­ni­verso - perché sia servo all’uomo e gli dia piogge e rugiade, gli dia luce e calore, gli dia guida e cammino, gli dia cibo e vesti, gli dia voce e conforti, gli dia fuoco e bevanda attraverso il corso dei venti e gli evaporamenti delle acque che formano le nubi che irrorano la terra, attraverso il sole che l’asciuga e feconda e coi suoi torrenti di luce sterilizza dai morbi e consola la vita, attraverso gli astri che simili a eterni orologi e a bussole senza difetto vi segnano l’ora e la direzione del vostro cammino per terre e deserti, per monti e oceani, attraverso le messi, i frutti, gli animali e le erbe, attraverso i canti e i linguaggi degli animali a voi servi, attraverso le piante vive o sepolte da millenni e le sorgenti che non solo dissetano ma curano i vostri mali perché in esse ha disciolto elementi salutari, non deve essere amato, rispettato, ubbidito, servito, questo Dio Padre vostro? Servito non perché siete servi, ma perché è dolce e giusto dare, a chi fa tanto per voi, quel poco che potete dare nella vostra pochezza.
   E voi, figli di Dio e fratelli del Cristo che vi parla per insegnarvi ad amare, non avete che dare al Padre nostro, santo e mirabile - poiché Egli di nulla abbisogna, Signore come è dell’Universo che a Lui ubbidisce come voi non sapete e non volete - non avete che dare amore poiché Egli vuol questo amore da voi come Io, Dio come Egli e Figlio suo santissimo, gli ho dato e gli do.
   Questo il dovere vostro. E come questo dovere si esplichi, ve l’ho già mostrato. Amatelo ubbidendolo e farete il dovere vostro. E, dopo averlo amato con l’ubbidienza alle sue voci d’a­more, non arrogatevi il diritto di lamento se Egli non ve ne compensa ad usura.
   Quale diritto ne avete? Ditevelo sempre: “Non abbiamo fatto che il nostro dovere”. Ditevelo sempre: “Dio lo ha fatto prima di noi”. Ditevelo sempre: “L’apparente mancanza di premio non è che per i sensi. Dio non lascia senza premio chi lo ama e ubbidisce”.
   Sapete voi, polvere spersa al suolo, i segreti dell’Altissimo? Potete voi dire di leggere i decreti di Dio, scritti nei libri del divino amore? Voi vedete il momento presente. Ma che sapete voi del minuto che segue? Non riflettete che ciò che vi può parere un bene nell’attimo presente è un male nel futuro, e che se Dio non ve lo concede è per evitarvi un dolore, una fatica superiore a quella che vivete? Ma se anche fosse, se anche fosse, vi è lecito imporvi a Dio? Che avete fatto di più di quanto dovevate? Non pensate che non voi ma Dio è sempre in credito verso di voi, perché Egli vi dà infinitamente di più di quanto voi gli date?
   O Giustizia che sei Bontà! O Giustizia sublime e santa che sei giusta verso Te sola e sei misericorde verso i tuoi figli! O Giustizia, fiume che non straripa per punire ma per effondere le sue onde fatte dal Sangue santo delle mie vene, fluito sino all’ultima stilla, fatto delle lacrime di Maria, fatto dell’eroismo dei martiri e dei sacrifici dei santi, fiume la cui corrente è Pietà e che preferisci tornare alla sorgente con un miracolo di potenza, perché la Misericordia è il tuo argine ed è più forte del tuo sdegno, e l’Amore è l’altra diga, ed è amore di un Dio che di Se stesso ha fatto baluardo per riparare l’uomo dal castigo e conquistarlo alla Vita!
