mercoledì 28 settembre 2016

Quando torneró

Quanto dolore in questa canzone!
Il dolore che scaturisce dal vedere tanti "addetti ai lavori" di Santa Madre Chiesa invischiati nelle cose del mondo dimentichi della frase del Signore: "Il Figlio dell'uomo quando verrà troverà la fede sulla terra?" (Lc 18, 8). La colpa mica sarà solo della secolarizzazione, del relativismo? Penso sia soprattutto per i peccati degli addetti ai lavori...
Ascoltiamo la canzone e chi può guardi su youtube anche il video...



E' presente nel CD "In fondo all'anima"

Prima strofa

Quale Dio mi dai,
tu che non vivi?
Dici d’essere amore,
ma non lo dai;
dici d’essere dare,
ma non lo sei.

In uno scritto di M.Valtorta Gesù dice: 

"Or dunque ascoltate, e voi e voi, apostoli e discepoli. Voi apostoli avete già sentito questi concetti. Ma ora li capirete con più profondità. Voi discepoli non li avete ancora uditi o ne avete udito frammenti. E vi necessita di scolpirveli nel cuore. Perché Io sempre più vi userò, dato che sempre più cresce il gregge di Cristo. Perché il mondo sempre più vi assalirà, crescendo in esso i lupi contro Me Pastore e contro il mio gregge, ed Io voglio mettervi in mano le armi di difesa della Dottrina e del gregge mio. Quanto basta al gregge non basta a voi, piccoli pastori. 
Se è lecito alle pecore di commettere errori, brucando erbe che fanno amaro il sangue o folle il desiderio, non è lecito che voi commettiate gli stessi errori, portando molto gregge a rovina. Perché pensate che là dove è un pastore idolo periscono per veleno le pecore o per assalto di lupi.
7Voi siete il sale della terra e la luce del mondo. 
Ma se falliste alla vostra missione diverreste un insipido e inutile sale. Nulla più potrebbe ridarvi sapore, posto che Dio non ve l'ha potuto dare, posto che avendolo avuto in dono voi lo avete dissalato lavandolo con le insipide e sporche acque dell'umanità, addolcendolo con il corrotto dolciore del senso, mescolando al puro sale di Dio detriti e detriti di superbia, avarizia, gola, lussuria, ira, accidia, di modo che risulta un granello di sale ogni sette volte sette granelli di ogni singolo vizio. Il vostro sale allora non è che una mescolanza di pietre in cui si sperde il misero granello sperduto, di pietre che stridono sotto il dente, che lasciano in bocca sapore di terra e fanno ripugnante e sgradito il cibo. Neppur più per usi inferiori è buono, ché farebbe nocumento anche alle missioni umane un sapere infuso nei sette vizi. 
E allora il sale non serve che ad essere sparso e calpestato sotto i piedi incuranti del popolo. Quanto, quanto popolo potrà calpestare così gli uomini di Dio! Perché questi vocati avranno permesso al popolo di calpestarli incurante, dato che non sono più sostanza alla quale si accorre per avere sapore di elette, di celesti cose, ma saranno unicamente detriti.

Seconda strofa
Quale Chiesa mi dai,
credente del 2000,
ricca, fiacca, ventosa,
né madre e né sposa.
Quale Chiesa mi dai,
quale Chiesa mi dai?



Voi siete la luce del mondo. Voi siete come questo culmine che fu l'ultimo a perdere il sole ed è il primo a inargentarsi di luna. Chi è posto in alto brilla ed è visto perché l'occhio anche più svagato si posa qualche volta sulle alture. Direi che l'occhio materiale, che viene detto specchio dell'anima, riflette l'anelito dell'anima, l'anelito inavvertito spesso ma sempre vivente finché l'uomo non è un demone, l'anelito dell'alto, dell'alto dove la istintiva ragione colloca l'Altissimo. E cercando i Cieli alza, almeno qualche volta nella vita, l'occhio alle altezze.

Vi prego di ricordarvi di ciò che facciamo tutti, fin dalla fanciullezza, entrando in Gerusalemme. Dove corrono gli sguardi? Al monte Moria, incoronato dal trionfo di marmo e oro del Tempio. E che, quando siamo nel recinto dello stesso? Di guardare le cupole preziose che splendono al sole. Quanto bello è nel sacro recinto, sparso nei suoi atrii, nei suoi portici e cortili! Ma l'occhio corre lassù. Ancora vi prego ricordarvi di quando si è in cammino. Dove va il nostro occhio, quasi per dimenticare la lunghezza del cammino, la monotonia, la stanchezza, il calore o il fango? Alle cime, anche se piccole, anche se lontane. E con che sollievo le vediamo apparire se siamo in una pianura piatta e uniforme! Qui è fango? Là è nitore. Qui è afa? Là è frescura. Qui è limitazione all'occhio? Là è ampiezza. E solo a guardarle ci sembra meno caldo il giorno, meno viscido il fango, meno triste l'andare. Se poi una città splende in cima al monte, ecco che allora non vi è occhio che non l'ammiri. Si direbbe che anche un luogo da poco si abbelli se si posa, quasi aereo, sul culmine di una montagna. Ed è per questo che nella vera e nelle false religioni, sol che si sia potuto, si sono posti i templi in alto e, se un colle od un monte non c'era, si è fatto ad essi un piedestallo di pietre, costruendo a fatica di braccia l'elevazione su cui posare il tempio. Perché si fa questo? Perché si vuole che il tempio sia visto per richiamare con la sua vista il pensiero a Dio. 

Ritornello

Quando tornerò ci sarà più fede,
quando tornerò ci sarà chi muore
per l’onestà o per la verità
o per invidia, per avidità:
è una vecchia e nuova povertà
di questa mia umanità…


Ugualmente ho detto che voi siete una luce. Chi accende un lume a sera in una casa dove lo mette? Nel buco sotto il forno? Nella caverna che fa da cantina? O chiuso dentro un cassapanco? O anche semplicemente e solamente lo si opprime col moggio? No. Perché allora sarebbe inutile accenderlo. Ma si pone il lume sull'alto di una mensola, o lo si appende al suo portalume perché essendo alto rischiari tutta la stanza e illumini tutti gli abitanti in essa. Ma appunto perché ciò che è posto in alto ha incarico di ricordare Iddio e di fare luce, deve essere all'altezza del suo compito.

Voi dovete ricordare il Dio vero.  

Fate allora di non avere in voi il paganesimo settemplice. Altrimenti diverreste alti luoghi profani con boschetti sacri a questo o quel dio e trascinereste nel vostro paganesimo coloro che vi guardano come templi di Dio.
Voi dovete portare la luce di Dio. Un lucignolo sporco, un lucignolo non nutrito di olio, fuma e non fa luce, puzza e non illumina. Una lampada nascosta dietro un quarzo sudicio non crea la leggiadria splendida, non crea il fulgido giuoco della luce sul lucido minerale. Ma langue dietro il velo di nero fumo che fa opaco il diamantifero riparo.
La luce di Dio splende là dove è solerte la volontà a pulire giornalmente dalle scorie che lo stesso lavoro, coi suoi contatti, e reazioni, e delusioni, produce. 
La luce di Dio splende là dove il lucignolo è immerso in abbondante liquido di orazione e di carità. 
La luce di Dio si moltiplica in infiniti splendori, quante sono le perfezioni di Dio delle quali ognuna suscita nel santo una virtù esercitata eroicamente, se il servo di Dio tiene netto il quarzo inattaccabile della sua anima dal nero fumo di ogni fumigante mala passione. Inattaccabile quarzo. Inattaccabile! (Gesù tuona in questa chiusa e la voce rimbomba nell'anfiteatro naturale). 
Solo Dio ha il diritto e il potere di rigare quel cristallo, di scriverci sopra col diamante del suo volere il suo santissimo Nome. Allora quel Nome diviene ornamento che segna un più vivo sfaccettare di soprannaturali bellezze sul quarzo purissimo.
  
Ma se lo stolto servo del Signore, perdendo il controllo di sé e la vista della sua missione, tutta unicamente sovrannaturale, si lascia incidere falsi ornamenti, sgraffi e non incisioni, misteriose e sataniche cifre fatte dall'artiglio di fuoco di Satana, allora no, che la lampada mirabile non splende più bella e sempre integra, ma si crepa e rovina, soffocando sotto i detriti del cristallo scheggiato la fiamma, o se non si crepa fa un groviglio di segni di inequivocabile natura nei quali si deposita la fuligine e si insinua e corrompe. 

Terza strofa

Quale volto mi dai,
tu che non vivi?
Troppo tempo allo specchio
senza guardarti in faccia,
nello scheletro un buco,
niente amore che batte.


Guai, tre volte guai ai pastori che perdono la carità, che si rifiutano di ascendere giorno per giorno per portare in alto il gregge che attende la loro ascesi per ascendere. Io li percuote- rò abbattendoli dal loro posto e spegnendo del tutto il loro fumo.
Guai, tre volte guai ai maestri che ripudiano la Sapienza per saturarsi di scienza sovente contraria, sempre superba, talora satanica, perché li fa uomini mentre - udite e ritenete - men- tre se ogni uomo ha destino di divenire simile a Dio, con la santificazione che fa dell'uomo un figlio di Dio, il maestro, il sacerdote ne dovrebbe avere già l'aspetto dalla terra, e questo solo, di figlio di Dio. Di creatura tutt'anima e perfezione dovrebbe avere aspetto. Dovrebbe avere, per aspirare a Dio i suoi discepoli. Anatema ai maestri di soprannaturale dottrina che divengo- no idoli di umano sapere.
Guai, sette volte guai ai morti allo spirito fra i miei sacerdoti, a quelli che col loro insapore, col loro tepore di carne mal viva, col loro sonno pieno di allucinate apparizioni di tutto ciò che è fuorché Dio uno e trino, pieno di calcoli di tutto ciò che è fuorché soprumano desiderio di au- mentare le ricchezze dei cuori e di Dio, vivono umani, meschini, torpidi, trascinando nelle loro acque morte quelli che li seguono credendoli "vita".

Quarta strofa

Quale mondo mi dai,
qual domani distratto,
distrutto già sono
dai tuoi tiepidi passi.
Accendi una luce
su quel lucernario
o morirai ubriaco
del tuo stesso misfatto.


