venerdì 12 giugno 2026

 Trenta/sessanta


Era il 2 novembre 2014 e la Mamma Celeste a Medjugorje dava questo messaggio: 

"Cari figli, sono con voi con la benedizione di mio Figlio, con voi che mi amate e che cercate di seguirmi. Io desidero essere anche con voi, che non mi accogliete. A tutti voi apro il mio Cuore pieno d’amore e vi benedico con le mie mani materne. Sono una Madre che vi capisce: ho vissuto la vostra vita e ho provato le vostre sofferenze e gioie. Voi, che vivete il dolore, comprendete il mio dolore e la mia sofferenza per quei miei figli che non permettono che la luce di mio Figlio li illumini, per quei miei figli che vivono nelle tenebre. Per questo ho bisogno di voi, di voi che siete stati illuminati dalla luce e che avete compreso la verità. Vi invito ad adorare mio Figlio, affinché la vostra anima cresca e raggiunga una vera spiritualità. Apostoli miei, allora potrete aiutarmi. Aiutare me significa pregare per coloro che non hanno conosciuto l’amore di mio Figlio. Pregando per loro, voi mostrate a mio Figlio che lo amate e lo seguite. Mio Figlio mi ha promesso che il male non vincerà mai, perché qui ci siete voi, anime dei giusti: voi, che cercate di dire le vostre preghiere col cuore; voi, che offrite i vostri dolori e sofferenze a mio Figlio; voi, che comprendete che la vita è soltanto un battito di ciglia; voi, che anelate al Regno dei Cieli. Tutto ciò vi rende miei apostoli e vi conduce al trionfo del mio Cuore. Perciò, figli miei, purificate i vostri cuori ed adorate mio Figlio. Vi ringrazio! “

La vita sulla Terra è un battito di ciglia, altrove dice che è una passeggiata. Insomma il tempo passa in fretta e le generazioni si susseguono e la lotta tra il bene e il male persiste. Constatiamo che l’umanità sta prendendo una brutta piega. Si allontana sempre più da Dio, specialmente le nuove generazioni, credendo che tutto quello che riguarda la religione, sono cose d’altri tempi e che essere al passo coi tempi bisogna eliminare dall’orizzonte tutto quanto riguarda ciò che è religioso. Anzi avere di questi pensieri significa essere retrò. È ovvio che questo pensiero è stato confezionato da chi voleva indurre a pensare proprio questo. E gli stessi hanno organizzato come avvilire e rendere innocuo il messaggio cristiano facendo leva sui difetti di noi umani e addetti ai lavori, che dovremmo dare l’esempio, ma tante volte ci troviamo anche noi nei gorghi di Satana. Davvero tutto è pilotato da interessi sovranazionali? Se si va su questo website si trovano parecchie cosine che ci convincono che tutto è stato progettato nei minimi particolari e che nessuno di noi è veramente libero (https://www.centrosangiorgio.com/index.htm). Dopo aver letto un paio di articoli, mi sono reso conto di quanto anch’io sono stato influenzato dalla cultura mainstream. Ci facevano credere che quei personaggi fossero i portatori del nuovo e invece erano programmati per distruggere tutti i valori possibili e immaginabili. Valla ora a creare una contro-cultura che smascheri tanta scelleratezza tutta arrivata dagli Stati Uniti coi cantanti e con gli attori, coi registi e i produttori legati e controllati dalle élite di potere soprattutto quelle economiche. 


 E così a trent’anni dalla mia ordinazione sacerdotale e a sessanta dal mio primo vagito, mi faccio la domanda: dove sono arrivato? Dove mi potrei collocare nella cultura di oggi? Chi sono? Chi dovrei essere?

Ascoltiamo la canzone




Il testo della canzone

Prima strofa

Trenta/sessanta e vado ancora avanti.
Trenta di cuore e sessanta di terra.
Trenta di “si” per restare in piedi 
Sessanta di lustri per contare gli anni.
E vado ancora avanti… si avanti.
Vado avanti… Avanti.