   Amatela questa Giustizia che si duole di punirvi, amatelo questo Padre il quale compie il suo dovere di padre ed è benigno a non chiedervi l’esattezza nel compiere il dover vostro.
   L’ho detto e lo ripeto: per un atto vero di amore, Dio ferma anche il moto degli astri, revoca il decreto del Cielo. Se la fede può smuovere alberi e montagne, l’amore vince Iddio. Ogni atto di amore vero fa balenare di centuplicati fulgori il divino vortice di fuoco e luce in cui viviamo amandoci, fa trascolorare i Cieli di gioia per la gioia del Dio Uno e Trino, e come da celeste nube fa scendere grazie e perdono anche su chi non sa amare per pietà di chi sa amare.
   Amate e benedite il Signore. Come sapete chiedere e come esigete d’essere ascoltati, sappiate ringraziare. Troppe volte ve ne dimenticate. La grazia di Dio si ritira anche perché siete terre sterili che non sanno esprimere un fiore di riconoscenza per il Padre che vi cura.
   A coloro che sanno ricordarsi d’esser figli anche nella gioia Io dico benedicendoli: “Andate in pace. La vostra fede amorosa vi salva ora e sempre”.»
   Dice ancora Gesù:
   «Bisogna che il granello muoia per diventare cibo di vita. Quando non sarai più di questa Terra, allora verranno a sfamarsi del pane della Parola che Io ti ho dato per i fratelli.
   L’uomo è tal essere che solo davanti all’olocausto si arrende. Io ho ottenuto dopo la morte. Tu non sei di più del tuo Gesù. Non temere. Ciò che ora pare cadere su pietra impenetrabile germinerà quando tu sarai divenuta spiga nel mio Regno. Ma prima viene il lavoro della vita e il buio della morte.
   Ogni missione per riuscire ha bisogno di lacrime, sofferenza, derisione, sacrificio. Lascia che deridano. Poiché non vogliono vedere e udire quelli che più ne hanno bisogno, accumulerò su loro tenebre e silenzio. Né potranno meco rammaricarsene, per­ché loro, e loro soli, hanno voluto questo con la loro pertinacia all’accidia dello spirito, alla superbia dello spirito, alla negazione del potere dello Spirito Santo.
   Che ho detto per chi pecca contro lo Spirito Santo? E non sanno che nel Cristo è il Padre e lo Spirito? E non ricordano che ho detto che il Consolatore sarebbe venuto a portare la Luce? Ma il Consolatore, lo Spirito di Vita, è Uno con la Parola del Padre e col Padre. Negando Me e la Parola che Io sono, si nega il Padre che permette alla Parola di effondersi ancora, si nega lo Spirito che muove la Parola.
   Non rinnegateci. Ma guai a voi se negate lo Spirito che scende con le sue luci a far di una creatura una luce e a purificare col suo Fuoco una carne perché possa trasmettervi le parole della Sapienza. Se lo strumento è vile, Noi che l’abitiamo lo facciamo divenire degno d’essere accettato, esso e ciò che esso vi dice di dovervi dare a nostro nome. Non sta a voi giudicare. Io prendo i poveri e i pargoli per farne i dignitari del Cristo Re.
   “Essi” sono già giudicati, Maria, per la loro pervicacia intrisa di umanità, di quella sola. Lascia che i “morti” si seppelliscano da se stessi. Tu resta nella Vita e procedi. Quando sarai in Essa completamente, verrà la glorificazione e l’amore senza più ostacoli.»