Maledizione di Dio sui corruttori del mio piccolo, amato gregge. Non a coloro che periscono per ignavia vostra, o inadempienti servi del Signore, ma a voi, di ogni ora e di ogni tempo, e per ogni contingenza e per ogni conseguenza, Io chiederò ragione e vorrò punizione.
Ricordatevi queste parole. Ed ora andate. Io salgo sulla cima. Voi dormite pure. Domani, per il gregge, il Pastore aprirà i pascoli della Verità».

Davvero esaltante e nello stesso tempo inquietante!

Secondo  e terzo ritornello (nel terzo aggiungo una frase nuova...)

Quando tornerò ci sarà più fede,
quando tornerò ci sarà chi ama
l’onestà, la verità
o quel potere di Satana:
è una vecchia e nuova povertà
di questa mia umanità…
che se mi ama risorgerà


Oggi giorno, il neofariseismo è di moda e dietro a presunta sapienza, spesso, solo o troppo umana e, spesso abbellita da belle frasi ad effetto di "pinco" o di "pallo" della cultura atea tout court, si nascondono "figuri incollettati" dediti troppo spesso a cose che non sono DIO.

Ebbene questa canzone "Quando tornerò..." è nata dopo aver digerito le prime ingiustizie di un sistema spesso bigotto e aggiungerei "corrotto" dal quale, con l'aiuto di amici-fratelli, che la sapevano più lunga di me, e fidandomi di loro, non mi hanno fatto cadere "nel fango". Anzi mi hanno aiutato a saper discernere e a saper scegliere sempre la luce. Che toccasana è stata per me la comunità sacerdotale focolarina di cui faccio parte da quando ero ancora seminarista!

Il testo intero della canzone:

Quale Dio mi dai,
tu che non vivi?
Dici d’essere amore,
ma non lo dai;
dici d’essere dare,
ma non lo sei.

Quale Chiesa mi dai,
credente del 2000,
ricca, fiacca, ventosa,
né madre e né sposa.
Quale Chiesa mi dai,
quale chiesa mi dai?

Quando tornerò ci sarà più fede,
quando tornerò ci sarà chi muore
per l’onestà o per la verità
o per invidia, per avidità:
è una vecchia e nuova povertà
di questa mia umanità…

Quale volto mi dai,
tu che non vivi?
Troppo tempo allo specchio
senza guardarti in faccia,
nello scheletro un buco,
niente amore che batte.

Quale mondo mi dai,
qual domani distratto,
distrutto già sono
dai tuoi tiepidi passi.
Accendi una luce
su quel lucernario
o morirai ubriaco
del tuo stesso misfatto.

Quando tornerò ci sarà più fede,
quando tornerò ci sarà chi ama
l’onestà, la verità
o quel potere di Satana:
è una vecchia e nuova povertà
di questa mia umanità…

Quando tornerò ci sarà più fede,
quando tornerò ci sarà chi ama
l’onestà, la verità
o quel potere di Satana:
è una vecchia e nuova povertà
di questa mia umanità…

che se mi ama risorgerà…


Che dire a chiosa di quest'altro commento a questa canzone così particolare?
Questo grido di Gesù, mi sta sempre dinanzi e mi rimprovera quando con la mente o con il cuore svicolo e mi rimette in rotta, verso l'unica meta possibile.
Mi viene da pregare il Salmo 138:

SALMO 138, 1-12  

Signore, tu mi scruti e mi conosci, *
tu sai quando seggo e quando mi alzo.
Penetri da lontano i miei pensieri, *
mi scruti quando cammino e quando riposo.

Ti sono note tutte le mie vie; †
la mia parola non è ancora sulla lingua *
e tu, Signore, già la conosci tutta.

Alle spalle e di fronte mi circondi *
e poni su di me la tua mano.
Stupenda per me la tua saggezza, *
troppo alta, e io non la comprendo.

Dove andare lontano dal tuo spirito, *
dove fuggire dalla tua presenza?
Se salgo in cielo, là tu sei, *
se scendo negli inferi, eccoti.

Se prendo le ali dell'aurora *
per abitare all'estremità del mare,
anche là mi guida la tua mano *
e mi afferra la tua destra.

Se dico: «Almeno l'oscurità mi copra *
e intorno a me sia la notte»;

nemmeno le tenebre per te sono oscure, †
e la notte è chiara come il giorno; *
per te le tenebre sono come luce.


E con questa preghiera concludo e mi rimetto nelle mani dell'Eterno e della sua Misericordia.
Alla prossima canzone per dare e cantare Dio.

Ecco il collegamento alla mia webTv dove si può riascoltare la puntata andata in onda su Radio Fra Le Note martedì 4 Ottobre 2016: http://livestre.am/5qZuO



 

martedì 20 settembre 2016

E la vita é così

Non E' l'ultima arrivata tra le mie canzoni (estate 2016). Ha avuto la fortuna di avere subito un arrangiamento e di essere consegnata ai destinatari:  Salvatore e  Angela per il loro 25° di matrimonio.
Detto così sembra niente, ma la storia parte da qualche anno fa, quando mi arriva una e_mail in cui Salvatore mi chiede gli accordi di una mia canzone: "Mamma Maria". Una canzone in napoletano dedicata alla Mamma Celeste, che a lui era piaciuta fino a farlo piangere. Non solo gli invio gli accordi e il testo della canzone, ma tutto il Cd in cui era inserita. Da lì nasce la nostra simpatica amicizia. Ascoltiamo "Mamma Maria"in un live di qualche anno fa...

Salvatore mi invita a cantare per un incontro diocesano dei giovani cresimandi ed io lo invito in parrocchia a dare la sua testimonianza. È sposato, ha tre figli ma soprattutto è diacono permanente e responsabile diocesano per la pastorale familiare.


Con la sua spontanea fantasia e la sua voglia di far arrivare il Vangelo a quante più persone, ha organizzato anche una band musicale: i "Giovani DAY" e va in giro ovunque lo chiamino a dare la sua testimonianza in canzoni. In un'occasione in cui dovevo cantare in un loro spettacolo propongo di accompagnarmi con la loro strumentazione, invece di usare le solite basi. Cominciamo a provare, a suonare al meglio che potevamo, soprattutto a divertirci. Arriva lo spettacolo, e poi ne arriva un altro, e poi un altro...

A giugno scorso (26 giugno 2016) mi invita a cantare le mie canzoni dedicate alla Madonna e ne nasce una preghiera-concerto, che mi ha infuso nuova linfa, nuove energie.

In quell'occasione mi comunica il sogno di realizzare uno spettacolo in cui poter duettare con Giosy Cento, Giuseppe Cionfoli e me in occasione del suo 25° di matrimonio e butta lì una richiesta: "Mi piacerebbe che mi scrivessi una canzone per l'occasione".  Non ho detto di no, ma nenache di sì. Infatti, non è che posso dire a me stesso, mettiti a tavolino e scrivi. Le canzoni, qualcuno ha scritto e cantato: "nascon da sole, son come i sogni e a noi non resta che scriverle in fretta sennò poi  svaniscono e non ritornano più..."( Vasco, Una canzone per te). Ebbene mentre scendevo a valle, da Castelvetere sul Calore (situato a quasi 700 metri slm) in provincia di Avellino, dalla frescura verso la calura e l'umidità pomiglianese, pensando ai racconti che Salvatore faceva della sua vita durante le sue testimonianze, mi sembrava di scorgervi tre momenti salienti.
1. L'episodio che durante il suo matrimonio s'è rivelato quasi una profezia. La macchina che doveva trasportare gli sposi dovette essere spinta. Anche la vita di Salvatore non è stata facile, molte volte si è ritrovato a spingerla con l'aiuto soprattutto di Angela, sua moglie, dei genitori e dei suoceri ed ora anche dei suoi figli. Lavorando alla ex Fiat di Avellino, ora FCA, è stato per anni in cassa integrazione e si sa che con lo stipendio dimezzato diventa tutto più difficile, ma lui non si è perso d'animo e insieme ad altri si è inventato mille cose pur di sbarcare il lunario. Quando sono andato per la Messa dell'anniversario di matrimonio il 10 settembre, mi ha raccontato, che ha di nuovo dovuto spingere la macchina... (proprio un segno del destino...)
2. Un altro episodio importante della sua vita è stato il terremoto dell'Irpinia del novembre '80. Lui, seminarista del minore, stava guardando insieme al Rettore e agli altri, la partita Juve-Inter. Se non fossero stati in quella stanza sarebbero morti tutti. Solo la parte di seminario dove erano loro rimase miracolosamente in piedi. Dunque la Provvidenza aveva deciso altro per lui. Frequentando la parroccchia e il coretto parrocchiale, la sua primaria vocazione riceve un terremoto stavolta emotivo. Si innamora follemente di Angela. Dice al Rettore i suoi sentimenti e viene aiutato a fare la cosa più giusta e la fa dopo qualche anno e dopo un bel cammino di preparazione al matrimonio dice il suo primo "Sì" condiviso da Angela. Quest'ultima di poche parole lavora, lavora, lavora, sa fare la sarta e diventa sempre più brava.
3. Quando le cose cominciano ad aggiustarsi, arriva il primo figlio, poi il secondo e matura anche il desiderio di diventare Diacono permanente. Ne parla con Angela, acconsente. Si prepara e finalmente riceve l'Ordinazione diaconale e qui il terzo episodio che descrivo nella canzone: il nuovo Sì" che "vicino a quell'altro riempie di Cielo la Vita"...
Ascoltiamo la canzone...

 

Come è nata?  
Ero tornato da Medjugorje dove mi ero scaricato di tanta tensione accumulata per un anno intero e caricato per affrontare l'ultimo impegno estivo, la festa della Madonna del Carmine e, tra una cosa e l'altra, mi viene l'ispirazione per la canzone. La butto giù come dettata da qualcuno e quando succede questa cosa mi meraviglio di me stesso, perché da una parte so che può essere una cosa che dopo mi piace, e dall'altra non vedo l'ora di finirla e rifinirla per vedere com'è e stupirmi di quanto partorito. Il giro di accordi è semplice e quando le cose sono semplici sono pure belle, lo dico per esperienza, non per saccenteria. Infatti, quando impiego molto tempo nello scrivere una canzone, alla fine nemmeno mi piace, e la lascio inesorabilmente lì finché poi non la butto nel cestino.
Nel giro di un paio d'ore ho la canzone, la canto e la ricanto più volte e poi la registro col telefonino. Avrei voluto fare una sorpresa a Salvatore, ma sono così curioso di vedere la sua reazione, che subito gliela mando per whatsApp.
Mi richiama nel giro di poco tempo raccontandomi fra i singhiozzi cosa gli era capitato. Un suo collega vedendolo in lacrime pensava che non stesse bene, lo voleva portare in infermeria...