Dove sono arrivato? Con semplicità rispondo: da nessuna parte. Soprattutto dal punto di vista artistico. Pur provando tante volte ad “uscire dal seminato”, sono rimasto lì sotterrato dall’indifferenza. Non avendo voluto assumere lo schema del mainstream. Ricordo quando il mio amico don Giorgio di Monopoli, mi portò a conoscere un produttore di Bari. Dopo una breve chiacchierata mi disse: “Se firmi con me ti dovrai dimenticare di essere prete”. Questa frase mi ferì molto. Me ne andai molto rattristato. Non si puntava sulle canzoni, ma sul personaggio che doveva far rumore. Ovviamente non ci pensai neanche due volte e non ci sono ritornato su se non ora che ne sto scrivendo a mo di sfogo. Anche un’altra volta mi proposero un contratto, stavolta erano cattolici. Lo sottoposi ad un consulente dello spettacolo che capì che quel contratto era stato copiato dal suo libro. Costoro probabilmente non sapevano che i contratti per gli artisti era a tempo determinato. Loro me ne proponevano uno a vita. Ovviamente quel consulente telefonò a colui che mi aveva proposto quel contratto, adducendo le sue perplessità e da allora fui cancellato dal giro. Del genere “la verità vi farà liberi”. Dal punto di vista artistico perché le canzoni arrivavano e non le potevo cancellare, me le sono auto-prodotte infilandole in diverse compilation. 
Dal punto di vista religioso, la strada è stata sempre in salita. Poche pianure e poche discese, sempre in salita. Menomale, non mi sono mai tirato indietro dalle difficoltà e poi dal 2000 “in solidum” con don Peppino in una parrocchia di quindicimila abitanti e sempre a lottare con lui dalla parte dei poveri, degli operai e chiunque avesse bisogno e si aggiunse durante la Pandemia, l’impegno per rendere coscienti sui problemi ecologici. Nacque il Circolo Laudato Sì di Pomigliano D’Arco. Ne parlerò più avanti.
Dove mi potrei collocare col mio essere sacerdote e artista cantante e cantautore, nella cultura di oggi? Da nessuna parte. Non c’è posto per uno come me. Sto come sullo spartiacque di un monte. Se cado a destra dov’è il mondo cattolico mi rifiutano perché il prete che canta deve fare solo canti liturgici. Se cado a sinistra mi rifiutano perché sono prete. Si sa che a sinistra o sei contro tutto e tutti o non ci puoi stare. Io invece sono, per quanto riguarda la dottrina, un “talebano cattolico super ortodosso”. Dunque, sono disoccupato. Non ho un posto.

Seconda strofa

Trenta/sessanta le colline e i guadi
Trenta di Cristo, e sessanta di mare.
Trenta in missione ad annunciar il vero.
Sessanta di ellissi attorno al sole, vivo.
E forse son stanco… E forse son vivo.
Si, stanco, ma ancora vivo.


Anche nella Santa Madre Chiesa non ho un posto vero e proprio. Come artista nessuno mi vuole, come prete dopo le lotte pomiglianesi a fianco di don Peppino Gambardella, mi hanno esiliato nell’incrocio tra via Campo e la Provinciale per Cicciano. In una mini frazione di Camposano nella parrocchia dei Santi Martino e Nicola vescovi. Tre metri quadrati, tre chiese messe male da ristrutturare, con entrate irrisorie che fanno ingiallire e impallidire i miei registri. Qua potrei scrivere un altro libro quello sulle irregolarità nella costruzione di questa chiesa e della casa canonica e delle ditte che oramai dopo 10 anni sono intoccabili per la “prescrizione”. Bravo il fu Berlusconi con le sue leggi ad personam, a coprire pasticci indicibili di una generazione che si ritroverà tutta all’inferno. Ma si sa Dio è Misericordia e ci vuole tutti salvi. Un pò di purgatorio però ce lo faremo chi più e chi meno. Io certo per le intossicate per quello che ho trovato qui. Dunque, alla domanda chi sono? Rispondo: E forse son stanco… e forse son vivo… Sono signor nessuno.