(Fonte: http://www.valtortamaria.com/operaminore/quaderno/1/manoscritto/10/25-ottobre-1943)


Terza e quarta strofa con aumento di tono

 

I Giuda e i Caini stanno ai posti di potere,

e il popolo si beve ogni manfrina…

Ora a destra, ora a sinistra, non c’è Dio che tiene,

la deriva e la fine sono ormai vicine.


I Giuda e i Caini, ci han venduti a mezzo mondo

per i loro portafogli senza fondo.

Un’Italia che doveva essere grande tra le grandi

si ritrova schiava e prona ai nuovi padroni.

 

Vediamo dove porta la corruzione:

28 ottobre 1943

   Dice Gesù:
   «Troppi han voluto mangiare col sangue. E il sangue fa loro nodo nella strozza. Sangue estorto per prepotenza, per orgoglio, per libidine di potere. Troppo sangue è stato sparso ed è sparso sulla Terra da chi ha perduto anche la più piccola concezione del Bene e del Male ed è un ludibrio in mano di Satana, che lo sventola come la sua insegna per abbacinare e traviare i deboli.
   Troppo “illecito” è stato fatto divenire “lecito” solo perché commesso da potenti. Ma pensate, o potenti di un’ora, che l’unico Potente ha già in mano la folgore per incenerirvi, prima, nelle mani i frutti che avete rubato, e poi, se ancora non vi pentite, per incenerire voi.
   Il possesso vero della terra non sarà dato ai violenti, agli omicidi, ai corruttori, ai traditori, ai viziosi. Esso sarà di coloro che vivranno secondo la mia Legge. Voi potrete loro levare questo giorno terreno prima che il tramonto venga; ma nel Giorno tremendo e sfolgorante della mia Venuta essi giudicheranno, con Me, voi, voi che ora vi credete lecito ogni illecito verdetto.
   Guai a voi, allora, quando dietro al Cristo Giudice, la cui Maestà tremenda scuoterà i mondi con un tremito ben più forte di quello che aprì i sepolcri e squarciò il velo del Tempio nell’o­ra della morte mia, guai a voi quando dietro di Me vedrete tutti coloro che avete ucciso e torturato e i cui dolori Io avrò presenti nel giudicarvi per l’eternità.
   Cadono per colpa vostra città, regni, popoli. Avete voluto arciregnare, e con un assolutismo feroce. Vi faccio la solitudine intorno. Rimarrete come colonna superstite di un palazzo crollato. Ma ricordate che a chi vive fra le rovine può accadere d’esser rovinato e che chi fa le rovine è di certo destinato a rovina. E ancora potrete dirvi contenti se nel cadere vi ricorderete che Io sono il Signore del mondo.
   Tu, anima mia, non tremare e non insuperbire. Dannosi ugualmente sono il timore e l’orgoglio. Ti lascino indifferente lodi e scherni. Vivi unicamente nel pensiero di servire la causa del tuo Dio. Gli scherni subiti per la causa di Dio sono già aureola.
   Le lodi! Oh! le lodi degli uomini! Sono la cosa più vana che ci sia e più facile a svanire nel nulla. Più di bolla d’aria che salga da un fondo melmoso, gas di fango putrido, per erompere alla superficie delle acque sulle quali segna un cerchio subito dissolto, tale è la lode degli uomini. Nasce sempre da sentimento umano, trascina con sé i suoi miasmi, rompe lo specchio della pace intima e poi di essa nulla più resta. Beati quelli che, come acqua che vuole restare pura, continuano ad operare in Dio e vanno veloci, lasciando indietro anche il ricordo della inutile lode suscitata passando a contatto della umanità che è solo tale.
   Non ti seducano mai le lodi umane. Pensa sempre che per metà sono fatte da ipocrisia e per l’altra metà da leggerezza. Come oggi ti adulano, domani ti denigrano. Pensa che anche i più buoni, di quella bontà però tutta umana, ti ascoltano per diletto delle parole, non per il succo delle parole. Piacciono i concetti perché armonici e artistici, non meditano il nerbo che li sorregge: “Tu sei per essi come un cantico cantato da voce dolce e soave, essi ascoltano le tue parole ma non le mettono in pratica”.
   Lasciali fare. Peggio per loro. Rifiutano un altro dono della mia paziente Misericordia e, rifiutandolo, accumulano su se stessi i carboni della Giustizia mia, perché ebbero chi nuovamente portò la Parola, e la Parola una volta ancora hanno sprezzato. Una volta ancora si può applicare a questa generazione la profezia[499] di Isaia: “Udrete e non intenderete, guarderete e non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è divenuto insensibile; sono divenuti duri d’orecchi e hanno chiuso i loro occhi affinché non vedano e non ascoltino e non intendano col loro cuore e non si convertano ed Io non li guarisca”.