Adesso bisognerebbe ascoltare la versione che mandai a Salvatore solo con voce e chitarra.

L'arrangiamento: mission impossible
L'estate avanzava, bisognava incastrarmi con Niki Saggiomo, il mio collaboratore per gli arrangiamenti. A Luglio so che va in ferie con moglie e figli. Mi dice: mandami l'mp3 appena ho un pò di tempo lo organizzo. Lui torna dalle ferie, ma sono io che parto per alcuni concerti a Ischia e non abbiamo il tempo di registrare la voce. Il 13 agosto mi manda la base musicale, che ascolto e riascolto per imparare a cantare bene il testo oramai pronto e aggiustato anche nelle minuzie. Faccio il concerto del 14, del 15. Il 16 mattina avevo accompagnato l'altro artista che aveva concertato con me al traghetto e al ritorno avrei voluto dormire ancora. Sento invece che devo riascoltare la base della canzone, registraci la voce il meglio possibile e inviarla a Salvatore perché m'è venuta l'idea di farla cantare anche a lui e ai figli e così almeno loro avrebbero fatto una sorpresa ad Angela.
Intanto con due amici sacerdoti di Ischia, Pasquale e Luigi, decidiamo di andare in vacanza assieme, in montagna, prendiamo contatto con Salvatore che ci propone un agriturismo vicino Castelvetere. Il 18 sera siamo lì. Il 19 mattina con Salvatore e figli, siamo nella sala prove a registrare le loro voci, anche quella di Emanuele, il più piccolo dei figli di Salvatore.
Invio i file a Niki che per la fine di Agosto ha il pezzo finito, ma la mia voce è quella registrata alla buona il 16 mattina. Occorreva andare da lui il primo settembre e cantarla, anche perché mi serviva per il 3, giorno del gran concerto con Giosy e Cionfoli.
Il primo settembre sono da Niki, ma la mia voce non esce come era uscita quella mattina del 16 agosto. E non mi ricordavo neanche più il motivo. Infatti, negli ultimi 10 giorni ero stato a Loppiano per una scuola di spiritualità e tutto avevo fatto tranne che cantare. Allora decido di lasciarci la voce del 16 mattina con l'eco della stanza da letto. Infatti Niki mi diceva: "ma perché ci hai messo questo effetto?" Ed io: "ma quale effetto?" Infatti, andando a vedere la registrazione originale non avevo aggiunto nessun effetto, mi ero solo organizzato per registrare la voce il meglio possibile. L'eco era quello della stanza senza mobilio dove c'era solo il letto e un tavolo e qualche sedia. Infatti, quando mi reco a Ischia dai miei amici sacerdoti non vado mai all'hotel cinque stelle, ma sempre in case che qualcuno mette a disposizione per carità fraterma e tutto il resto è scoutismo spartano.

Anche il video
Quando il 2 settembre vado a fare le prove a Castelvetere, Salvatore non contento della canzone oramai finita, mi chiede: "Non me lo fai il video?". Non dico di nò, ma solo: "Se c'è tempo lo farò". La mattinata del tre settembre, seleziono dei video da internet che mi sembravano buoni e intonati al tema, Salvatore mi manda il video della macchina spinta durante il suo matrimonio e qualche foto, per l'una riesco a finire il video. Ci metto le parole, mi sembra abbastanza buono. 

La sera del tre arrivo sul posto del concerto e trovo Salvatore che era disperato perché non funzionavano alcune casse. Gli dico: "Hai fatto la benedizione a tutto?". E lui:"Non ci ho pensato". Allora benediciamo tutto. Benedico tutti gli strumenti, si trova il problema e le casse funzionano. Si finisce di montare e finalmente si fa la prova. Intanto arriva la gente, arriva don Giosy, Cionfoli, anche loro provano. Arriva il momento della Messa. Siamo tutti instolati e mi chiedo: "chi presiede?". Don Giosy mi si avvicina: "Io sto spesso qui, stasera presiedi tu". Mi cade il mondo addosso. Non avevo preparato niente, nessuna omelia. E poi credevo fosse venuto il Vescovo... Mi hanno incastrato nuovamente. Afferro il testo della canzone e durante l'omelia lo spiego un pò facendo venire l'appetito di ascoltarla e di vedere il video.
Carissimo Salvatore, carissima Angela, mi dovete spiegare cosa ha voluto dire il papà di Salvatore, quando mi ha detto: "Anche a te ha fatto correre mio figlio vero?". Sono rimasto basito. Salvatore hai questo potere di farci correre? Di metterci in moto? Ebbene, sono contento di avere un amico che mi mette in movimento... ne ho già un altro che mi fa fare la trottola da trent'anni... ci sono abituato.

giovedì 21 luglio 2016

Desideri Infiniti

San Vincenzo Pallotti, mi ha ispirato questa canzone. Confluita nel CD "In fondo all'anima" (2015),
 esprime davvero la mia anima in questo superamento dei "cinquanta". La continua scoperta di Dio Amore e delle sue carezze o delle sue strigliatine, rendono le mie giornate vive, piene, senza cedimenti. Ascoltiamo la canzone:





Il testo di San Vincenzo Pallotti da cui ho preso spunto è il seguente:
 
Dio mio,  amore infinito
dilata le pareti del mio cuore.
Entra Tu nell’anima mia
e spazza via ciò che è  male
opera Tu,  guidami Tu,
usami Tu   e agisci  Tu attraverso me.
Voglio amarti, conoscerti e  abbandonarmi a Te,
come Tu mi ami , mi conosci e hai fiducia in me.
Mio Dio più ti amo, più mi sento nulla e,
per tuo volere, più mi sento tutto in Te.
Mio Dio, Padre mio, tutto mio,
questa è la  vera Sapienza e questa è la pienezza della vita: Amarti.
Mio Dio, non Ti voglio più lasciare.
Il tuo Amore infinito e la tua Misericordia infinita
ti hanno incatenato a me: sei tutto mio!
Dio mio, misericordia mia infinita riempimi di Te.
Immergimi nel mare della Tua infinita Misericordia.
Dio mio amore infinito dell’anima mia
fa che  diffonda intorno a  me il tuo amore
e che ogni tua creatura ti conosca e ami in eterno.
Dio mio, tutto mio,  attirami e fondimi in Te.
Dio mio, amore mio infinito, io mi perdo  in Te.




Questo testo proprio così come l'ho riportato mi fu dato da Suor Stella Marotta, suora della famiglia di San Vincenzo Pallotti, col desiderio di inventare un musical dedicato a San Vincenzo, loro fondatore. Come sappiamo la storia la scrive Dio e per vari motivi la cosa non si concretizzò, ma la canzone è rimasta come prima pietra del progetto. Perché rispecchia nettamente la mia anima, ho voluto farla arrangiare e poi inserirla nel progetto: "In fondo all'anima".


Dallo scritto del Santo alla canzone che ne è scaturita: Desideri infiniti


Dilata il cuore mio, amore infinito.
Dimora dentro me, amore mio.
Dall’anima mia, spazza via,
tutto quello che non è Te.



Opera, guidami, agisci in me
Amarti, conoscerti è Vita-Vera
Abbandonarmi in Te, per esserTi
Riavermi in Te, Amore infinito.


Più Ti amo, e più son nulla d’amore,
Vera Sapienza è amarti
Chi non ti gode qui, non potrà di là…
Pienezza di Vita, amore-amore, mio.



Nell’Uno e Trino Amore,
agape…misericordia,
viene e va, dentro e fuori,
pericoresi… kenosi infinita…
Croce, dono di sé eterno Amore.

Se ci stai dentro sai e non da fuori
Entra e capirai, chi è l’AMORE.
Se ci stai dentro sai e non da fuori
Entra e capirai, vedrai l’AMORE.



Non dire mai, che tu non puoi,
è misericordia pura che innalza già,
dal fango della storia, per vette da vertigini…
per cuori impavidi, senza barriere…



Ci attira già, nel noi divino,

ci fonde già, nell’Uno e Trino,
infinito, indicibile, perdersi
è ritrovarsi in Dio.


Dilata il cuore mio all’ infinito
incatenato a me, amore mio
nell’anima mia Tu prigioniero

profondità d’amore in cui mi perdo



Nell’Uno e Trino Amore,
agape…misericordia,
viene e va, dentro e fuori,
pericoresi… kenosi infinita…Croce,
dono di sé eterno Amore.


Se ci stai dentro sai e non da fuori
Entra e capirai, chi è l’AMORE.
Se ci stai dentro sai e non da fuori
Entra e capirai, vedrai l’AMORE.




Certamente qualcuno mi dirà che c'è una forte personalizzazione. Credo che sia inevitabile. Gli scritti mi danno un input, poi l'estro, il talento, decide cosa deve venir fuori. Ho cercato di incanalare i passaggi decisivi, le profondità spirituali che mi erano più consone ed venuta fuori una struttura circolare, che avanza e poi arretra (con le tonalità) per arrivare sempre al centro del messaggio ritornello. Le strofe si dividono in due parti. La prima parte con un giro armonico do7+ la- si-7, e la seconda parte della strofa che sembrerebbe un ritornello ma non lo è, tra sol e re. Con la seconda strofa la melodia aumento di un tono. Poi si aggancia il reale ritornello che è al centro della canzone proprio per significare che Dio ci abita, ci sta dentro. La canzone, poi, musicalmente si ripete come dall'inizio... e il cerchio si richiude con un sassofono struggente.