“Ritornellone doppio”

Giro e rigiro fra trenta e sessanta
La vita è un soffio che sfugge di mano.
Suono e risuono queste mie note
Annoto dolori e gioie di un bimbo,
lo rivedo lì a sognare il futuro…
lo rivedo lì a sognare il domani …

E ora  canuto e ancora bambino,
Tra le dita la sabbia del tempo che scorre,
le rughe e il grigio sempre più bianco.
Forse sono io, in questo viaggio
Mi rivedo lì, fra i trenta e i sessanta.
Mi rivedo lì, con accanto la Vita.


Si commenta da solo questo ritornellone. Non so quanti anni ho ancora davanti. Lo sa solo Dio, e spero solo di continuare a combattere “la buona battaglia”. Ovviamente non sono San Paolo e non ho ucciso un Santo Stefano, ma con le parole, nella rabbia, chissà quanti Stefano avrò lapidato senza rompergli la testa. A questi chiedo umilmente perdono. Per quanto poi la corona di giustizia, non sono un apostolo, mi aspetto almeno un posticino in Paradiso, anche se San Paolo la predice non solo per se ma anche per tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione (cfr. 2Tm 4, 7-9).

Terza strofa

Trenta/sessanta son migliaia di volti
sfiorati appena o presi nell’anima
Hanno riempito giorni vissuti, notti di veglia.
Anche ai nemici si dona una gioia,
una preghiera che l’amore ristora
su questa strada tra i trenta e i sessanta.


Che impressione quando lessi per la prima volta: “Il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo” e pensando che si riferisse anche a quanti lo avrebbero seguito, col senno di poi, davvero dall’entrata in seminario, non so in quanti posti ho posato il capo e di conseguenza quanti volti avrò incontrato. Per tutti, proprio tutti desidero che una mia benedizione li raggiunga tutti. Gesù fammelo questo dono di benedire tutti, proprio tutti anche quelli che mi sono stati ostili, si sono messi di traverso, mi hanno calunniato… tutti. Anche a loro dono una gioia, una preghiera che l’amore ristora.

Ripetizione del ritornello

Giro e rigiro fra trenta e sessanta
La vita è un soffio che sfugge di mano.
Suono e risuono queste mie note
Annoto dolori e gioie di un bimbo,
lo rivedo lì a sognare il futuro…
lo rivedo lì a sognare il domani …

E ora  canuto e ancora bambino,
Tra le dita la sabbia del tempo che scorre,
le rughe e il grigio sempre più bianco.
Forse sono io, in questo viaggio 
Mi rivedo lì, fra i trenta e i sessanta.
Mi rivedo li, con accanto la Vita.

“Forse sono io”… dopo tutti percorsi di psicopedagogia, di accompagnamento psicoterapeutico, dopo tutte le luci che il Signore mi ha dato e dopo tutto quello che ho letto, studiato e meditato, ancora non so chi sono veramente. Me lo dirà Lui all’incontro, quando sarà, visto che è più intimo di me a me stesso e che mi conosce bene perché sa cosa mi ha sporcato e cosa mi ha ripulito e soprattutto sa se ci ho messo il cuore nel fare le cose che mi sono sempre piaciute, come scrivere canzoni e essere sacerdote a “modo mio”. Certo l’innocenza di quel bambino se fosse stata coltivata, custodita, ma ahimè si diventa adulti in un attimo mentre si segue il sogno, ecco che spuntano demoni che ti fanno credere che i sogni sono altri e stanno in basso non in alto e per scrollarteli da dosso non basta una vita, ma la VITA, che ha preso in se tutte le pene umane, anche le mie, trasformandole in medaglie al valor militare di cui sarà trapunto il vestito che mi darà un giorno. Non mi interessa come sarà quel vestito, spero solo di meritarmelo, non per merito mio, ma per quelli di Nostro Signore Gesù Cristo.

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