   Generazione adultera e malvagia, che credi con tanta facilità a chi ti uccide nello spirito e rigetti il Cristo e i suoi profeti che ti vogliono dare la Vita, quante volte, generazione dei già segnati dal segno di Cristo che è un controsenso su voi disposati al Nemico e alla carne, quante volte non ho cercato di salvarti ottenendo in cambio le pietre per i miei profeti e la crocifissione per il tuo Maestro! Generazione stolta e traditrice, generazione di Giuda che mi vendi e baratti per un appetito immondo e rinneghi la Luce per inabissarti nelle tenebre, ben ti venga ciò che vuoi. Morte avrai perché Vita non volesti, e non avrai altri segni a svegliare la tua sonnolenza di crapulona che i segni tremendi dell’ira mia.
   “Ma quando avverrà quello che è stato predetto, ed ecco che viene, allora saprai che in mezzo a te vi è stato un profeta, un servo, una ‘voce’ mia”.
   Figlia, scrivi: “Guai ai pastori i quali pascono se stessi”. Pastori d’anime e pastori di uomini. Miei sacerdoti e capi di nazioni.
   La responsabilità tremenda di essere amministratori di vite e di Vite non può essere esplicata in santità e giustizia altro che se restate nella mia Santità e nella mia Giustizia. Non ve ne sono altre. Fuori di Dio e della sua Legge non vi è onestà continua di opere. Potrete reggere per qualche tempo, ma poi decadete e siete la rovina vostra e altrui.

   Svisate la vostra missione; vi pascete in luogo di pascere. Non vi esaurite nel compito santo e soave di irrobustire e guarire le anime, voi, primi pastori, e nel compito giusto e benedetto di tutelare i vostri sudditi, voi, secondi pastori. Avete perseguitato o trascurato. Avete condannato o ucciso. O tremendo giudizio che vi aspetta!
   Lo ripeto: le disperazioni dei soggetti ricadono su coloro che le suscitano. Ogni smarrimento, ogni bestemmia su chi le fa sgorgare. Ogni agonia d’anime, su quei sacerdoti che non sanno che esser rigoristi e senza carità.
   Guai, guai, guai a voi potenti. Ma sette volte guai a voi sacerdoti. Ché, se i primi portano la morte più ai corpi che alle anime, voi siete responsabili della morte delle anime, cominciando da quelle dei potenti che non sapete contenere, o, quanto meno, non cercate di contenere con un fermo “Non licet”, ma che lasciate operino il loro male per un bugiardo ossequio che è tradimento a Cristo.

   Io ve l’ho detto: “Il buon pastore dà la vita per quella delle sue pecore”. Voi badate a conservarvi la vostra; e le pecore, grandi e piccine, si sono disperse, preda ai feroci, e sono morte per essersi cibate di pascoli malsani.
   Bisogna saper mettere il ferro al piede della grande pianta che nuoce. E non soppesare il pericolo che essa o le sue propaggini vi si rivoltino contro col ferro a togliervi la vita, ma agire per preservare la più alta Vita. Voi questo lo fate sempre meno e la rovina devasta la Terra e la rovina devasta gli spiriti.
   Ora Io vi dico: Ecco, Io stesso diverrò il loro Pastore. Io verrò per radunare le mie pecore. Le radunerò nei miei pascoli fuor dalle caligini delle dottrine stolte e perniciose che dànno le febbri mortali dello spirito. Le separerò, anzi da se stesse si separeranno dai capretti e dagli arieti, perché udranno la Voce che li ama. La udranno non più come ora, attraverso ai miei servi, ma sgorgante come fiume di Vita dalla bocca del Verbo, tornato a prendere possesso del suo Regno.
   Raccoglierò con pietà le mie pecore, anche quelle che la vostra incuria ha rovinato. Ma via, via dal mio gregge i lupi in veste d’agnello, via i pastori infingardi, via gli avidi di ricchezze e di piacere. Chi mi segue deve amare ciò che è netto e onesto. Chi mi segue deve avere carità per il fratello e non impinguarsi lasciando ad altri miseria d’erba calpestata e sporca e acqua intorbidata da mene umane. E questo va anche a coloro che nelle congregazioni di laici non tendono che alle cariche solleticanti la boria. Giù la superbia, se volete essere i miei agnelli, e giù la durezza di cuore. Sono le corna pontute con cui ferite e respingete i mansueti e opprimete i deboli.
   Quando avrò mondato il gregge da ciò che è falso e impuro, nel mio periodo di Re della Pace, istruirò i rimasti per l’ultima istruzione. Conosceranno Me come ora solo gli eletti mi conoscono. Saranno non dodici, ma dodicimila volte dodicimila creature chiamate alla conoscenza del Re. Cadranno le eresie e le guerre. Luce e Pace saranno il sole della Terra. Si nutriranno del germe vivo della mia Parola e non saranno più languenti della fame spirituale. Mi adoreranno in spirito e verità.
   Quando l’ultima rivolta di Satana a Dio avverrà, non mancheranno gli ultimi Giuda fra i chiamati alla conoscenza del Re. L’oro della Città eterna deve essere depurato per tre filtri per poter divenire turibolo davanti al trono dell’Agnello glorioso. E questo sarà l’ultimo filtro. Ma i “fedeli” resteranno fedeli, conosceranno che Io sono con essi e che essi sono il mio popolo eterno.
   Ma fin da ora, o miei diletti, o anima che mi ami e che amo, sappiate che, anche prima che Io venga a radunare il mio gregge per portarlo agli eterni pascoli del Cielo, voi siete i miei amati agnelli. Prima degli altri entrerete nel mio Regno perché voi siete il mio gregge ed Io sono il Signore Iddio vostro, il vostro Pastore che fra voi prende le sue delizie e che vi chiama alla sua dimora per vivere con voi nella Pace serbata ai fedeli di Cristo.»