Primo step. Chi era San Vincenzo Pallotti?
Da Santi e beati: http://www.santiebeati.it/dettaglio/31050


Va bene, è un buon prete. Ottima preparazione, confessore al Seminario Romano e al Collegio Urbano di Propaganda Fide, attivo in molte opere di carità. Ma perché fondare una “società per l’apostolato cattolico”, come se per questo non ci fossero già le strutture della Chiesa? E, per di più con laici, uomini e donne? Vincenzo Pallotti, romano, nato nel 1795 e prete dal 1818, va incontro a diffidenze e ostacoli nel mondo ecclesiastico perché come pochi altri (don Nicola Mazza a Verona, per esempio) capisce ciò che il tempo esige dai cattolici.
Dopo il tornado della Rivoluzione francese e di Napoleone, vescovi, preti, religiosi, studiosi, si spendono generosamente in difesa della fede. E lui vede e apprezza. Ma dice che non basta, non basta più: il problema vero non è proteggere il recinto dei credenti. No, ora bisogna conquistare altri credenti ancora, dappertutto, abbattendo i recinti. E aggiunge: questo è compito di tutti, perché ogni singolo cristiano ha il dovere di custodire la fede e di diffonderla dove non c’è ancora o non c’è più. Questo è un programma di attacco. Vincenzo rispetta il mandato apostolico peculiare del Papa, dei vescovi, del clero; ma parla poi di “apostolato cattolico” come dovere e competenza di ogni credente, perché "a ciascuno ha comandato Iddio di procurare la salute eterna del suo prossimo". Su questa base sorge nel 1835 l’Opera dell’Apostolato Cattolico, associazione di laici che avrà come “parte interna e motrice” una comunità di sacerdoti, seguita dalla congregazione delle suore dell’Apostolato Cattolico (chiamati comunemente Pallottini e Pallottine). Scopo: far conoscere Cristo con la parola, l’insegnamento, le opere di carità spirituale e materiale.
Gregorio XVI approva l’Opera e a Roma tutti hanno grande stima per don Vincenzo. Ma la sua società d’apostolato, dopo un buon inizio, passa da un ostacolo all’altro, e vede sempre rinviata l’approvazione delle sue regole (fino al 1904). Vincenzo muore con la fama di sant’uomo che ha fatto uno sbaglio. Quello sbaglio che però andrà avanti, trovando i Pallottini sempre vivi e operosi alla fine del XX secolo. Quello sbaglio che ha portato aria nuova nella Chiesa, ma che rallenterà la causa della sua canonizzazione, sempre con malintesi e miopie intorno all’iniziativa. Ci vorrà papa Pio XI a spazzare riserve e diffidenza, proclamando Vincenzo "operaio vero delle missioni", "provvido e prezioso antesignano e collaboratore dell’Azione Cattolica". Giovanni XXIII lo proclamerà santo nel 1963. Due anni dopo, il decreto “Apostolicam actuositatem” del Vaticano II dirà solennemente: "I laici derivano il dovere e il diritto all’apostolato dalla loro stessa unione con Cristo Capo". Le parole di Vincenzo Pallotti risuoneranno così, dopo 130 anni, nella Chiesa universale con la voce di Paolo VI e dei vescovi di tutto il mondo.

Proprio così i Santi sono sempre antesignani, forieri di novità, e vengono spesso riconosciuti dopo tempo. Come capitò a Padre Pio, di ricevere anche tanti dolori dalla stessa Santa Madre Chiesa, ma poi inesorabilmente innalzati sugli altari. Credo che se la Chiesa ascoltasse più attentamente lo Spirito Santo ed escogitasse un metodo per capire più in fretta chi sono i Santi, ne ricaverebbe in bellezza e in santità...


Secondo step: La poesia "Desideri infiniti"
di San Vincenzo Pallotti


Più la rileggo e più mi piace. E' la descrizione di un'immersione nell'Amore infinito e Misericordioso di Dio-Amore. I grandi Santi arrivano a queste altezze. Il sentirsi "nulla" nell'immenso Amore, è una nota comune a tutti loro. Dio scava nei cuori dei Santi, e toglie ogni impurità, ogni attaccamento ogni lordura conseguenza del peccato. A questo dovremmo puntare tutti, ma pochi aprono il cuore alle beatitudini eterne. Si è piuttosto presi dai propri talenti, dai propri desideri, dalle proprie mete e magari non ci si chiede se esse coincidano con quelle di Dio. Meditare questa pagina per me è fare un esame di coscienza. Dove sono? Mi chiedo. So fare spazio a questa possibilità? So spazzare la mia esistenza e la mia anima da ogni orpello nefasto?
San Giovanni della Croce per illustrare l'ascesa al Monte della Perfezione, oltre che nella Salita del Monte Carmelo scrive:

« Per giungere a gustare il tutto, non cercare il gusto in niente.
Per giungere al possesso del tutto, non voler possedere niente.
Per giungere ad essere tutto, non voler essere niente.
Per giungere alla conoscenza del tutto, non cercare di sapere qualche cosa in niente.
Per venire a ciò che ora non godi, devi passare per dove non godi.
Per giungere a ciò che non sai, devi passare per dove non sai.
Per giungere al possesso di ciò che non hai, devi passare per dove ora niente hai.
Per giungere a ciò che non sei, devi passare per dove ora non sei. »

Ma la purificazione è opera divina: "Mio Dio più ti amo, più mi sento nulla e, per tuo volere, più mi sento tutto in Te". Nella canzone questa relazione cerco di renderla con tre parole chiave: Agape, Kenosi, Pericoresi. Sembrano difficili, ma capendole fanno capire l'Amore intra-trinitario, e l'amore tra noi e tra ognuno di noi e Dio. Credo che nel capirle e poi saperle vivere, vi è tutto il cristianesimo. Agape: l'more che da senza pretendere; Kenosi: offrirsi totalmente senza tenersi nulla per se; Pericoresi: Le persone trinitarie si amano totalmente e si donano totalmente come in una danza ritmica che scandisce il dare e il ricevere. Così dice Gesù: ”Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato" (Gv 17, 21). Siamo chiamati a danzare in Dio al ritmo dell'Amore. Occorre solo un "cuore puro" e "Buona volontà". Ognuno con la sua misura entrerà e saprà cosa è, e chi è l'Amore: Se ci stai dentro sai e non da fuori, entra e capirai, chi è l’AMORE. Se ci stai dentro sai e non da fuori, entra e capirai, vedrai l’AMORE.

Terzo step: ascoltiamo la canzone solo con chitarra

Quarto step: entriamo nel testo
Prima strofa

Dilata il cuore mio, amore infinito.
Dimora dentro me, amore mio.
Dall’anima mia, spazza via,
tutto quello che non è Te.




Opera, guidami, agisci in me
Amarti, conoscerti è Vita-Vera
Abbandonarmi in Te, per esserTi
Riavermi in Te, Amore infinito.


Il desiderio infinito di essere abitati dall’infinito Amore, è solo dei Santi? E noi comuni fedeli non potremmo aspirare a tanto? E’ ovvio che sì, Dio è per tutti, anzi, Egli “sarà tutto in tutti” (1 Cor 15, 28) dice San Paolo. E se di qua non ci riusciremo ad aprirci, certamente il Purgatorio servirà ad allargare l’anima all’infinito. Conviene secondo me, sforzarsi già di qua ad allargare il cuore e l’anima.

Seconda strofa



Più Ti amo, e più son nulla d’amore,
Vera Sapienza è amarti
Chi non ti gode qui, non potrà di là…
Pienezza di Vita, amore-amore, mio.




Nell’Uno e Trino Amore,
agape…misericordia,
viene e va, dentro e fuori,
pericoresi… kenosi infinita…
Croce, dono di sé eterno Amore.


Davvero l’amore allarga il cuore in automatico. Provare per credere e credere per provare. E in cosa consiste tutta la Sapienza? Nell’amare il Signore. E chi lo ama? “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui” Gv 14, 21. Chi non lo ama qui certamente non lo farà di là… Dunque occhio al tempo che scorre e allo spazio che si restringe. Non ci rimane che l’oggi per amare Dio. E ci si ritrova nel seno del Padre…nel circolo d’Amore dei TRE.


Centro della canzone: Ritornello

Se ci stai dentro sai e non da fuori
Entra e capirai, chi è l’AMORE.
Se ci stai dentro sai e non da fuori
Entra e capirai, vedrai l’AMORE.


Quando scrivevo questo ritornello avevo in mente quanto Chiara Lubich descrive della sua esperienza mistica del 16 Luglio 1949 a Fiera di Primiero, davanti al tabernacolo della Chiesetta dei frati francescani. La Ascoltiamo.
Il Patto del luglio 1949 from CChL on Vimeo.



Terza strofa

Non dire mai, che tu non puoi,
misericordia pura che innalza già,
dal fango della storia, per vette da vertigini…
per cuori impavidi, senza barriere…



Ci attira già, nel noi divino,

ci fonde già, nell’Uno e Trino,
infinito, indicibile, perdersi
è ritrovarsi in Dio.

Quante volte ci tiriamo indietro perché non ci sentiamo all’altezza della situazione, come se tutto dipendesse da noi. Invece dovremmo fidarci solo del Signore e lasciare che Lui agisca in Noi e ci porti dove la Sua Magnanimità vuole portarci.


Quarta strofa

Dilata il cuore mio all’ infinito
incatenato a me, amore mio
nell’anima mia Tu prigioniero

profondità d’amore in cui mi perdo



Nell’Uno e Trino Amore,
agape…misericordia,
viene e va, dentro e fuori,
pericoresi… kenosi infinita…Croce,
dono di sé eterno Amore.

E’ Lui nostro prigioniero? L’infinito che si fa piccolo è un mistero d’amore infinito, non lo comprenderemo mai abbastanza. Si è fatto piccolo nell’Incarnazione e si fa piccolo nelle continue visite alle nostre anime. Miracolo d’Amore Eterno e perciò infinito.


Centro della canzone: Ritornello

Se ci stai dentro sai e non da fuori
Entra e capirai, chi è l’AMORE.
Se ci stai dentro sai e non da fuori
Entra e capirai, vedrai l’AMORE.

Di nuovo il centro della canzone per chiudere il cerchio e per poi aprirlo all’infinito amore di Dio. I Desideri così si allargano all’infinito. Guai a noi a non avere grandi sogni, grandi desideri, soprattutto il desiderio di ritornare in seno al Padre, da dove siamo usciti per amore e solo per amore e per amore vi faremo ritorno. Vi voglio far ascoltare una testimonianza di un sacerdote che trivellato dai colpi miracolosamente rinsavito, racconta di essere stato nel seno del Padre… era in una trasmissione di Porta a Porta… di qualche anno fa…

"Siamo gocce di luce..."