(Fonte: http://www.valtortamaria.com/operaminore/quaderno/1/manoscritto/10/28-ottobre-1943)


Quinta e sesta strofa con aumento di tono con inframezzo musicale

 

E non va meglio lì nella Santa Madre Chiesa

confusa e dilaniata dai morsi divisori,

confondono cornici con i quadri d’autore

l’essenza con le mode ed il potere…

 

E se Cristo poi ritorna ad affacciarsi qui.

Certo passerà l’inghippo di due secoli d’orrori.

non ci saranno più altre guerre “buone”,

ma verrà un’era nuova di pace e forse amore…

 

chissà se ci sarà tempo per sognare…


Il mondo sta davvero andando verso la fine e le profezie si avverano. Pensate che nel dettato alla Valtorta del 29 ottobre '43, Gesù annuncia i cambiamenti climatici che ora si stanno verificando. Dal '43 si hanno questi dettati, queste profezie che si stanno avverando. Perché Santa Madre Chiesa ancora fatica a rendersi conto della grandezza di queste rivelazioni? Eppure Gesù stesso indica il perché quest'OPERA (quella della Valtorta) è da ritenersi sovrannaturale, basterebbe studiarne la storia della genesi, invece di pararsi dietro a qualche pre-comprensione e a facili giudizi. Ma Dio non ha bisogno degli uomini per dirsi nella storia e vedremo solo con un pò di ritardo i risultati dell'approvazione della Valtorta. Speriamo solo non sia troppo tardi per la cristianità.


29 ottobre 1943

   Dice Gesù:
   «Quando faccio dire a Sofonia (1,2,3) che Io porterò via ogni cosa dalla Terra, gli faccio profetare ciò che avverrà nella antivigilia del tempo ultimo, quello che poi Io annunciai parlando, adombrato sotto la descrizione della rovina del Tempio e di Gerusalemme, della distruzione del mondo, e ciò che profetò il Prediletto nel suo Apocalisse.
   Le voci si susseguono. Anzi posso dire che, come in un edificio sacro elevato a testimoniare la gloria del Signore, le voci salgono da pinnacolo a pinnacolo, da profeta a profeta antecedente a Cristo, sino al culmine maggiore su cui parla il Verbo durante il suo vivere d’uomo, e poi scendono da pinnacolo a pinnacolo, nei secoli, per bocca dei profeti susseguenti al Cristo.
   È come un concerto che canta le lodi, le volontà, le glorie del Signore, e durerà sino al momento in cui le trombe angeliche aduneranno i morti dei sepolcri e i morti dello spirito, i viventi della Terra e i viventi del Cielo, perché si prostrino davanti alla visibile gloria del Signore e odano la parola della Parola di Dio, quella Parola che infiniti hanno respinta o trascurata, disubbidita, schernita, disprezzata, quella Parola che venne, venne: Luce nel mondo, e che il mondo non volle accogliere preferendo le tenebre.
   Io sono il vertice dell’edificio di Dio. Parola più alta e vera della mia non può esserci. Ma il mio Spirito è nella bocca delle “parole” minori, poiché ogni cosa che parla di ciò che è di Dio, è parola ispirata da Dio.
   La carestia e le mortalità delle epidemie saranno uno dei segni precursori della mia seconda venuta. Punizioni create per punirvi e richiamarvi a Dio opereranno, con la loro dolorosa potenza, una delle selezioni fra i figli di Dio e di Satana.
   La fame data dalle rapine e dalle guerre maledette, volute senza giustificazione di indipendenze nazionali ma per sola ferocia di potere e superbia di demoni in veste d’uomini, data dall’arresto, per volere di Dio, delle leggi cosmiche, per cui il gelo sarà aspro e protratto, per cui il calore sarà bruciante e non mitigato da piogge, per cui le stagioni saranno invertite e avrete siccità nelle stagioni delle piogge e piogge nel tempo della maturazione delle messi, per cui, ingannati da subiti tepori o da insolite frescure, fioriranno fuori tempo le piante e si ricopriranno, dopo aver già generato, gli alberi di nuovi inutili fiori che spossano senza frutto la pianta - poiché ogni disordine è nocivo e conduce a morte, ricordatevelo, o uomini - la fame tormenterà crudelmente questa razza proterva e nemica di Dio.
   Gli animali, privi di fieni e di biade, di grani e di semi, periranno per fame e, per la fame dell’uomo, saranno distrutti senza dar loro tempo di procreare. Uccelli del cielo e pesci delle acque, mandre e greggi saranno assaliti da ogni parte per dare ai vostri ventri il cibo che la terra non partorirà più per voi che scarsamente.
   Le mortalità create da guerre e da pestilenze, da terremoti e nubifragi, precipiteranno nell’aldilà buoni e malvagi. I primi per punizione vostra che, privati dai migliori, sempre più peggiorerete; i secondi per punizione loro, che avranno, anzi l’ora prevista, l’inferno per loro dimora.