La canzone si chiude con il sassofono a far da apripista alla meditazione sui desideri infiniti…sull’Amore infinito di Dio…

Alla prossima canzone per "Dare e Cantare Dio" ...




giovedì 16 giugno 2016

Eccomi, eccoci, siamo tuoi

Si, questa canzone, Eccomi, eccoci, siamo tuoi, l'ho cantata l'anno scorso, il 4 agsto 2015, in piazza San Pietro per il raduno europeo dei ministranti con Papa Francesco. Fu scelta come inno della manifestazione. Certo sarebbe stato bello poterla cantare col Papa presente, ma il gruppo di musicisti tedeschi che aveva in mano la situazione si accaparrò tutti gli spazi, credo anche in modo molto egoistico. Devo dire che sono stati anche un pò presuntuosi, ci ho messo una pietra sopra: qun san pietrino.

La canzone l'ho scritta intorno al 1995. Ero sacerdote da poco e con essa volevo raccontare la mia storia personale. Poi la accantonai e non me ne sono ricordato per anni. In quegli anni, per non dimenticarmi le canzoni me le registravo con un semplice "walkman" o con qualche altro mezzo e poi le conservavo. Ho ancora diverse cassette con tanti inediti che stanno lì nel dimenticatoio. Nell'estate del 2014, mi chiama don Tony un sacerdote di Lecce, per dirmi se avevo una canzone ispirata da Isaia 6, 8: "Poi io udii la voce del Signore che diceva: «Chi manderò e chi andrà per noi?». E io risposi: «Eccomi, manda me!»".

Mi ricordai subito di averla scritta, ma dovevo ricordarmi dove stava ficcata, su quale supporto... don Tony mi diede qualche giorno di tempo e così mi misi alla ricerca. Trovai la cassetta su cui l'avevo incisa e ne ricavai un mp3 e lo inviai col testo all'organizzazione dell'evento. Piacque e mi spinsero a far fare anche l'arrangiamento che Niki Saggiomo organizzò in brevissimo tempo. Ci costruii un video e lo passai agli organizzatori. E' ancora visibile sul sito www.ministrantiok.com: http://www.ministrantiok.com/video/.  


Nel Cd che stavo producendo per me, per i miei 50 anni, il CD "In fondo all'anima", uscito a luglio 2015, non avevo previsto di inserirci questa canzone, ci è capitata per pura Volontà di Dio. Cantarla in piazza San Pietro con 42° sulla testa alle tre del pomeriggio non so se è stata un'occasione o una pazzia. Le cose di Dio sono davvero strane e straordinarie. Con me c'erano Niki e suo figlio Daniele, che vedeva Roma per la prima volta e con lui l'avventura romana è diventata ancora più intrigante. Volle fare il giro sul pullman panoramico col sole a picco sulla Capitale, andare a vedere le catacombe... Ero stato a Roma tantissime volte, ma mai l'ho visitata così, spinto dalla curiosità di Daniele appena dodicenne e curioso oltre ogni dire, ma soprattutto musicista promettente come il padre, imparò la sua parte e senza farsi prendere dall'emozione, la eseguì da vero professionista davanti a tantissima gente...
 Piazza San Pietro 4 agosto 2015...
  Piazza San Pietro 4 agosto 2015...
 Piazza San Pietro 4 agosto 2015...

E' stata una sfacchinata esagerata nel caldo più esagerato dell'estate 2015. Prima di cantare mi fecero anche due domande sulla mia vocazione. Ci fu anche una cosa assai simpatica. In mezzo a tanti chierichetti c'era uno striscione dedicato a me e cantavano "don Mimmo, don Mimmo, Niscemi, Niscemi". Capii subito che erano i ragazzi di Niscemi, un paese in provincia di Caltanissetta, dove ero andato a fare un concerto, ma Daniele, mi chiese: "Ma con chi ce l'hanno che gridano 'sti scemi'...",  credeva che volessero sfotterci. Gli chiarii subito le idee. 
Ascoltiamo ora la canzone e vediamone il video...


Dal Cd "In fondo all'anima" 2015

Spieghiamo un pò il testo...

Il titolo: Eccomi, eccoci, siamo tuoi, racchiude tutta la dinamica della mia storia personale e vocazionale: dall'Eccomi, manda me, all'eccoci manda noi, al siamo tutti tuoi, Maria. 
L'eccomi, sta per il "Sì", che ogni giorno rinnovo al Signore. L'eccoci, sta per il "Sì" che rinnovo ogni giorno nella comunità sacerdotale di cui faccio parte. Il "Siamo tuoi, Maria" è il Sì che rinnovo ogni anno e ogni giorno nell'Opera di Maria o meglio conosciuta come "Movimento dei Focolari".


Prima strofa
Mi passasti accanto
lungo la riva di quel lago spento:
la vita mia senza sorprese,
neanche la voglia di morire, di capire.

Mi strappasti a pensieri cattivi,
al vivere insano e senza mete,
ma ora che ho trovato il senso della vita,
perché ho creduto al tuo amore...


Davvero il Signore è passato nella mia vita, innamorandomi di Lui. I primi vagiti della mia vocazione sono nati mentre ero operaio in una fabbrica dove lavoravo a nero per 10, anche 12 ore al giorno. Mi è sempre piaciuto suonare e lo facevo in un complessino con altri amici. Ci chiamavamo i Suddance. Facevamo feste di piazza, matrimoni... ci divertivamo. A me già piaceva scrivere canzoni. Nonostante tutto quello che facevo avevo una brutta sensazione di vuoto e il futuro non mi appariva troppo roseo. Ho rischiato anche di cadere in brutti giri di persone che non rigavano troppo dritto e col loro esempio sarei potuto cadere in brutte buche. Col senno di poi credo proprio che il Signore mi abbia evitato buche paurose. Lo ringrazio ogni giorno per avermi mostrato la strada della consacrazione e del sacerdozio. Davvero, come dico nella canzone, "Mi ha strappato a pensieri cattivi... al vivere insano e senza mete...perché ho creduto al SUO AMORE".

Il primo ritornello che è anche ugale al secondo dice:
Eccomi! Manda me, eccomi! Manda me, eccomi! Manda me...
Ecco mi manda, ecco mi manda, manda me.

Isaia 6, 8 sintetizzata in un gioco di parole. Quando "eccomi" è tutta intera ha un signicato e quando "ecco" è staccata da "mi", ne ha un altro. "Eccomi" dice il "Sì", "ecco - mi manda", dice la missione, il mandato da parte del Signore. 

Collegandosi al ritornello parte la seconda strofa che risponde alla domanda: Il Signore mi manda, ma a fare cosa?

... per quell’annuncio: assurda novità,
rivoluzione senza precedenti.
La vita mia cambiò in vita nuova.
E c’è ancora la voglia di morire ma per Te.

Mi chiamasti perché fossi tuo
e in Te scoprire l’altra gente.
Ed ora che ho trovato Te in ogni fratello
perché ho creduto al tuo amore...

 Mi ha chiamato ad annunciare qualcosa di inaudito, una vera rivoluzione, altro che comunismo di sinistra o nazionalismo di destra, altro che ideologie sataniche... C'è la mia storia che è passata dalla morte alla vita, perchè ho creduto nella Parola di Gesù, che ha acceso in me la voglia di restituirglela santa, purificata da ogni sozzura... eccomi allora, manda me... E con tutto il cammino di preparazione durato per ben 8 lunghissimi anni, finalmente, mi ha mandato, per l'imposizione delle mani dell'allora, mio Vescovo Mons. Umberto Tramma.

Si ripete il ritornello.

Eccomi! Manda me, eccomi! Manda me, eccomi! Manda me...
Ecco mi manda, ecco mi manda, manda me.

Collegandosi al secondo ritornello parte la terza strofa che risponde alla stessa domanda di prima: Il Signore mi manda, ma a fare cosa?


a dire ad ogni uomo sotto al cielo,
che c’è un Dio che ci ama e ci sostiene
nel duro del cammino tra le nuvole.
Pellegrino diventai verso l’Eternità.

Fin dall’inizio non son stato solo
insieme ad altri, passi svelti:
gente assetata, assetata come me,
che davvero ha creduto all’amore...


Nella mia storia vocazionale il passaggio dall'io al noi è stato fondamentale. La spiritualità del Movimento dei Focolari mi ha aiutato moltissimo. La scoperta di Dio Amore da parte di Chiara, ha rischiarato anche me. Il pellegrinaggio verso l'Eternità è meno duro quando si percorre insieme ad altri fratelli che vivono con te la "reciprocità dell'amore" e ci credono veramente, perchè in tante occasioni te lo hanno dimostrato. Ma sentire Chiara Lubich su questo è una perla di rara bellezza.

 Il terzo ritornello non dice più la scoperta dell'io e la bellezza del Sì personale, ma si arricchisce di una nuova scoperta: il "Noi Trinitario" e dice:

Eccoci! Manda noi, eccoci! Manda noi, eccoci! Manda noi ...
Ecco ci manda, ecco ci manda, manda noi...

Collegandosi al secondo ritornello parte la quarta strofa che risponde alla nuova domanda: 
Il Signore ci manda, ma a fare cosa?

a far capire a tanti, anche se stanchi,
che la vita è un dono da scoprire:
un Dio che muore per far vivere;
dall’alto di una Croce: Resurrezione.

E con Maria Madre dell’Amore,
nell’imitarla un’altra via,
che porta al centro, al centro della Vita
chi ha creduto all’Amore...

La Vita è tutta spiegata, squadernata, dal Crocifisso: il Dio umanato e, Maria, sua Madre, è l'esempio che noi mortali dobbiamo "imitare", se vogliamo far ritorno a casa, in Paradiso. Imitarla e farsela compagna di viaggio è un'unica cosa. Maria amata e "fatta entrare a casa propria", come fece l'Apostolo Giovanni, è quanto bisogna fare per arrivare al centro dell'Amore: il seno della Trinità Santissima. A Lei diciamo con fede:

Eccoci! Siamo tuoi, eccoci! Siamo tuoi, eccoci! Siamo tuoi...
Ecco ci siamo, Ecco ci siamo, siamo tuoi...

... Alla prossima canzone per dare e cantare Dio...

lunedì 30 maggio 2016

Perchè io lo so

Questa canzone l'ho scritta tra il 2003 e il 2004. Esiste in tre versioni tutte pubblicate: quella del 2005 nel Cd "Attimi di Cielo"; quella del 2011 nel Cd "Vegliando le stelle"; quella del 2015 nel Cd "In fondo all'anima".