   La vittima preparata dal Signore per purificare l’altare della Terra profanato dai peccati di idolatria, di lussuria, di odio, di superbia, sarete voi, uomini che perirete a mille e a diecimila sotto la falce aguzza dei fulmini divini. Come erba falciata su un prato in aprile, cadrete gli uni sugli altri: i fiori santi mescolati a quelli velenosi, i morbidi steli mescolati ai pungenti rovi. La mano dei miei angeli sceglierà e separerà i benedetti dai maledetti, portando i primi al Cielo e lasciando i secondi ai tridenti dei demoni per la pastura dell’Inferno. Esser re o mendicanti, sapienti o ignoranti, giovani o vecchi, guerrieri o sacerdoti, non costituirà differenza e baluardo contro la morte. Il castigo vi sarà e tremendo.
   L’occhio di Dio sceglierà i destinati levando le “luci” perché non abbiano più a soffrire della caligine creata dagli uomini congiunti a Satana, levando le “tenebre” generatrici di tenebre perché possedute dal padre delle tenebre: Satana.
   L’occhio di Dio, che penetra nei palazzi, nelle chiese, nelle coscienze - e non c’è sbarrame e non c’è ipocrisia che gli impedisca di vedere - scruterà nel seno della Chiesa: Gerusalemme di ora, scruterà nel seno delle anime e scriverà il singolo decreto per gli ignavi, gli indifferenti, i tiepidi, i ribelli, i traditori, gli omicidi dello spirito, i deicidi.
   No, non pensate che Dio non vi farà né male né bene per le vostre opere. Io ve lo giuro, lo giuro a Me stesso, lo giuro per la mia Giustizia, lo giuro con triplice giuramento, Io vi farò del bene per il bene che farete e del male per il male da voi compiuto.
   Se a voi le immondezze della carne e della vostra vita da bruti vi fanno crosta agli occhi dell’anima per impedirle di vedere Dio, a Dio nulla fa velo. Appesantirò la mia mano su coloro che di essere nel fango si beano e che nel fango vogliono restare nonostante ogni invito e ogni mezzo che do loro per uscirne. Diverranno fango nel fango, poiché del fango del peccato fanno il cibo preferito dalla loro fame impura.
   Il giorno si avvicina, figli che avete rinnegato il Padre. Il tempo della Terra è lungo e breve nello stesso tempo.
   Non era ieri forse che godevate di un onesto benessere dato dalla pace e dalle opere pacifiche che dànno pane e lavoro? Non era ieri forse, o voi che vivete in quest’ora tremenda, che godevate la gioia della famiglia non smembrata e distrutta, la gioia dei figli intorno al desco del padre, del talamo: lo sposo presso alla sposa, del padre curvo sui capi dei bimbi come maestro e amico? Ed ora? Dove è tutto ciò? Rapido come uccello che vola in lidi lontani, quel tempo è passato. Era ieri... ora vi volgete e vedete che un numero di giorni, che l’orrore moltiplica con la sua sanguigna intensità, ve ne separa. Vi rifugiate nel ricordo, ma cumuli di macerie e distese di tombe vi distruggono la dolcezza del ricordo con la realtà del presente.
   Oh! uomini, uomini che insultate Dio con voci di bocca e di cuore credendovi lecito farlo, udite, uomini, la voce di Dio, straziata e straziante, che già tuona sul mondo poiché non le giova parlarvi per bocca dei suoi servi ed amici, e che vi annuncia l’ira sua, e che vi chiama ancora perché di punirvi ne soffre.
   Prima che la cecità degli spiriti vostri sia totale, venite al Medico e alla Luce. Prima che il sangue sia tanto da essere lago di morte, venite alla sorgente della Vita. Radunate le vostre misere capacità di amore e volgetele a Dio. L’Amore vi perdonerà per quelle briciole d’amore, avanzo delle rapine della carne e di Satana, che voi offrirete a Lui.
   A Dio vanno date le primizie e la totalità dei beni. Ma posto che questo non avete saputo fare, o figli che mi siete costati la vita, date al Signore grande, pietoso, potente, quello che ancora vi resta. Nella vostra povertà di spirito, povertà non evangelica ma umana, strappatevi dal cuore l’ultimo picciolo, negate alla carne quel resto e datelo a Me. So che a un mio diletto costa meno il sacrificio della vita, poiché l’amore lo inebbria, di quanto a voi non costi il sacrificio di un bacio. E per il vostro sforzo, sproporzionato all’offerta, vi darò premio sproporzionato al dono. Ve lo darò, purché veniate.
   Chi ben lavorò nell’ultima ora sarà ammesso al Regno come colui che resse l’aratro, fino a cadere su esso, dalla sua aurora alla sua anticipata sera. D’avere dimora diversa in Cielo non vi rammaricherete; là non sono le meschinità delle invidie umane. Ma conquistate questo Cielo che ho creato per voi e che vi ho aperto con la mia morte di Croce. Venite al Signore prima che il Signore venga su voi con la sua maestà di Giudice.