Su youtube esiste ancora la prima versione con un video creato da una nonnina, Graziella Ranieri, che vive tra Italia e Germania. Questo primo arrangiamento è di Franco Cleopatra, grande musicista di Pomigliano d'Arco (NA).


Questa canzone è uno sfogo dell'anima, quando arranca e non riesce a prendere il volo. Sa dov'è la meta ma sente tutto il peso della materia con le complicanze delle tentazioni con gli annessi e connessi. Voler volare ma poi constatare che le ali sono di cera, è terribile. Ma nonostante tutto si tenta di dare un volto al dolore, all'Amore che non è amato. Una luce, dalle ceneri, sorge a darti speranza è sempre Lui, che fa capolino quando meno te lo aspetti e ti reindirizza.

Ricordo la sensazione e le emozioni che me la ispirarono. Avevo l'essere in subbuglio, non mi sentivo capito, amato, voluto bene, e vivevo una sorte di isolamento esistenziale, nonostante stessi in comunità con altri sacerdoti coi quali si va d'accordo, ma a volte diventa una vera e propria passione il rimanere. Ero poi a Roma per gli studi e quando gli esami incombevano, le tensioni aumentavano paurosamente e controllarle era un'impresa. Quando il selfcontrol parte per me si profilano due strade: scappare o scassare. Quando me ne viene bene, scappo e mi rifugio davanti a Gesù Eucaristia, o ad un bel panorama, o prendo la chitarra e canto fino allo stemperamento della tensione. Ma nel caso in cui non riesco a scappare, sono dolori. Rompo dapprima in me l'armonia, la pace, l'anima e poi la rompo a chi mi sta attorno: è terribile.

Poi ti trovi a fare meditazione dall'Ufficio delle letture e vi leggi:

"Dio è dappertutto; egli è immenso e dovunque presente, secondo quanto egli ha detto di se stesso: Io sono un Dio vicino e non un Dio lontano (cfr. Ger 23, 23). Non cerchiamo dunque Dio come se stesse lontano da noi, perché lo possiamo avere dentro di noi. Egli dimora in noi come l'anima nel corpo, purché siamo suoi membri sani, siamo morti al peccato e immuni dalla corruzione di una volontà perversa. Allora abita veramente in noi, perché lo ha detto egli stesso: abiterò in essi e camminerò fra loro (cfr. Lv 26, 12). Se noi siamo degni che egli abiti in noi, allora siamo vivificati da lui nella verità, come sue membra vive. «In lui, come dice l'Apostolo, viviamo, ci muoviamo ed esistiamo» (At 17, 28). (Dalle «Istruzioni» di san Colombano, abate -Istr. 1 sulla fede, 3-5; Opera, Dublino, 1957, pp. 62-66), L'immensa profondità di Dio).

 Se sei immerso in Dio, quando l'anima non sente più la pace, ma un'enorme divisione interiore, Dio dov'è?


Ancora San Colombano: "... nella santità di una buona vita; non nel parlare, ma nella fede che sgorga dalla semplicità del cuore".

Occorre fare allora come la Madonna, quando smarrì Gesù e lo andò a cercare nel tempio. Anche noi dobbiamo ricomporre quanto rotto, raccogliere i frammenti e andare a saldarli con una bella confessione e una Eucaristia riparatrice. Mamma mia quante volte ho riparato e quante ancora ne dovrò celebrare per la mia salute spirituale...

Poi all'improvviso mi ritrovo con questa bella frase di San Gregorio Magno: "L'anima afflitta si fa tanto più vicina a Dio quanto più si fa estranea alla stima e al favore umano; si dà subito alla preghiera, e, sotto la pressione esteriore, diventa più pura e più limpida, per penetrare più facilmente nel mondo interiore".

Questa canzone, "perchè io lo so" è nata proprio dall'alchimia del dolore che è diventato preghiera e poi canzone...

Ascoltiamola nella versione del 2011 solo con chitarre arrangiate (ossia organizzate) da Niki Saggiomo...



Ora cerchiamo di spiegare il testo...

Prima strofa

Io lo so che questo è amore:
se non vivo più per me.
Spengo il cuore ai desideri,
per far posto solo a Te.

 Guardando alla Croce, ci si rende conto chi è l'Amore e in cosa consiste: è dono totale di sé. Lo capisci pure con la testa, ma nella realtà si fa fatica a diventare dono "totale di sè" se non si fanno dei passi indispensabili. Uno di questi, consiglia Sant'Agostino, è spegnere tutti i desideri cattivi, da cui partono tutti i pensieri cattivi, tutte le voglie cattive, e da lì poi partono tutti i gesti cattivi e dunque i peccati. Cosa fare allora? Bisogna fare esercizio di spegnimento, appena sorgono i "desideri cattivi", spegnerli, per amore di Gesù, per Amore del Padre e dello Spirito Santo; spegnerli nell'Amore e per l'Amore ai Tre: Dio uno nell'Amore. In questo modo ci si svuota del sé nefasto... Così si legge in due bellissime pagine del libro di Jean Lafrance, Dimorare in Dio:


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Seconda strofa

Io lo so che quest’amore,
chiede che sia tutto in Te.
E’ un morire per amore,
in ogni istante, qui, per Te.

Diciamocelo quant'è, il Paradiso è davvero un grande dono e il ritorno a casa, costa. E' costato a Gesù l'annichilimento: da Dio, che era, solo spirito, si è umanato, "non ha considerato con gelosia la sua uguaglianza con Dio ma spogliò se stesso assumendo la condizione umana" (cfr Fil 2, 7) e poi ha dato la sua stessa vita e il Suo Spirito... Ha dato tutto di sè: ecco l'Amore svelato. E se Gesù ha dato tutto, dandoci un esempio, anche noi dobbiamo dare tutto per Dio. Se non arriviamo alla sua misura, non siamo ancora cristani. "Essere totalmente in Dio" è una meta da raggiungere col "morire per amore in ogni istante..." alla propria volontà per fare solo quella di Dio. Proprio come ha fatto e insegnato Gesù. Infatti, nel fare ciò, ora è il Re dei Re. Anche noi per dono parteciperemo alla Sua Gloria nella "misura del Dono di Cristo" ricevuto e nella misura in cui noi aderiamo e portiamo frutti innestati in Lui "come tralci alla vite".


Special che precede il Ritornello

E’ stringerti di più tra il cuore e l’anima.
Nuda croce che è un”perché” senza risposta.
Ed è stringerti di più tra il cuore e l’essere,
mentre brucio per amore tutto il “sé”.


L'anima che trova l'amore, se ne innamora sempre più e non può fare  ameno di cercarlo e di innamorarsene sempre più. Benedetti mistici che ci insegnano questo amore, con la loro vita, con la loro testimonianza. Così scrive Chiara Lubich:





Dal diario di Chiara Lubich

del 15 novembre 1968

"Da quando si è approfondita la conoscenza del Cuore di Gesù che, vivo, batte in Cielo per noi, con la grazia di Dio si fanno nuove esperienze spirituali. Alla visita, in chiesa, ad esempio, davanti a Lui, quando gli si dice: ti amo, la parola contiene veramente la realtà; non solo la realtà della volontà, ma quella dell’affetto, quell’affetto infocato che è umano ed è divino. Grazie a Dio, in verità, questo si può provare. Che il Cuore di Gesù, fornace ardente di carità, mantenga il nostro cuore al calore del suo ed esso sia lo scrigno che contiene questo unico prezioso nettare: l’amore. Sì, l’amore, quello di chi è da Dio innamorato di Dio. Proprio così. Allora la vita qui in terra è piena, non manca più nulla.
«Cuore per cuore». Così, sinché la fiamma è accesa. Poi, nella desolazione e nell’aridità, ancora cuore desolato per il Cuore abbandonato di Gesù. Ma sempre «Cuore per cuore». Adesso si comprende meglio – e si ripete come cosa nostra –: «Sacro Cuore di Gesù fa’ ch’io ti ami sempre più»".

E' stringerti allora, sempre di più... o meglio ... dando spazio a Lui, Lui ci stringe a sé.


Ritornello

Perché io, lo so e più non so.
Io lo so e più non so, quanto ti amo.
Vorrei dirtelo così:
senza parole, senza parole, senza parole, solo per amore,
senza parole, senza parole, senza parole, solo per amore.


 Per me è così. Più vado avanti e pur sembrandomi che mi stia innamorando sempre più, scopro altre falle, altri "perché" a cui non so dare risposta, ma che devo amare anche se mi addolora prendere coscienza della "distanza" che il peccato ha scavato o scava ancora e che Lui mi rivela, volta per volta. Ma quando mi abbadono alla sua volontà allora rimango senza parole per il gaudio che provo, per la luce che mi rischiara, per l'altro passettino fatto verso l'Eterno e allora il "Ti amo", magari non si dice, ma il cuore lo esprime, la Vita lo dice. 

Così Papa Francesco: "La fede è fare spazio a questo amore di Dio, è fare spazio alla potenza, al potere di Dio ma non al potere di uno che è molto potente, al potere di uno che mi ama, che è innamorato di me e che vuole la gioia con me. Questa è la fede. Questo è credere: è fare spazio al Signore perché venga e mi cambi" (Omelia a Santa Marta 16/03/2015)

Più si fa spazio e più Dio ci plasma, facendoci diventare, quello che Lui ha già pensato che noi siamo. Insomma ci realizziamo totalmente se ci mettiamo totalmente nelle mani di Dio. E solo allora, una volta realizzati, cantiamo il "Ti amo" di risposta a tanto amore che lo stesso Spirito Amore, riversa nei nostri cuori facendoci dire: "Abbà Padre". E' il Verbo che conclude la sua discesa e la sua scesa. Noi diventiamo il Grazie alla Parola detta nell'Eternità quando la nostra anima è stata creata anch'essa Parola del Verbo, e che ritornando a casa non può non dire che se stessa, ossia "Abbà Padre, Grazie".


Terza strofa

Io lo so, ma più non so…
E vorrei esserti vivo.
Quante volte è più dolore,
non sentirti vivo, qui.


Quando si esperimenta la Presenza di Dio, la sua assenza diventa dolore. Capisci un pò cosa patiscono le anime del Purgatorio.

Dai Quaderni di Maria Valtorta. 17 ottobre ’43: Il Purgatorio in cosa consiste...

Dice Gesù:
«Ti voglio spiegare cosa è e in cosa consiste il Purgatorio. E te lo spiego Io con forma che urterà tanti che si credono depositari della conoscenza dell’al di là e non lo sono.
Le anime immerse in quelle fiamme non soffrono che per l’amore.
Non immeritevoli di possedere la Luce, ma neppure degne di entrarvi subito nel Regno di Luce, esse, al loro presentarsi a Dio, vengono investite dalla Luce. È una breve, anticipata beatitudine, che le fa certe della loro salvezza e le fa cognite di cosa sarà la loro eternità ed esperte di ciò che commisero verso la loro anima, defraudandola di anni di beata possessione di Dio. Immerse poi nel luogo di purgazione, sono investite dalle fiamme espiatrici.
In questo, coloro che parlano del Purgatorio dicono giusto. Ma dove non sono nel giusto è nel volere applicare nomi diversi a quelle fiamme.
Esse sono incendio d’Amore. Esse purificano accendendo le anime d’amore. Esse danno l’Amore perché, quando l’anima ha raggiunto in esse quell’amore che non raggiunse in terra, ne viene liberata e si congiunge all’Amore in Cielo.
Ti pare dottrina diversa dalla cognita, vero? Ma rifletti.
Cosa vuole il Dio Uno e Trino per le anime da Lui create? Il Bene.
Chi vuole il Bene per una creatura, che sentimenti ha per la creatura? Sentimenti d’amore.
Quale è il comandamento primo e secondo, i due più importanti, quelli che Io ho detto non esservene più grandi ed essere in quelli la chiave per raggiungere la vita eterna? È il comandamento d’amore: “Ama Dio con tutte le tue forze, ama il prossimo come te stesso”.
Per bocca mia e dei profeti e dei santi, cosa vi ho detto infinite volte? Che la Carità è la più grande delle assoluzioni. La Carità consuma le colpe e le debolezze dell’uomo, perché chi ama vive in Dio, e vivendo in Dio poco pecca, e se pecca subito si pente, e per chi si pente vi è il perdono dell’Altissimo.
A cosa mancarono le anime? All’Amore. Se avessero molto amato, avrebbero commesso pochi e lievi peccati, connessi alla debolezza e imperfezione vostra. Ma non avrebbero mai raggiunto la pertinacia cosciente nella colpa anche veniale. Si sarebbero studiate di non addolorare il loro Amore, e l’Amore, vedendo la loro buona volontà, le avrebbe assolte anche delle venialità commesse.
Come si ripara, anche sulla terra, una colpa? Espiandola e, se appena si può attraverso il mezzo con cui si è commessa. Chi ha danneggiato, restituendo quanto ha levato con prepotenza. Chi ha calunniato, ritrattando la calunnia, e così via.
Ora, se questo vuole la povera giustizia umana, non lo vorrà la Giustizia santa di Dio? E quale mezzo userà Dio per ottenere riparazione? Se stesso, ossia l’Amore, ed esigendo amore. Questo Dio che avete offeso, e che vi ama paternamente, e che vuole congiungersi con le sue creature, vi porta ad ottenere questo congiungimento attraverso a Se stesso.
Tutto si impernia sull’Amore, Maria, fuorché per i “morti” veri: i dannati. Per essi “morti” è morto anche l’Amore.»

Beato chi ama già da quaggiù e si prefigge di meglio amare Dio e il prossimo e con l'aiuto di Dio cerca di riuscirvici sempre meglio e sempre di più.

Quarta strofa

Io lo so che quest’amore,
chiede tutto dalla vita,
chiede il vuoto più totale,
che fa male, perché è amore.



Ebbene sì l'amore esige il dono totale di sé fino a spodestare l'io egoista, cercando di estirparlo fin nella radice. Ricordo quando ad una scuola di psicopedagogia nei colloqui veniva fuori sempre Dio. Allora lo psicologo, mi disse con forza, lei ora Dio non lo deve pensare, deve pensare solo al suo io. Ma purtroppo pur sforzandomi non ci riuscivo a distinguere nettamente il mio io senza Dio. Se per certi versi quella scuola mi servì per mettere a fuoco tanti punti della mia personalità, mi è servita soprattutto per capire il ruolo che Dio ha avuto nella mia vita...

Nella canzone parlo di "vuoto più totale" e  lo esige l'amore, che è tale se fa posto all'Altro. Come Dio Padre fa posto al Verbo e viceversa e, in questo loro essere l'uno nell'altro, sono l'Amore: lo Spirito Santo. Dio Amore, che ha come legge il dono totale di sé e, chi non ama con questa misura non può entrarvici. Ecco che la breve vita diventa il luogo della prova dell'amore, e beato chi la supera. Se non si mette a fuoco la meta difficilmente si fatica per raggiungerla. Allora a tutti vorrei dire: risvegliamo il desiderio del Cielo, perché è lì la nostra Patria. E cerchiamo di abbeverarci a tutte le fonti che ne parlano, altrimenti ci si appiattisce in questa valle di lacrime facendo diventare tante cose idoli muti e falsi che con l'aiuto del "fetente" finiscono per rovinarci e farci cadere nell'abisso.

Dopo la quarta strofa c'è di nuovo lo special e il ritornello... 

Ascoltiamo la canzone nella versione del 2015 col nuovo video.





Alla prossima "canzone per dare e cantare Dio"...


mercoledì 27 aprile 2016

Sognando l'Italia

Dal Cd "Attimi di Cielo del 2005.
Quella mattina del 2002 dovevo vedermi con un amico a Sessa Aurunca (CE), per un concerto nella sua scuola. Infatti Carmine, insegnava alle elementari ma è anche pittore e disegnatore fine. La copertina del CD Buone Nuove fu inventata da lui.
All'uscita dalla A1 a Capua, per raggiungere Sessa Aurunca, ci sono diversi chilometri da percorrere sull'Appia o anche SS7. Quella mattina per tutti i 30 km sono rimasto impressionato dall'elevato numero di ragaze straniere che facevano capire che stavano lì per prostituirsi. Arrivato a Sessa ho chiesto se avevano mai denunciato il fenomeno alle autorità competenti. Mi hanno detto che erano ragazze albanesi per lo più e che le denunce c'erano state, ma inascoltate...

Intanto per televisione avevo visto in una trasmissione don Benzi, che faceva raccontare ad una ragazza albanese la sua triste storia. Lei si era rifiutata di prostituirsi ed era stata scaraventata dalla macchina dal suo aguzzino il quale poi l'aveva investita con la macchina volendola uccidere. Per fortuna venne soccorsa e segnalata ad una comunità Giovanni XXIII, che se ne prese cura.
Il dolore immenso di questa ragazza mi squartò il cuore. Soprattutto mi aveva colpito che lei era stata illusa dal suo ragazzo, che le aveva promesso "la luna" in Italia, ma arrivata qui aveva subìto l'inferno della violenza gratuita e senza risparmio di botte di ogni tipo. 

Ma come fanno a vivere uomini così disumani, senza scrupoli, senz'anima, senza sentimenti, senza vita? E come si fa a tradire un amore per denaro? E come si fa a non rendersi conto di essere incappati nelle grinfie di Satana? Quest'ultimo odia l'umanità e insegna a farsi del male. Chi uccide con un'arma o con le parole o, con l'astuzia tende a schiavizzare un suo simile, deve sapere che sta facendo il gioco del nemico. Immaginate poi che col peccato con cui si cade all'inferno lo si subirà per l'eternità. Chi è stato violento, subirà violenza di là, chi ha sporcato d'immondizia il mondo, la troverà a fargli da giaciglio, chi ha assassinato riceverà i colpi che ha dato...

Visione dell’inferno di Suor Faustina Kowalska
“Oggi, sotto la guida di un angelo, sono stata negli abissi dell’Inferno.
É un luogo di grandi tormenti per tutta la sua estensione spaventosamente grande. Queste le varie pene che ho viste: la prima pena, quella che costituisce l’inferno, è la perdita di Dio; la seconda, i continui rimorsi della coscienza; la terza, la consapevolezza che quella sorte non cambierà mai; la quarta pena è il fuoco che penetra l’anima, ma non l’annienta; è una pena terribile: è un fuoco puramente spirituale, acceso dall’ira di Dio; la quinta pena è l’oscurità continua, un orribile soffocante fetore, e benché sia buio i demoni e le anime dannate si vedono fra di loro e vedono tutto il male degli altri ed il proprio; la sesta pena è la compagnia continua di satana; la settima pena è la tremenda disperazione, l’odio di Dio, le imprecazioni, le maledizioni, le bestemmie. Queste sono pene che tutti i dannati soffrono insieme, ma questa non è la fine dei tormenti. Ci sono tormenti particolari per le varie anime che sono i tormenti dei sensi. Ogni anima con quello che ha peccato viene tormentata in maniera tremenda ed indescrivibile.
Ci sono delle orribili caverne, voragini di tormenti, dove ogni supplizio si differenzia dall’altro. Sarei morta alla vista di quelle orribili torture, se non mi avesse sostenuta l’onnipotenza di Dio.  
Il peccatore sappia che col senso col quale pecca verrà torturato per tutta l’eternità.  

Scrivo questo per ordine di Dio, affinché nessun’anima si giustifichi dicendo che l’inferno non c’è, oppure che nessuno c’è mai stato e nessuno sa come sia. Io, Suor Faustina, per ordine di Dio sono stata negli abissi dell’inferno, allo scopo di raccontarlo alle anime e testimoniare che l’inferno c’è.  

Ora non posso parlare di questo. Ho l’ordine da Dio di lasciarlo per iscritto. I demoni hanno dimostrato un grande odio contro di me, ma per ordine di Dio hanno dovuto ubbidirmi. Quello che ho scritto è una debole ombra delle cose che ho visto. Una cosa ho notato e cioè che la maggior parte delle anime che ci sono, sono anime che non credevano che ci fosse l’inferno. Quando ritornai in me, non riuscivo a riprendermi per lo spavento, al pensiero che delle anime là soffrono così tremendamente, per questo prego con maggior fervore per la conversione dei peccatori, ed invoco incessantemente la misericordia di Dio per loro.”

Nell'anno della Misericordia, bisognerebbe gridarlo ovunque a tutti, di ravvedersi, perché Dio è paziente, perdona, ma poi è giustizia infinita e chi non è veramente pentito ne subirà gli strali.