   Riguardo a voi, miei diletti, restate nella via che avete scelta. Turbini e tempeste non potranno farvi perdere la mèta che sono Io, il cui Cuore è aperto per ricevervi col bacio di amore più vivo. Lasciate che cadano regni e popoli, e ciò che ora si crede potente divenga cenere e maceria, e ciò che ora si crede lecito dettare volontà e dottrine divenga polvere stritolata dalla Volontà e dalla Legge di Dio.
   Nel mio breve regno sul mondo sarò Io che regnerò, Io e i resti del mio popolo, ossia i fedeli veri, quelli che non hanno rinnegato Cristo e ricoperto il segno di Cristo con la tiara di Satana. Cadranno allora le bugiarde deità dello strapotere, le dottrine oscene rinneganti Iddio, Signore onnipotente.
   La mia Chiesa, prima che l’ora del mondo cessi, avrà il suo fulgido trionfo. Nulla è diverso nella vita del Corpo mistico di quanto fu nella vita del Cristo. Vi sarà l’osanna alla vigilia della Passione, l’osanna quando i popoli, presi dal fascino della Divinità, piegheranno il ginocchio davanti al Signore. Poi ver­rà la Passione della mia Chiesa militante, e infine la gloria della Risurrezione eterna in Cielo.
   O beatitudine di quel giorno in cui saranno finite per sempre le insidie, le vendette, le lotte di questa Terra, di Satana, della carne! La mia Chiesa sarà allora composta di veri cristiani. Allora, nel penultimo giorno. Pochi come all’inizio, ma santi come all’inizio. Finirà in santità come in santità cominciò. Fuo­ri resteranno i mentitori, i traditori, gli idolatri. Quelli che all’ultima giornata imiteranno Giuda e venderanno la loro anima a Satana nuocendo al Corpo mistico di Cristo. In essi la Bestia avrà i suoi luogotenenti per la sua ultima guerra.
   E guai a chi in Gerusalemme, negli ultimi tempi, si renderà colpevole di tale peccato. Guai a coloro che in essa sfrutteranno la loro veste per utile umano. Guai a coloro che lasceranno perire i fratelli e trascureranno di fare, della Parola che ho loro affidata, pane per le anime affamate di Dio. Guai. Fra chi rinnegherà apertamente Iddio e chi lo rinnegherà con le opere, Io non farò differenza. E in verità vi dico, con dolore di Fondatore eccelso, che all’ultima ora tre quarti della mia Chiesa mi rinnegheranno, e li dovrò recidere dal tronco come rami morti e corrotti da lebbra immonda.
   Ma voi che rimarrete in Me, udite la promessa del Cristo. Attendetemi con fedeltà e amore ed Io verrò a voi con tutti i miei doni. Col dono dei doni: Me stesso. Verrò a redimere e a curare. Verrò a illuminare le tenebre, a vincerle e fugarle. Verrò a insegnare agli uomini ad amare e adorare il Dio eterno, il Signore altissimo, il Cristo santo, il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo. Verrò a portarvi non la pace di questo mondo, eterno distruttore della Pace, ma la Pace del Regno che non muore.
   Esultate, o miei servi fedeli. Questo vi dice la bocca che non mente. Voi non avrete più a temere di alcun male, perché porrò fine al tempo del male, anticiperò questa fine per pietà dei miei benedetti.
   Esultate soprattutto, o voi, miei amati di ora. Per voi ancor più sollecito sarà l’avvento del Cristo e il suo abbraccio di gloria. Per voi già si aprono le porte della Città di Dio e ne esce il Salvatore vostro per venirvi incontro e darvi la Vita vera.
   Ancora un poco e per voi verrò. Come per Lazzaro, l’amico mio, Io vi chiamerò uno ad uno: “Vieni fuori!”. Fuori di questa vita della Terra che è tomba per lo spirito incarcerato nella carne. Fuori. Nella Vita e nella libertà del Cielo.
   Chiamatemi col vostro amore fedele. Esso sia la vampa che fonde le catene della carne e dà allo spirito la libertà di venire presto a Me. Dite il più bel grido scritto da uomo: “Vieni, Signore Gesù”

(Fonte: http://www.valtortamaria.com/operaminore/quaderno/1/manoscritto/10/29-ottobre-1943)

 

(Musica)

 

chissà se ci sarà tempo per sognare…


Papa Francesco 

"Ritorniamo a sognare" p. 9


Da questa crisi possiamo uscire migliori o peggiori. Possiamo fare passi indietro o creare qualcosa che non c’era. In questo momento ciò di cui abbiamo bisogno è l’opportunità di cambiare, di fare posto affinché possa sorgere quel qualcosa di nuovo che ora manca. Come quando Dio dice a Isaia: vieni e discutiamo. Se sei disposto ad ascoltare, avrai un grande futuro. Ma se ti rifiuti, sarai divorato dalla spada (cfr. Isaia 1, 18-20). 


Niente più da aggiungere...