Ascoltiamo la canzone...

Spieghiamo il testo della canzone

Prima parte della prima strofa

Tra le mani il volto e il sogno infranto
di una vita spenta nel rogo di una lucciola.
Sognavi un mondo colorato di farfalle,
di fiori profumati dalla voglia di vivere.


Passando per l'Appia Antica, che dall'uscita del casello di Capua andava verso Sessa Aurunca, tra i volti di tante ragazze, che poi seppi erano albanesi, mi colpì una che era seduta vicino al suo fuoco con la faccia tra le mani. Così persa tra i pensieri. Ne contai decine lungo quei trenta chilometri e mi facevano più schifo quelli che che usavano il loro corpo senza chiedersi da dove venivano, che avevano nel cuore. Che schifo di umanità, quegli uomini che fanno sesso solo per dar sfogo al loro istinto animale e che tante volte poi ritornano dalle mogli assatanassati e violenti, spenti nell'anima, accesi solo dagli istinti bruti... Mi è capitato di vedere le lacrime di donne che si sono accorte che i mariti frequentano le donne di strada, e vorrebbero ricondurli a ragionare, ma come ci sono dipendenze dall'alcol, dal gioco, c'è pure la dipendenza dalla pornografia e dal sesso di strada.

Davvero non riesco a capire come si fare sesso con un'infelice, che sta lì perché sfortunata, schiavizzata...con un "sogno infranto", "una vita spenta nel rogo di una lucciola. Povere ragazze, povere famiglie che hanno sperato nella traversata dell'Adriatico per un futuro migliore e invece... lì a dare un corpo per la sete di peccato di uomini avidi di piacere. Chi è più colpevole chi le ha schiavizzate o chi le usa? Chi le usa è ancora più meschino, più Caino, più demonio. Quanta crudeltà grida al cospetto di Dio. E chi ne permette lo stazionamento, tanto che si da tempo alle mafie di far sostare e ai clienti di consumare, che colpa avrà? La nostra povera politica italiana che si è incartata nei bassifondi della disumanità e nel pantano delle infinite ingiustizie. La nazione più corrotta d'Europa seconda solo alla Bulgaria. Il popolo più derubato del globo... che primati!!! Derubati da leggi inique, da gente senza scrupoli, da ignoranti che fanno discorsi al parlamento senza sapere cosa dicono e si vantano della loro stupidità...

Anch'io, come la ragazza albanese della canzone, col viso tra le mani, sogno un mondo colorato di onestà, di orgoglio italiano, senza disprezzare nessun popolo... Spero davvero che la "piaga di Caino" si chiuda al più presto e ci sia una rinascita e una giustizia giusta, che per ora sembra impossibile.


Seconda parte della prima strofa


Sbarcare a Brindisi su spiagge ruvide,
luci lontane un miglio: ecco l’Italia e le speranze.
‘Ti amo’ – diceva – ‘vieni con me e la felicità sarà per noi’
Adesso, tradita, offesa... Su quella strada, il sogno

 
Da anni gli sbarchi dall'Albania sono terminati. Questa canzone forse, appartiene alla storia ormai, testimonia però lo spaccato di una vita "infranta" sulle spiagge ruvide del brindisino. Quella ragazza aveva creduto al suo fidanzato, ai suoi "ti amo" e invece...

Per ben due volte sono stato in Albania per concerti e lì ho potuto cantare questa canzone spiegandone la storia. Ho visto il volto di alcune ragazze, che capivano l'italiano, rigarsi di lacrime. Avrò causato dolore, ma ho aperto gli occhi su di una difficile realtà.

Il primo ritornello


“Albania, casa mia.
Alba mia, dove sei?
Sorgi ancora, ti prego,
fammi di nuovo respirare.


Albania casa mia.
Alba mia, dove sei?
Quanto cielo ho da arare,
quante nuvole da perdonare...

Quando spesso mi ritorna...
Sognando l’Italia che non ha niente...


Il ritornello si divide in tre parti, due uguali musicalmente e poi un finale che anche musicalmente da un arresto, diminuisce di tono, da Re va a Do per poi risalire...

Inoltre gioco sulle assonanze "Albania" "Alba mia" ... L'alba è sempre foriera di una novità. Novità che ho sperato per questa ragazza, mettendomi nei suoi panni e facendole dire le sue speranze per un futuro migliore. 

Anche l'immagine che è nella frase: "Quanto cielo ho da arare, quante nuvole da perdonare...", dicono il lavoro che ci vuole a rimuovere sofferenza, dolori, ferite, sia dall'anima che dalla vita. Davvero solo Dio potrà dire basta a tanto orrore, ed asciugare lacrime infinite. Così si legge nell'Apocalisse di Giovanni al Capitolo 21:
  
1 E vidi un cielo nuovo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima infatti erano scomparsi e il mare non c'era più. 2E vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. 3Udii allora una voce potente, che veniva dal trono e diceva:

"Ecco la tenda di Dio con gli uomini!
Egli abiterà con loro
ed essi saranno suoi popoli
ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio.
4 E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi
e non vi sarà più la morte
né lutto né lamento né affanno,
perché le cose di prima sono passate".
5E Colui che sedeva sul trono disse: "Ecco, io faccio nuove tutte le cose". E soggiunse: "Scrivi, perché queste parole sono certe e vere". 6E mi disse:

"Ecco, sono compiute!
Io sono l'Alfa e l'Omèga,
il Principio e la Fine.
A colui che ha sete
io darò gratuitamente da bere
alla fonte dell'acqua della vita.
7Chi sarà vincitore erediterà questi beni;
io sarò suo Dio ed egli sarà mio figlio .
8Ma per i vili e gli increduli, gli abietti e gli omicidi, gli immorali, i maghi, gli idolatri e per tutti i mentitori è riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo. Questa è la seconda morte".


L'Apocalisse ci dice chiaramente che il Paradiso c'è e ce lo dobbiamo meritare. Dobbiamo fare il nostro sforzo con la volontà che deve diventare "buona". Papa Francesco in una delle sue catechesi fa la differenza fra il peccatore e il corrotto. Il primo sente il dolore del suo peccato, mentre il secondo non sente più il richiamo della coscienza, e non sente il bisogno di chiedere perdono a Dio e non andrà neanche a confessarsi o se lo fa lo farà in modo superficiale... Insomma bisogna riflettere molto su queto brano dell'apocalisse e sulla inelluttabilità della seconda morte.

Prima e seconda parte della seconda strofa

Tra le mani, chiusa è la mia vita,
schiava, del dolore e di uomini-nulla.
Ho un corpo che non vive e non conosco più
mentre mi sta sopra il mondo che sognavo libero.

Schiavo anch’esso di sesso, di violenza
mi compra e mi riversa nel fiume scuro delle lucciole.
‘Ti amo’ – diceva – ‘vieni con me  e la felicità sarà per noi’
Adesso, tradita, offesa... Su quella strada, il sogno.


Ancora presto la mia voce al grido di questa povera ragazza infelice. Le faccio dire cose che penso io, ma che certamente stavano anche nel cuore della ragazza aiutata dalla Comunità Giovanni XXIII di don Benzi. Ci rimprovera d'essere collusi con quel mondo di bruti che consumando alimentano la prostituzione. "Un mondo" - dice - "che sognavo libero, invece mi sta sopra, perchè anch'esso schiavo di sesso e di violenza". Parole dure rivolte ai tanti uomini-nulla che con la loro bramosia sessuale uccidono due volte, fisicamente e psicologicamente; rivolte anche agli uomini di mafie che fanno affari dal dolore inferto a tante povere ragazze; inoltre, parole dure rivolte a tanti che non dovrebbero far accadere queste cose nelle nostre periferie... 

Come si fa a ricostruire una personalità distrutta da tanto dolore? 
Solo Dio potrà far risorgere dal baratro in cui tante donne cadono fidandosi dei loro aguzzini, creduti uomini veri... 

E solo a Dio rivolgiamo la nostra supplica affinché liberi al più presto l'umanità dalle strette del nemico numero uno: il serpente antico, da cui provengono tutte le aberrazioni...

 Ritornello ripetuto ma con delle variazioni nel testo


Albania, casa mia.
Alba mia, dove sei?
Sorgi ancora, ti prego,
fammi di nuovo respirare.

Albania casa mia.
Alba mia, dove sei?
Quanto cielo ho da arare,
quante nuvole da perdonare...”

Albania anche mia.
Alba mia anche per te,
sorgi ancora, ti prego,
asciuga i solchi della vita.

Albania anche mia.
Alba vera, tu ci sei
in ogni uomo, in ogni sguardo,
che ama sotto il Cielo...

Quando spesso mi ritorna l’altra Italia che mi sorprende,
un raggio mi riluce il senso e il vivere. 


Finisce la costruzione diretta, ossia le parole dette dalla ragazza e ricomincio a dire la mia nella canzone: "Albania anche mia. Alba mia anche per te...". Queste parole sono l'augurio che possa cambiare la sorte di una nazione che ha conosciuto la dittatura comunista (l'Albania) e che possa rialzarsi con l'aiuto di un occidente distratto dalle guerre, che alimenta per ricavarne solo denari sporchi di sangue. 
"Sorgi ancora, ti prego, asciuga i solchi della vita", i solchi sono le ferite profonde inferte nella terra per poter poi seminare. Sempre dovremmo imparare da Gesù a trasformare le ferite in "feritoie" (diceva don Tonino Bello), trasformare i solchi in opportunità, i dolori in offerte per la propria e altrui redenzione.

"L’altra Italia che mi sorprende"... è in tanti veri uomini e vere donne che sull'esempio di Gesù e con l'aiuto della sua Grazia, sono diventati, sono divetate, speranza per tanti, che altrimenti si sarebbero disperati. Penso a don Benzi, a Chiara Lubich, a Madre Elvira... 
Daccene ancora, Signore, di uomini-mondo, che amando danno a te la visibilità perché tu hai detto: "Se la mia parola rimane in voi porterete molto frutto"; "A chi mi ama mi manifesterò" e, "chi vede Me, vede il Padre". Dunque, chi ama te, manifesta Te, il Padre e lo Spirito Santo, ossia Dio-Amore. In uomini così "riluce la speranza, il senso del vivere per QUALCUNO e il nichilismo è ben sepolto.

Alla prossima canzone per dare e cantare Dio...